Non sai fare il nodo alla cravatta?
Tanto ormai non serve più

Tempi duri per la cravatta. L’elemento simbolo dell’eleganza maschile è in netto declino, come documentato dai numeri: Il mercato italiano del settore, che nel 2013 valeva 275 milioni, quest’anno scenderà con ogni probabilità sotto la soglia dei 200. Le vendite di cravatte nel 2017 e nel 2018, hanno rispettivamente fatto segnare un meno 9,5 per cento e un meno 6,6. È una tendenza globale, che accomuna l’Italia, paese tradizionalmente esportatore, e il resto del mondo, con cali importanti in Germania, Regno Unito, Stati Uniti e anche Giappone. Il 2019 non sta andando meglio, anzi i primi mesi confermano il trend negativo, con perdite ulteriori dell’ordine del 5 per cento. Le industrie del settore salvano in parte i fatturati grazie al fatto che il segmento alto, quello con maggior margine risente meno della crisi: così a un 11 per cento in meno in volumi prodotti corrisponde un 3,5 in meno sui conti economici. Ma la crisi incombe e colpisce soprattutto il polo pugliese di Tricase e Casarano e quello comasco della seta.
«Una cravatta ben annodata è il primo passo serio nella vita», diceva Oscar Wilde. Ma a quanto sembra sono sempre meno quelli che seguono la sua convinzione. O, forse, al contrario, la cravatta tramonta proprio perché sono pochi quelli che hanno voglia di fare passi seri nella vita… Fatto sta che in questi anni, a uno a uno, tanti luoghi che erano inattaccabili presidio per l’obbligo della cravatta hanno fatto un passo indietro. Alla Camera dei Deputati basta avere una giacca per poter entrare; mentre il Senato resta alle vecchie abitudini come pure, naturalmente il Quirinale, dove senza il prezioso nodo al collo non si può entrare.

 

Ma i veri segnali, quelli che spiegano i numeri sono quelli che vengono dal mondo della finanza. A marzo scorso la più importante, prestigiosa (e discusssa) banca d’affari del mondo, Goldman Sachs, ha mandato in soffitta la divisa, in effetti un po’ «truce» dei signori del denaro: abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe nere. L’amministratore delegato dell’istituto, David Solomon, ha infatti inviato un ordine di servizio che autorizza i 36 mila dipendenti a vestirsi al lavoro come meglio credono: una scelta un po’ obbligata, visto che il 75% dei dipendenti della banca è nato dopo il 1981 e quindi non ha cravatte nei suoi armadi. Il look casual è quello di gran lunga preferito dai millennial, che seguono il modello dettato dai guru della Silicon Valley. Il risultato è che a New York il negozio tempio dell’eleganza maschile, Barneys, sta dichiarando bancarotta. Ma c’è anche chi non soffre affatto per la crisi. È il re delle cravatte, Maurizio Marinella, erede di un marchio famoso nel mondo, arrivato alla quarta generazione. Nei laboratori di via Riviera di Chiaia lavorano oltre 70 persone, che non riescono a star dietro alle richieste che arrivano da tutto il mondo. Vengono confezionate 160 «Marinella» ogni giorno, ma la domanda è doppia. Ed è stato a doppia cifra l’incremento del fatturato lo scorso anno, alla faccia del declino…

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