Passaporti analizzati al microscopio
All’aeroporto di Orio non si passa

Passaporti contraffatti, visti falsificati, documentazione di viaggio anomala. Sono tanti i metodi attraverso i quali i passeggeri irregolari che gravitano all’aeroporto di Orio al Serio tentano di entrare nell’area Shengen. Nel solo mese di febbraio sono stati cento i respingimenti di soggetti fermati dagli agenti di Polizia, ottocento nell’arco del 2017: «Il trend è cresciuto notevolmente negli ultimi anni a causa dell’ampliamento delle rotte e di conseguenza dell’aumento dei flussi da paesi stranieri – spiega il vice questore aggiunto Rocco Luciani, dirigente della Polizia di frontiera allo scalo bergamasco –. Orio al Serio è strategico perché offre collegamenti low cost con le capitali europee, ma soprattutto diverse cittadine periferiche del nord Europa, consentendo a cittadini provenienti da Paesi stranieri di avere una porta di accesso per l’Unione. Nella maggior parte dei casi, infatti, l’interesse non è restare in Italia, ma proseguire verso la Gran Bretagna o la penisola scandinava».

Da Kuala Lumpur a Orio. Un biglietto aereo per Dubai acquistato in un’agenzia di Kuala Lumpur, in Malesia, passaporto indiano risultato falso, visto contraffatto, timbri sul passaporto per giustificare un itinerario di viaggio di dieci giorni passando per Singapore, Addis Abeba in Etiopia, Mombasa in Kenya, poi a nord verso il Cairo, Casablanca e Marrakech in Marocco e da qui Orio. È un caso che, raccontano all’Ufficio Analisi del Rischio della Polizia di Frontiera, ha fatto scuola. Si tratta della vicenda che ha visto protagonista un cittadino indiano che nel 2017 tentò di entrare in Europa via Orio, raccontando di essere un ingegnere petrolifero addetto al controllo dei pozzi. Ma la sua storia, seppur così ben architettata, con tanto di dettagliata documentazione di viaggio, non ha convinto gli agenti, che lo hanno fermato e rimpatriato.

 

 

«È fondamentale non solo intercettare questi soggetti, ma anche comprendere come si spostano e con quali finalità agiscono per individuare se alle spalle abbiano organizzazioni che operano nell’ambito del traffico di clandestini o affiliazioni con il terrorismo internazionale – spiega il Sovrintendente Patrizio Bosio –. Non possiamo escludere, infatti, che alcuni di questi casi rappresentino dei tentativi di permeare la frontiera per verificarne la vulnerabilità e di conseguenza agire in futuro con operazioni più ingenti che possono rappresentare un pericolo non solo per il territorio italiano, ma a livello europeo».

L’Ufficio Analisi del Rischio ha il compito di tracciare i flussi anomali che transitano nello scalo bergamasco, in costante contatto con Frontex, l’agenzia europea delle guardie alle frontiere, fornendo un supporto al coordinamento delle attività di monitoraggio e di previsione delle potenziali minacce. Nell’ambito di questo lavoro di interscambio internazionale, per esempio, al momento è attivo un rapporto bilaterale con la Germania e la Polizia che opera all’aeroporto di Orio ospita Hilmar Fiedler, ufficiale della Bundespolizei, in forze proprio all’ufficio di Analisi del rischio: «Lavoriamo in rete con le autorità di tutti i paesi europei e abbiamo contatti diretti in diverse nazioni, che rendono molto più rapide le operazioni di verifica incrociata tra database», continua Bosio.

 

 

Controlli anti contraffazione. Il primo filtro all’ingresso nel Paese viene svolto dagli agenti preposti al controllo dei passaporti, con un’operatività h24 degli uffici. Tutti i passeggeri vengono sottoposti alla verifica dei documenti una volta sbarcati da voli provenienti dall’area extra Schengen e un breve colloquio per accertare la provenienza, la destinazione finale e il motivo del soggiorno. «Già dalle risposte a queste prime domande e dalla visione della documentazione gli agenti sono in grado di identificare soggetti sospetti grazie a tecniche di riconoscimento mirate – spiega Luciani –, tanto da garantire nella quasi totalità dei casi che i passeggeri segnalati risultino avere delle irregolarità».

Il successivo controllo spetta al’Ufficio di Prima Linea, nel quale vengono mandati i viaggiatori considerati a rischio. Qui vengono sottoposti ad un’intervista più approfondita per sondare che la storia raccontata sia credibile e supportata da prove: la presenza di parenti prossimi sul territorio, una reale prenotazione di strutture alberghiere, un visto inerente alle finalità del viaggio. Contemporaneamente si controllano i permessi di soggiorno, i timbri degli Stati esteri e soprattutto l’autenticità dei documenti, attraverso un apposito microscopio e un sofisticato strumento di diagnosi a fasci di luce, che evidenziano la presenza o meno di manipolazioni: «I passaporti hanno elementi di sicurezza tipici per ogni Paese che non sono falsificabili – spiega l’ispettore Mauro Rizzo, responsabile dell’analisi dei documenti –. Capitano passaporti totalmente contraffatti, ma nella maggioranza dei casi risulta solo la sostituzione della foto o la modifica di alcuni dati, elementi grafici che siamo in grado individuare con efficacia». In questo ufficio, infatti, vengono analizzati tutti i documenti sequestrati dalle forze di polizia a livello provinciale.

 

 

Rimpatrio immediato. Se il racconto non regge e i titoli di viaggio e d’identità risultano avere delle anomalie, il passeggero viene trattenuto nel cosiddetto “limbo della frontiera”, dove vige il diritto internazionale di Schengen e non quello italiano, perché di fatto non è mai entrato sul territorio nazionale, in attesa di essere rimpatriato sul primo volo disponibile. «A Orio l’attesa non è lunga – spiega l’ispettore Elena Frigerio, responsabile dell’Ufficio di Seconda Linea che si occupa di formalizzare i respingimenti –. In alcuni casi dalla segnalazione all’effettiva notifica trascorre meno di un’ora, il tempo sufficiente per imbarcare il soggetto sul volo di ritorno per la destinazione da cui proveniva. Più raramente accade che debbano trascorrere la notte dormendo sulle brande della “sala respingimenti” quando i voli non sono quotidiani o quando sono necessari controlli incrociati con autorità di polizia di altri Paesi».

Come nell’ultimo caso in ordine di tempo, avvenuto questa settimana, di un cittadino turco trovato con un visto polacco di corto soggiorno, il cui itinerario di viaggio mostrava delle lacune: «Nel colloquio sono emersi vuoti sui suoi successivi spostamenti che non sapeva giustificare e abbiamo scoperto che era in possesso di un biglietto falso per il ritorno dalla Polonia a Orio, perché il codice era falsificato», racconta il sovrintendente Bosio. Si tratta soprattutto di ragazze dell’Est in possesso di un visto turistico che raccontano di essere in visita ad un anziano parente o uomini per lo più provenienti da Albania, Africa centrale e Medio Oriente: «L’area geografica verso la quale rivolgiamo maggior attenzione resta l’Est e in particolare la Turchia, porta di transito dall’Asia – conclude il vice questore Luciani –, ma certamente il quadro si complicherà con l’apertura di nuove rotte dall’Egitto su Orio, un Paese con il quale i rapporti sono più complessi e i controlli in uscita meno rigidi rispetto, per esempio, a Marocco e Tunisia».

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