Il progetto di Renzo Piano
per ricostruire il ponte di Genova

«I ponti non crollano per fatalità»: lo aveva detto all’indomani del crollo del ponte che ha tagliato in due la sua amata Genova. Renzo Piano, uno dei più famosi architetti viventi, con progetti aperti in tutto il mondo, con la sua città ha conservato un legame affettivo speciale. E dal giorno della tragedia non ha smesso di pensare quel che avrebbe potuto fare.

 

 

L’idea progettuale. Così ieri si è presentato al presidente della regione Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci con un regalo: un’idea progettuale per il ponte che verrà. «Dire che è un’idea progettuale è eccessivo. È soltanto l’inizio». Alla sede della Regione Piano si è presentato però con qualcosa di già visibile. Non solo disegni ma anche un plastico che è arrivato tra le mani di uno dei tanti ragazzi che lavorano nel suo studio genovese. Piano non ha voluto dire nulla, ma qualcosa sulla sua idea è trapelato. Innanzitutto non sarà più un ponte che tranquillizzerà la città e terrà lontano lo spettro del grande crollo. Quindi niente stralli e niente campate lunghe che erano la novità ingegneristica del Morandi («L’Italia è un paese di grandi costruttori», aveva detto Piano all’indomani del crollo. «Progettisti geniali, scienziati e umanisti. E però non applicano quella scienza che viene prima della manutenzione e si chiama diagnostica»).

Prue di navi. Come sarà dunque il ponte di Piano? Possiamo immaginarlo come un lungo binario di asfalto che segue lo stesso tracciato, appoggiandosi su una ventina di piloni per i quali l’architetto ha già immaginato una forma: saranno frontalmente come delle prue di navi, a ricordare la natura della città genovese. Saranno tanti, con luci strette tra l’uno e l’altro, tolte le due campate più lunghe per l’attraversamento del Polcevera e per quello sui binari del treno. Ma niente a che vedere con i 200 metri e passa delle due campate lunghe del Morandi.

 

 

La luce. L’aspetto simbolico e insieme la novità più importante riguarderà l’illuminazione. Il ponte, a differenza del suo predecessore, avrà infatti dei lampioni che quindi lo segnaleranno ancor di più nel profilo della città. I piloni dei lampioni saranno come alberi delle vele, ancora per dare una dimensione marittima alla struttura. E simbolicamente saranno in numero di 43, ciascuno con il nome di una delle vittime della tragedia del 14 agosto. Non caso nelle interviste Piano aveva sottolineato questo concetto: «I ponti, le case e tutte le costruzioni vanno trattati come essere viventi». Inoltre la luce che si irradierà dall’alto di questo steli avrà la forma di una vela. «Adesso bisogna che la città trovi il suo orgoglio e il suo riscatto», ha detto Piano che non ha voluto dare altri dettagli del suo ponte “regalato” alla città.

Non vuole che passi come iniziativa protagonistica: «Sia chiaro sarà un’opera corale perché non voglio sostituirmi né a ingegneri né ad architetti che saranno chiamati a lavorare a questo progetto. Ma i cantieri sono anche momenti belli, che uniscono una comunità, in cui le differenze si mettono da parte e nasce l’orgoglio. Sono momenti di partecipazione e di idee». Poi la raccomandazione finale: «Facciamo presto. Ma non in fretta».

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