«Caro Felice, il Paradiso è come una
Gran Fondo che non finisce mai»

C’era tutto il mondo del ciclismo italiano al funerale di Felice Gimondi questa mattina nella chiesa parrocchiale di Paladina. La salma, composta nella chiesetta attigua, è stata portata a spalla fino alla piazza e poi alla chiesa da Giovanni Bettineschi, Giambattista Baronchelli, Massimo Ghirotto, Osvaldo Bettoni, Moreno Argentin, Beppe Manenti e Dario Acquaroli. C’erano i campioni di tutti i tempi, da Francesco Moser a Beppe Saronni, da Gianni Motta a Davide Cassani e poi c’erano i dirigenti della federazione, i dirigenti e i lavoratori della Bianchi, i ragazzi delle squadre e tantissimi ciclisti amatori di ogni età: venuti in bicicletta si sono fermati sul sagrato per alcuni minuti come ultimo omaggio al loro Felice. E poi le autorità della città di Bergamo, della Regione e della Provincia, il prefetto, il questore e la squadra di ciclismo della polizia di Stato in divisa. Sulla bara un cuscino di rose bianche con la scritta “La tua Tiziana”.

 

 

A concelebrare i funerali una ventina di sacerdoti. A presiedere, il parroco don Vittorio Rossi, accanto a lui il vicario generale monsignor Davide Pelucchi. L’omelia è stata pronunciata dal parroco di Almé, monsignor Mansueto Callioni, amico da sempre di Gimondi, che ha voluto attualizzare la parabola del Vangelo sul grande banchetto, la festa che si terrà alla fine dei tempi. Don Callioni, rivolgendosi direttamente a Gimondi, ha parlato del Paradiso come «di una Gran Fondo che non finisce mai». E ha immaginato che Felice, pedalando, chiedesse: «Ma dove sono i miei?». Gli ha risposto: «Tranquillo, Felice, sono dietro su una grande ammiraglia». Al termine, una lettera scritta dalla figlia Norma a nome anche di Federica e della moglie Tiziana: «Caro papà, ti scrivo questa letterina come quando ero bambina e tu dovevi partire per il Giro d’Italia… Vorrei dirti, alzati papà, ci sono tanti qui che fanno il tifo per te. Sei stato un papà di poche parole e di azioni concrete, ora tutto sembra finito, ma tu ci hai insegnato che nella vita si lotta tutti i giorni, anche quando tutti ti danno perdente».

È il messaggio di speranza che la famiglia ha consegnato a tutti.

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