Papa Francesco e quei due preti
con addosso «l’odore delle pecore»

Per Papa Francesco martedì 20 giugno è quasi una giornata in famiglia. Una giornata per rendere omaggio a due grandi preti che, per usare una sua metafora, avevano addosso “l’odore delle pecore”.

A Bozzolo, don Primo Mazzolari. Partenza all’alba dal Vaticano e arrivo a Bozzolo, provincia di Mantova, per le 9. Per chi non lo sapesse, Bozzolo è il paese in cui un grande prete aveva esercitato il suo ministero: don Primo Mazzolari. Era nato da famiglia agnostica e forse per questo in tutta la sua vita ebbe una particolare attenzione ai lontani. Non venne capito dalle gerarchie, al punto che l’ex Sant’Uffizio giudicò erroneo (un passaggio prima di eretico) un suo libro, La più bella avventura, un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, dove don Primo indicava al «cattolicesimo la necessità di aprirsi ai lontani e di abbandonare ogni atteggiamento da cittadella di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che erano considerati estranei alla comunità cristiana». Nel 1931 subì anche un attentato a colpi di rivoltella da parte dei fascisti.

 

Don Primo Mazzolari

 

Per quanto Giovanni XXIII lo avesse definito “tromba delle spirito” e per quanto Paolo VI lo avesse deto di lui che «aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti», don Mazzolari non è ancora stato ben metabolizzato dalla chiesa ufficiale. Il processo di beatificazione aveva avuto il nullaosta solo 2015. E ora deve ancora entrare nella fase istruttoria diocesana. Papa Francesco ha letto tutto di don Primo. E da don Primo ha preso giudizi che sono punti fermi della sua predicazione. Come questa idea di Mazzolari sui poveri: «Mettere i poveri davanti, ai primi posti una volta tanto, potrebbe anche essere una messa in scena. Gesù li mette davanti, ma c’è anche lui coi poveri, povero come tutti e di più. Egli non è uno spettatore: fa il povero, è il Povero».

 

Don Lorenzo Milani

 

Barbiana, don Lorenzo Milani. Da Bozzolo poi Francesco vola a rendere omaggio a un altro prete di periferia: don Lorenzo Milani. Sarà a Barbiana sulla sua tomba, dato che quest’anno ricorrono i 50 anni dalla morte del priore. Non è il primo omaggio che gli rende, perché ad aprile, in occasione della fiera del Libro di Milano e della presentazione dell’opera omnia di don Lorenzo uscita nei Meridiani Mondadori, aveva mandato un video, i cui raccontava di aver letto da giovane e poi più volte in vita sua Lettera a una professoressa, il famoso libro che don Milani aveva scritto insieme ai suoi allievi della scuoletta di Barbiana. «La sua inquietudine – aveva sottolineato Francesco nel video – non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata». Da don Milani Francesco ha mutuato l’idea di una scuola che aiuti i ragazzi in particolare «ad imparare a imparare». «Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà», scriveva don Lorenzo. «La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni». E Francesco commentava: «Tutto questo è bellissimo». C’è da star sicuri che domani per il papa e per la chiesa sarà una bellissima giornata.

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