Le (poche) novità sul volo MH17

Era il 17 luglio quando il volo MH17 della Malaysia Airlines, decollato da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, è stato abbattuto mentre attraversava lo spazio aereo ucraino. La stima definitiva è di 298 morti, di cui 189 cittadini olandesi. Una tragedia immane, su cui si è subito scatenata una forte polemica per individuare i colpevoli. L’aereo fu abbattuto da un missile, questa è la certezza. Nessuna certezza, invece, su chi fece partire quel missile. Sin dal giorno successivo alla tragedia iniziò il rimbalzo di accuse: Kiev, con l’appoggio delle forze Occidentali (Stati Uniti, Germania e Regno Unito su tutte), accusò i ribelli filorussi e, di conseguenza, la Russia di Putin; Mosca, invece, dichiarò di essere sicura della colpevolezza dell’esercito ucraino. Sono seguite diverse indagini, su tutte quella istituita dal governo olandese: la commissione ha chiuso l’indagine senza indicare un responsabile.

Domenica 19 ottobre, il quotidiano tedesco Spiegel, ha pubblicato un articolo che svela quanto hanno comunicato i servizi segreti tedeschi (BND) al Parlamento di Berlino l’8 ottobre circa i risultati di un’indagine relativa proprio all’abbattimento del volo MH17, in cui sono morti anche 4 cittadini tedeschi. Rivelazioni tenute segrete fino ad oggi, ma che puntano nuovamente il dito contro Mosca e i ribelli filorussi.

«Numerose prove». A comunicare i risultati alla commissione parlamentare è stato Gerhard Schindler, capo dell’intelligence tedesca. Secondo Schindler, sarebbero numerose le prove che accusano i ribelli filorussi dell’abbattimento del volo MH17. In particolare ci sarebbero diverse immagini satellitari e fotografie scattate in Ucraina, prima e dopo l’abbattimento, che dimostrerebbero la colpevolezza dei ribelli. Il capo dei BND spiega che i filorussi avrebbero abbattuto il volo con un missile Buk rubato da una base militare rivale conquistata pochi giorni prima. Schindler ha anche smentito la tesi russa, cioè che sia stato un aereo ucraino ad abbattere il volo MH17. Il dubbio principale resta legato ad alcune immagini fornite dall’Ucraina, che risulterebbero evidentemente manipolate, ma sul tema i servizi segreti tedeschi tacciono, o meglio, lasciano intendere che il motivo delle manipolazioni delle immagini potrebbe essere legato alla volontà del governo di Kiev di non ammettere di aver perso una base militare con annessi armamenti.

Ancora tanti dubbi. Fino ad oggi, la tesi che accusa i ribelli dell’abbattimento è stata quella più sostenuta, anche perché le prove sino ad ora raccolte portano tutte in quella direzione. Ma la certezza, nonostante la relazione del BND tedesco, non c’è ancora. Anche in Russia, i più convinti avversari di Putin si son detti da subito convinti della colpevolezza dei ribelli, “manipolati” dalle forze militari di Mosca, come si intuì dalla prima pagina del quotidiano Novaja Gazeta (quotidiano da sempre in forte polemica con Putin) del 25 luglio, quando titolò “Perdonaci, Olanda”, ritraendo il lungo convoglio di carri funebri che avevano portato le bare di alcuni morti del volo MH17 dall’aeroporto di Eindhoven fino a Hilversum, dove si è svolto il processo di identificazione.

Putin inamovibile. Nonostante le accuse piovutegli addosso negli ultimi tre mesi, Vladimir Putin non ha fatto un solo passo indietro, continuando a difendere le posizioni dei ribelli e mantenendo il gelo nei rapporti con Kiev. Ultima conferma il pessimo risultato dell’incontro tra il leder russo e il premier ucraino Poroshenko, avvenuto al vertice euro-asiatico svoltosi tra il 16 e il 17 ottobre a Milano: i tentativi di ammorbidire le posizioni di Putin sono state vane, almeno per quanto riguarda l’annessione della Crimea al territorio russo, con Angela Merkel e David Cameron che sono stati molto duri nei confronti della politica espansionistica di Mosca. Una porta per il dialogo è rimasta invece aperta sul tema dei rifornimenti di gas: l’intera Ucraina dipende quasi totalmente da Mosca e il blocco che sta attuando Putin rischia di mettere in ginocchio la popolazione ucraina, con l’inverno alle porte. Niente passi avanti invece circa la situazione della Crimea: al momento i ribelli occupano due regioni nella parte orientale del Paese. Poco tempo fa era stata raggiunta una tregua, ma secondo quanto trapela dai territori di guerra, i combattimenti stanno continuando, seppur con minor intensità. Dall’inizio degli scontri, circa 3mila e 600 persone sono morte e altre 800mila sono state costrette ad abbandonare le proprie case.