Perché domenica delle palme?

Perché le Palme. Perché i vangeli raccontano che sei giorni prima della Pasqua Gesù, dopo aver fatto visita a Lazzaro che aveva resuscitato, decise di recarsi a Gerusalemme dove avrebbe trovato la morte. Dalla casa dell’amico alla città si va agevolmente a piedi. Ma Gesù si fece prestare un’asina da un tizio che conosceva e compì il breve strappo in salita a dorso dell’animale.

I discepoli, che non lo avevano mai visto montare a pelo, stesero sulla cavalcatura – e su un puledro che pure avevano avuto in prestito – dei mantelli, e la gente attorno alla porta, venuta a sapere dell’arrivo di quello che aveva resuscitato l’amico qualche giorno prima, gli si fece incontro agitando, invece delle ormai inflazionate bandierine, rami “presi dai campi” e foglie di palma.

In preda all’entusiasmo alcuni stesero addirittura per terra dei mantelli, come un red carpet improvvisato, urlando uno slogan piuttosto impegnativo: «Osanna al figlio di Davide!/Benedetto colui che viene nel nome del Signore!/Osanna nel più alto dei cieli!». Impegnativo perché nella tradizione biblica questi versi erano indicati come destinati al Messia, cioè al re di Israele che sarebbe venuto a salvare il mondo. Il testo che anticipava l’evento recita: «Dite alla figlia di Sion: /Ecco, a te viene il tuo re, /mite, seduto su un’asina/e su un puledro, figlio di una bestia da soma». La “Figlia di Sion” è Gerusalemme, posta appunto sulla cima del monte Sion.

 

 

In breve: quelli che erano lì erano sicuri di assistere all’evento definitivo della storia del popolo di Israele e, dunque, dell’universo intero, anche perché avevano saputo della resurrezione del povero Lazzaro e, ancor prima, della guarigione di alcuni ciechi, e quindi si aspettavano chissà cosa. Tutto questo mentre la città era in festa per motivi suoi e mentre i capi, i politici, gli accademici del tempo, stavano cercando il modo di assassinare Gesù. Il quale Gesù, varcata la porta delle mura e raggiunto il tempio, si diede a cacciarne i mercanti a frustate gridando – e questo non serviva certo a rasserenare il clima – che avevano ridotto a un covo di ladri quella che doveva essere una casa di preghiera.

La domenica “delle palme” fa memoria di questo episodio. Si portano in processione le grandi foglie di palma – dove ci sono – ma anche rami presi dai campi che, per noi, sono di ulivo.

È un giorno importante per riflettere su quanto poco può durare l’entusiasmo per eventi che – come i vangeli sottolineano – non si capisce bene cosa significhino, anche se lì per lì fanno un gran clamore. La stessa gente che gridava osanna! osanna! sei giorni dopo avrebbe chiesto al procuratore romano di condannare a morte l’uomo sull’asina. Capita.