Parma calcio, che entusiasmo!
E Manenti è già dimenticato…

Il giorno che a Nevio Scala hanno affidato la presidenza del nuovo Parma, c’era subito da risolvere un problema: a chi la diamo questa panchina, questa panchina che scotta? Ci vuole l’allenatore giusto, uno che riaccenda l’entusiasmo della gente e di tutta Parma. Così Scala ci ha pensato su e alla fine, picchiettando le nocche sul tavolo, ha detto: «Prendiamo Gigi Apolloni». La prima telefonata non è stata un granché. Gigi aveva già l’accordo con un’altra squadra di Serie D, il Lentigione, e una parola non si tradisce mai, anche se dall’altra parte c’è il bene di Parma. Fortuna che poi ci hanno pensato gli amici a convincerlo. Lorenzo Minotti, che il vizio di fare il capitano non lo ha perso nemmeno oggi che fa il direttore sportivo, lo ha chiamato immediatamente: «Sei matto a non accettare», ha detto a Gigi, e alla fine Apolloni è andato da quelli del Lentigione e gli ha spiegato bene la situazione. «Non posso dire no. Capite? Stiamo parlando del Parma».

 

 

Dietro questa storia non c’è solo la rinascita di una società, non c’è solo la resurrezione di Parma. C’è anche l’amicizia di un gruppo che negli anni Novanta andava in giro per l’Europa a vincere le coppe e adesso che sono passati più di vent’anni si ritrova in Serie D, dopo un altro fallimento. Passa dai nomi storici, la rinascita del Parma. Lo scorso 28 luglio, allo stadio Tardini, hanno presentato il nuovo modello gialloblù. Basta con i colpi di testa e le cose impossibili, ora si punta sul modello Germania. Marco Ferrari, vice-presidente del nuovo Parma 1913, in un’intervista a Linkiesta ha chiarito il concetto: «Siamo convinti che si possa fare in un altro modo: nel 1999 in Germania è stata introdotto la norma del 50 percento massimo in mano a una sola persona e ciò ha dato vita a modelli di multiproprietà e di azionariato popolare. Ovvio, siamo in Italia, questo processo ha bisogno di essere accompagnato da un’azionista di maggioranza e da un azionariato diffuso. Abbiamo quasi 200 diversi soggetti tra professionisti e Parma Club che hanno deciso di aiutarci». Troppo feroce e cocente l’offesa dell’ultima annata, che è stata più di un fallimento: il buco di oltre 200 milioni, il fuggi fuggi generale, l’arrivo di piranha che erano riusciti a comprare la squadra a un euro, la vendita all’asta delle panchine, le lotte sindacali dei giocatori, ovviamente la retrocessione. Dopo tutto questo, a Parma si sono rimboccati subito le maniche. In società faranno la loro parte imprenditori come Guido Barilla, Giampaolo Dallara, Mauro Del Rio (Buongiorno.it), Angelo Gandolfi (Errea), l’avvocato Giacomo Malmesi e Paolo Pizzarotti dell’omonima impresa.

 

 

Ma la vera novità è il modello. In pratica: dentro il Parma convivono due società, la Nuovo Inizio (che gestisce i capitali forti, quelli degli imprenditori) e la Parma Partecipazioni Calcistiche, che raccoglie le adesioni dell’azionariato diffuso e che è guidata da Corrado Cavazzini, presidente dei Veterani dello Sport. E nessuno in Italia fa una cosa del genere. Perché? È la governance che è diversa. Un Cda con membri in rappresentanza delle due società, più quello del tifo organizzato. Ecco, appunto, i tifosi. Avranno tre tessere a disposizione: gialla, blu e crociata, a seconda delle diverse tipologie di partite. Gli abbonati sono già un record: 4mila persone, e per la Serie D sono davvero tante. Se dovessero toccare quota 7mila, però, scatterebbero le restrizioni della tessera del tifoso. Potrebbe arrivare un contratto Sky per le partite di campionato. E poi c’è tutto l’aspetto legato alla squadra, naturalmente. Scala, Minotti e Apolloni vogliono un gruppo giovane, vivace, che guardi al futuro. È rimasto Alessandro Lucarelli, che a Parma le ha viste tutte e si è battuto come un leone per tutelare la squadra l’anno scorso.

 

 

Sono passate poche settimane da quando Giampietro Manenti si era presentato a Collecchio con la giacca sgualcita. Tutti i messia hanno un’aria misera e semplice, ma non era questo il caso. Aveva comprato il Parma a 1 euro, promettendo «grandi cose». Che fine ha fatto? È a casa, ancora agli arresti domiciliari. Non può rispondere, non può rilasciare dichiarazioni. Adesso il Parma ha voltato pagina. Visto che in passato l’unica garanzia era stata la storia, per essere sicuri questa volta hanno richiamato quelli che la storia l’hanno fatta: Nevio Scala, vate della panchina negli anni Novanta, e Minotti e Apolloni, che sono di casa. Per loro Parma è una famiglia. Il giorno della presentazione a Minotti brillavano gli occhi: «Scusate, sono un po’ emozionato», ha detto il direttore sportivo. Martedì 4 agosto sono iniziati gli allenamenti, ma sono in pochi: «Abbiamo solo dieci calciatori: dobbiamo raggiungere quota 25. Sarà importante sciogliere alcuni dubbi in breve tempo, innanzitutto la scelta del portiere». Insomma, c’è tanto da fare. Apolloni, aria fiera, sorriso largo, era lì che guidava le operazioni. Per ora sono solo test atletici, ma tra non molto si comincerà a fare sul serio. Per fortuna. Il peggio, almeno, è alle spalle.

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