Pierino e il viaggio degli Alpini

«Quando sono arrivato lassù e mi sono trovato davanti a quella pianura immensa, mi è piombata addosso una grande tristezza perché ho visto tutti quei ragazzi con in mano un fucile, tutti quei ragazzi mandati qua, ad aggredire questo paese immenso, senza ragione. Mandati qua a morire. Ho pensato alla follia della guerra che ha cancellato milioni di vite umane». Pierino Persico oggi è un noto industriale, ha partecipato anche lui al viaggio che lo scorso 14 settembre l’Associazione Nazionale Alpini ha compiuto per andare a inaugurare in Ucraina (un tempo territorio russo), il “Ponte degli Alpini per l’amicizia”, donato dall’Associazione alla popolazione di Livenka, nome attuale di Nikolajewka. Proprio su quel ponte, 75 anni fa, passarono gli alpini in ritirata dal fronte del Don continuando la loro straziante marcia verso l’Italia, per poter ritornare a “baita”. Al viaggio dell’Ana ha partecipato con la moglie Isa, per andare a rendere omaggio a suo zio, di cui porta il nome, morto durante la campagna di Russia.

 

 

L’alpino Pietro Persico, della classe 1913, faceva parte del 9° Alpini, battaglione Aquila, e morì il 22 dicembre 1942 a Ivanowka. Gli fu assegnata la medaglia d’argento al valore militare, con la seguente motivazione: «Già distintosi in precedenti azioni per valore guerriero a sprezzo del pericolo, durante aspro combattimento contro forze avversarie numericamente superiori, dava rinnovata prova di coraggio e di ardore combattivo. Sempre presente dove più dura ferveva la lotta, era di costante esempio ai compagni che incitava alla strenua resistenza. Accortosi che un nucleo nemico era riuscito a infiltrarsi sul fianco del proprio reparto, si riforniva di bombe a mano, e, uscito da solo dalla posizione, con violento tiro arrestava e ricacciava l’avversario. Cadeva, poco dopo, in sanguinoso corpo a corpo». Nella campagna di Russia morirono tanti giovani albinesi, venti solo del capoluogo, morì anche il capitano degli alpini Franco Briolini, classe 1908, medaglia d’oro al valor militare. La campagna ebbe l’epilogo il 26 gennaio 1943 quando l’armata italiana, riuscì a sfondare a Nikolajewka la sacca russa in cui era presa. Proprio lì gli alpini italiani nel dopoguerra hanno costruito una scuola per l’infanzia e ora il “Ponte per l’Amicizia”.

Pierino Persico ha potuto vedere il celebre sottopasso, sotto il terrapieno della ferrovia, che ha permesso agli alpini di passare oltre lo schieramento russo. Qui, nella galleria, ha potuto sentire il coro dell’Ana che cantava il lamento Nikolajewka. Davanti a quel terrapieno della ferrovia cadde appunto Franco Briolini. Il ponte è stato costruito dagli alpini in sostituzione di quello preesistente, vecchio, malridotto e non più utilizzabile. Il 26 gennaio 1943 gli alpini e i soldati di altri reparti dell’Esercito italiano, impegnati nella ritirata dal fronte del Don, quel ponte lo attraversarono appunto per continuare la loro marcia, il loro cammino verso l’Italia; lo percorsero dopo essere usciti dai sottopassi del terrapieno della ferrovia, che si trovano a un chilometro dal ponte di Nikolajewka. L’Ana ha portato a termine quest’opera per continuare a onorare e perpetuare la memoria di tutti i Caduti e dispersi, nel 75esimo anniversario della Campagna di Russia, vissuta e sofferta dai soldati, italiani e russi.

Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 5 ottobre 2018

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