Ecco perché i camion si incastrano
sotto al ponte di via Autostrada

Funziona così: c’è chi se la prende con i “soliti” camionisti che non guardano mai in faccia a niente a nessuno, con conseguenze talvolta tragiche per il prossimo. E c’è chi, d’altro canto, se la prende con gli amministratori, che qualche stupidaggine finiscono per farla per forza. Un po’ di luoghi comuni da un lato (che qualche fondo di verità ce l’hanno, ma ciò non basta) e l’accenno di dabbenaggine dei gestori della cosa pubblica dall’altro. Molti commenti sui social all’ennesimo camion che rimane incastrato sotto il varco più piccolo del cavalcavia della ferrovia in via Autostrada, quello che porta verso via Simoncini e verso il centro, convergono su questi due estremi. Gli altri utenti, dopo un bel respiro, si sono domandati il perché.

 

 

Non è la prima volta che succede e non sarà neanche l’ultima. Venerdì 22 febbraio il traffico è andato nel caos. Erano le 8.30. Accadde la stessa cosa alle 9 di lunedì 19 febbraio 2018: un tir rimase bloccato e sul posto arrivarono le auto della polizia locale per risolvere il problema e smistare il traffico. Con una tecnica molto semplice per velocizzare le operazioni: furono leggermente sgonfiate le gomme del tir al fine di permettere che il mezzo pesante riuscisse a muoversi. L’autista del camion riuscì a fare manovra e la viabilità ripartì senza grossi disagi. E anche negli anni addietro la tradizione del “camion incastrato” non è mai stata accantonata. Senza contare tutti quei mezzi pesanti che hanno “toccato” ma sono riusciti a uscirne: la campata del ponte è piena di ferite che stanno lì a dimostrare lo struscio ripetuto.

Il problema, secondo alcuni, è che il secondo ponte di via Autostrada, quello costruito durante la Giunta Bruni per migliore la viabilità della zona approfittando dei lavori di raddoppio dei binari, a differenza di quello vecchio presenterebbe il fondo stradale in salita. Quindi i camion entrano, ma non riescono ad uscire perché il foro di uscita è più basso di quello d’entrata. Mezzo metro più basso, per la precisione. La differenza, del resto, è ben segnalata: 4,30 metri l’altezza del vecchio tunnel, 3,80 quella del nuovo. In realtà, però, questa spiegazione non regge. Ce lo ha fatto cortesemente notare Tarcisio Valota, lettore attento, inviandoci una foto a lato: «Come si vede nell’immagine, il ponte incriminato è fatto con una trave di spessore superiore rispetto al ponte gemello vecchio, limitando così la luce per il sottopassaggio». Quindi il vecchio ponte «risulta funzionale, al contrario del nuovo ponte costruito con le moderne tecnologie, al netto dei dislivelli delle strade, che comunque sono a svantaggio del vecchio in quanto via San Giorgio è più alta di via Simoncini».

 

[La foto che ci ha inviato il lettore Tarcisio Valota]

 

Domanda: l’anomalia non si potrebbe risolvere, in qualche modo? «Quando, oltre dieci anni fa, è stato realizzato il fornice aggiuntivo, cioè il secondo ponte, mi risulta sia stata valutata la possibilità di mantenere la stessa altezza dell’altro – ci racconta l’assessore alla Mobilità Stefano Zenoni dopo aver consultato alcuni tecnici del settore che ai tempi avevano seguito i lavori per il Comune -. Ma il piano del ferro, ovvero i binari, difficilmente si alza o si abbassa, e la massicciata del 1850 non poteva essere modificata. Non era possibile neppure abbassare il piano stradale: la presenza in zona di strade preesistenti e di accessi carrali, nonché la creazione di via Simoncini, lo rendeva impossibile. La leggera salita sotto il varco non può essere modificata né spostata neppure a posteriori: c’è un limite di pendenza da rispettare».

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