Papa Francesco, quattro anni dopo
(con tutte le cose che ha cambiato)

Entra nel quinto anno il pontificato di Papa Francesco. E se si riavvolge il nastro e si torna a quel 13 marzo 2013 ci accorgiamo quante cose da quel giorno non possono e con ogni probabilità non potranno essere più le stesse. Ne abbiamo scelte cinque. Cinque punti di non ritorno per la chiesa di oggi e per quella del futuro.

 

1) La casa del Papa

Francesco ha scelto di lasciare l’appartamento pontificio per stare nel residence vaticano della Casa Santa Marta, dove abitualmente si fermano prelati che arrivano a Roma per lavori o incontri in Vaticano. Non è semplicemente una scelta di stile di vita più sobrio (il Papa ha tre stanze a sua disposizione, una camera da letto, uno studio e un salottino per ricevere gli ospiti). È espressione di un desiderio di non restare appartato (da cui deriva non a caso la parola “appartamento”), ma di avere momenti di vita e di rapporti molto normali, come può esser la condivisione della colazione mattutina, o la messa aperta agli ospiti della struttura nella cappella. Per i papi che verranno sarà difficile andare a rinchiudersi di nuovo in quella specie di torre d’avorio.

 

2) Una Chiesa povera

Il Papa che viaggia in utilitaria, che mangia in mensa e che tiene al collo una croce di ferro è diventato un parametro con cui le persone ormai misurano il comportamento di tutte le gerarchie ecclesiastiche. Una chiesa povera non sarà più solo un florilegio di buone intenzioni, ma dovrà regolare i comportamenti concreti di tutte le persone di chiesa.

 

3) Nuove frontiere delle ordinazioni

Davanti alle ricadute della secolarizzazione e al crollo di numero del numero di sacerdoti, il Papa ha aperto delle brecce su questioni che sembravano sino ad oggi non negoziabili. Ha lanciato la questione del diaconato femminile e ha aperto alla possibilità dell’ordinazione di uomini sposati, i cosiddetti viri probati. Per questi ultimi ha suggerito delle sperimentazioni in comunità piccole e isolate.

 

4. Le colpe della Chiesa

Se già i papi che lo avevano preceduto erano stati molto espliciti e franchi nel riconoscere le colpe della Chiesa su tante vicende, a partire dallo scandalo pedofilia, Papa Francesco ha fatto qualcosa di più: è passato decisamente all’azione, senza lasciare spazi per ulteriori mediazioni su responsabilità acquisite. Incontrando i cardinali prima di Natale, è stato molto chiaro: la riforma, ha detto non può «essere intesa come una sorta di lifting, di maquillage oppure di trucco per abbellire l’anziano corpo curiale, e nemmeno come una operazione di chirurgia plastica per togliere le rughe». E ha condannato le «parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima».

 

5) È finito l’eurocentrismo

L’elezione del primo papa non europeo è un altro punto di non ritorno: non nel senso che non ci saranno altri papi europei, ma che la chiesa che viene da lontano ha mostrato di avere tutte le caratteristiche e la capacità di visione per reggere essere chiamata a reggere la chiesa universale. Per di più il suo è un papato policentrico, capace portare in primo piano la periferia: da questo punto di vista, la scelta di aprire l’Anno santo della Misericordia nella cattedrale di Bangui, in Repubblica Centrafricana, è stata una di quelle scelte silenziose che cambiano la storia.

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