Perché i lavori al Ponte di Paderno
costeranno ben 25 milioni in 3 anni

A volte i sogni diventano realtà, ma spesso la realtà comporta un brusco risveglio. Valgono entrambe le considerazioni quando si parla della notizia sul Ponte che unisce Calusco e Paderno. Il progetto c’è, ma costa 25 milioni e non 1,5 come si ventilava quest’estate. Si tratta di una cifra shock rispetto alle aspettative, inutile negarlo, ma è dovuta all’ampliamento dell’intervento rispetto alle richieste precedenti. Il progetto in questione è stato presentato da RFI durante la riunione tenutasi il 17 dicembre presso la sede romana dell’azienda. Presenti, oltre agli onorevoli lecchesi Gianmario Fragomeli e Veronica Tentori, alcuni parlamentari della provincia di Bergamo (Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Elena Carnevali e Beppe Guerini), il Sindaco di Paderno d’Adda Renzo Rotta, i rappresentanti di Ministero delle Infrastrutture, Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Bergamo e RFI. L’amministratore delegato di RFI ha auspicato che il progetto, da realizzare in tre anni, venga finanziato attraverso l’accordo di programma tra RFI stessa e il Ministero delle Infrastrutture.

 

Ponte Paderno 2

 

Gli obbiettivi. Le finalità sono quelle già espresse, o meglio, richieste dai comuni in passato e durante le assemblee informative di quest’anno. In primo luogo la sistemazione dell’asfalto stradale che con gli anni si è stratificato a causa delle gittate sovrapposte, senza mai venir rimosso. Questo ha creato problemi al deflusso dell’acqua piovana, visto che molto canaline sono state otturate dal materiale. Altro punto importante è quello della sicurezza pedonale: sono mesi che vediamo quelle antiestetiche reti da cantiere ai lati della carreggiata. Sono brutte ma servono a proteggere i pedoni: la superficie pavimentata in pietra è infatti deteriorata e quindi assai pericolosa. Nel nuovo progetto è prevista anche la messa in sicurezza della struttura per i pedoni, nonché la sostituzione di alcune parti metalliche deteriorate, sia strutturali sia complementari, come i parapetti. Ultimo, ma non in ordine di importanza, è il capitolo ferroviario. Tanti pendolari esulteranno quando sapranno che nell’intervento si prevede anche il ripristino delle velocità consone al traffico ferroviario moderno. Forse questo è un regalo dovuto, visti i moltissimi disagi che hanno flagellato in questi mesi anni i pendolari del tratto Milano-Carnate-Bergamo.

Come è lievitato il costo. Il costo sembrerebbe aumentato in modo iperbolico. Ma non è così: il sindaco di Paderno Renzo Rotta spiega perché: «Si tratta di un intervento sostanzioso da realizzare in 3 anni. Dei 25 milioni, ben 20 andranno a finanziare la riqualifica della parte strutturale, mentre circa 5 quella superficiale (strada e parapetti). È a tutti gli effetti una ristrutturazione completa, con sostituzione delle travi della struttura. Essendo molto antiche sono fatte con un ferro non saldabile, di qualità non elevata per gli standard di oggi; verrebbero sostituite con materiali più attuali e nobili». La cifra di 1,5 milioni era frutto di una stima fatta quest’estate da un tecnico interpellato dai comuni. Ma poi i costi sono lievitati, anche perché il ponte è tutelato dalla Sopraintendenza e va restaurato come un’opera d’arte, senza lasciare tracce della nuova mano.

 

Ponte_sul_Adda_Paderno

 

«Anche il tratto ferroviario verrà aggiornato agli standard di RFI – aggiunge Rotta – che prevedono una velocità massima di 120 chilometri orari, mentre ad oggi si toccano soltanto i 15. Sono state monitorate in questi anni le varie travi che sorreggono le rotaie, al fine di capire quali siano le più sollecitate dal peso. Queste verranno sostituite per garantire una velocità maggiore. Ribadisco che il Ponte è già sicuro, ma per aumentare le velocità questi interventi sono necessari».

Chi paga? RFI ha un budget che stanzia annualmente per lavori di questo tipo. Gli interventi però vanno programmati e il progetto presentato ieri può essere ascritto a questa categoria. Il costo è alto per le ferrovie, cui però è necessario far partire i lavori (che comunque costano) per poi poter far richiesta di finanziamenti agli enti pubblici. «I soldi non ci sono ancora, ma il fatto che il progetto parta nel 2016 rappresenta una scelta strategica importante. Una volta avviato l’iter, verranno fatte le richieste del caso per i finanziamenti pubblici. Intanto sappiamo che la volontà è quella di mantenere il Ponte San Michele come snodo fondamentale tra le province. Non si farà un altro ponte».

Le reazioni dei politici. Protagonisti della vicenda sono i due parlamentari della Brianza orientale lecchese, Fragomeli e Tentori, che mesi fa avevano portato il problema sul tavolo del Ministero dei beni culturali, facendo riaprire il dibattito in merito e stimolando forse anche una risposta positiva da parte di RFI, principale ente responsabile del Ponte. La Tentori ha espresso grande soddisfazione: «Si tratta del giusto connubio tra la conservazione del bene monumentale (il Ponte è contemporaneo della torre Eiffel, ndr) e la sua funzionalità. Tale intervento inoltre consentirà di valorizzare ulteriormente anche dal punto di vista turistico l’area in cui il Ponte si inserisce, già importante per la sua rilevanza ambientale». L’onorevole Fragomeli si è invece espresso così: «L’azione avviata alcuni mesi fa ha già portato a risultati importanti per il territorio: a tal fine confermo l’impegno di attivarsi affinché le risorse necessarie ad attuare l’intervento siano rese disponibili già dal prossimo contratto di programma previsto per il 2017 tra RFI e Ministero delle Infrastrutture».

«L’accordo raggiunto – sottolineano il Presidente della Provincia di Lecco Flavio Polano e il Consigliere provinciale delegato ai Lavori Pubblici, Viabilità e Grandi Infrastrutture Rocco Cardamone – garantirà nel medio termine il miglioramento estetico e funzionale dell’importante Ponte di Paderno, che costituisce un elemento fortemente caratterizzante del territorio provinciale e rappresenta un’importante connessione su gomma e su ferro tra le province di Lecco e Bergamo».

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