Omeopatia? «Come acqua fresca»
Silvio Garattini spiega perché

Silvio Garattini non va proprio d’accordo con l’omeopatia. La sua non è un’antipatia arbitraria, beninteso, ma un tipo di opposizione nata da argomentazioni serie, che gli ha pure procurato qualche grattacapo. Garattini è nato a Bergamo negli anni Venti ed è un noto scienziato italiano, fondatore e direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. È altrettanto noto per i suoi interventi a favore della salute dei cittadini e per le denunce degli interessi delle case farmaceutiche. All’inizio di ottobre è uscito un volume sotto la sua curatela, Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia, che spiega nel dettaglio la posizione del ricercatore (e di chi la pensa come lui) a proposito della medicina alternativa. Ospite di #CasaCorriere Garattini ha spiegato: «Abbiamo cercato di delineare quali sono le leggi che regolano o non regolano i prodotti omeopatici. Quando l’acqua fresca viene utilizzata al posto di medicine che funzionano, ne va del paziente», ha detto Silvio Garattini.

 

 

Un prodotto non nocivo (ma è efficace?). L’attuale legislazione italiana, influenzata dalla Direttiva europea 83 del 2001, riconosce la non nocività del prodotto omeopatico, ma non dice nulla circa la sua efficacia. Nel decreto legislativo del 24 Aprile 2006 è precisato che sull’etichetta del farmaco deve esserci la dizione «senza indicazioni terapeutiche approvate». Inoltre, un comma del decreto 274/2007, riguardante la pubblicità dei prodotti omeopatici, stabilisce che sulla documentazione di accompagnamento deve «essere stampigliata in modo visibile che trattasi di indicazioni per cui non vi è, allo stato, evidenza scientificamente provata dell’efficacia del medicinale omeopatico o antroposofico». La capacità terapeutica dell’omeopatia, dunque, non è affatto dimostrata scientificamente. Garattini si rivolge pertanto a chi legittima terapie che non hanno alcuna base scientifica, chiamando il causa il loro senso di responsabilità. I medicinali omeopatici contengono percentuali infinitesimali degli stessi principi attivi presenti nei farmaci “normali”, perciò sono praticamente inefficaci: la loro azione sull’organismo malato dipende moltissimo dall’effetto placebo.

Alla medicina l’effetto placebo non basta. Garattini ha puntato l’indice contro i costi che il pubblico deve sostenere solo per sostenere l’omeopatia: «Si spendono soldi inutili per il Sistema Sanitario Nazionale. Bisogna pensare – nonostante la mentalità invalsa – che non tutte le malattie sono curabili o guaribili. Non sono il primo né sarò l’ultimo degli accusati di ledere gli interessi degli omeopati. Piero Angela, per avere detto le mie stesse cose, ha passato anni di procedimenti giudiziari prima di essere assolto dalle accuse di diffamazione». [Angela fu citato in giudizio per diffamazione dopo una puntata di Superquark del 2002 in cui si occupava di medicinali omeopatici. Il processo a suo carico terminò nel 2004 con l’assoluzione completa].

Lo studio di The Lancet. Nel corso di un’intervista rilasciata alla Stampa, Garattini ha dichiarato: «Gli omeopati sostengono che il fatto di non sapere come funziona l’omeopatia, o non sapere come dimostrarlo, non significa che non funzioni. La medicina basata sull’evidenza, invece, ha condotto centinaia di studi: ritengo che la parola conclusiva sia stata quella della rivista The Lancet, già nel 2005, con un editoriale celebre: The End of Homeopathy. L’articolo prende in considerazione 110 studi clinici che hanno confrontato la cosiddetta “allopatia”, cioè i principi della medicina classica, con il placebo e altrettanti studi che hanno confrontato omeopatia con placebo. Da ciò si ha avuto la conferma dell’ipotesi che gli effetti clinici dell’omeopatia, a differenza di quelli della medicina convenzionale, sono generici effetti placebo o di contesto». Dunque, se guarite dopo avere assunto un medicinale omeopatico, il merito sarebbe tutto della vostra testa, o del caso. Non certo del farmaco. Da ciò si desume facilmente che cercare di curare una patologia medio-grave con l’omeopatia sarebbe pura imprudenza.

A chi conviene l’omeopatia. Diversi Enti pubblici internazionali hanno valutato la qualità dell’omeopatia. L’ultima ricerca autorevole è quella del National Health and Medical Research Council australiano, il quale ha dichiarato: «Dalla ricerca sugli esseri umani non è emersa alcuna prova certa che l’omeopatia sia efficace per il trattamento della gamma di condizioni di salute considerate: nessuno studio di buona qualità, ben disegnato e con un buon numero di partecipanti sufficienti per un risultato significativo ha dimostrato che l’omeopatia determini miglioramenti di salute superiori rispetto al placebo, né pari a quelli causati da un altro trattamento». Più chiaro di così. Quello che sembra non andare proprio giù, a Silvio Garattini, è la solidità del mercato omeopatico, fin troppo grande. Con schiettezza e senza usare giri di parole, Garattini pensa che lo Stato ha un certo interesse, dal punto di vista economico. La vendita di farmaci omeopatici fornisce infatti alle casse italiane un gettito alquanto cospicuo, sotto forma di introiti fiscali.

 

 

Alcuni dati. Il mercato omeopatico italiano oscillerebbe tra i 250 e i 400 milioni di euro, poco se confrontiamo questi dati con la spesa farmaceutica complessiva (26,6 miliardi di euro nel 2014). Secondo l’Istat nel 2013 sono stati 4,9 milioni gli italiani che si sono rivolti alle medicine alternative in generale, la metà dei quali ha fatto ricorso a ‘cure’ omeopatiche (circa il 4 percento della popolazione). I medici omeopati, tuttavia, si aggirerebbero attorno ai 700 sui 250mila professionisti di tutto il Paese. A questi si devono aggiungere i farmacisti che sono autorizzati a vendere prodotti omeopatici senza prescrizione medica.

 

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