Pusher con pappagalli da guardia
Gli agenti della locale li salvano

Una coppia di pappagalli di razza nel covo dello spacciatore marocchino arrestato. Li ha salvati la Polizia locale di Brignano, che per un giorno li ha accuditi prima di darli in custodia a un allevatore specializzato, in attesa che il legittimo proprietario ne reclami la restituzione.

 

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E’ quanto hanno scoperto gli agenti della Polizia di Stato che, mercoledì della scorsa settimana, hanno fatto scattare il maxi blitz antidroga sul territorio di Zingonia. Un’operazione che ha portato all’arresto di 15 persone, un vero e proprio «clan» che gestiva lo spaccio di stupefacenti sul territorio e che ha toccato anche Lurano e Brignano. In un appartamento in centro al paese vicino alla chiesa parrocchiale, infatti, di prima mattina la squadra mobile ha arrestato un magrebino, ritenuto tra i componenti della banda di spacciatori. Durante la perquisizione dell’appartamento il ritrovamento dei due pappagalli esotici, curati e ben tenuti in due gabbie che si trovavano in un casetta in legno nel cortile dell’abitazione. Gli agenti della Forestale di Stato li hanno identificati: si tratta di un «cenerino» di 3 anni del valore di mille euro circa e di un «cacatua» bianco, nato nel 1999, del valore di duemila euro.

 

This is an Afirican gray parrot in CA.

 

«Se fossero rimasti lì, incustoditi, avrebbero rischiato di morire di fame – ha sottolineato il comandante Giovanna Farina della Polizia locale, che ha avuto in custodia i due volatili dalla procura di Bergamo che ha coordinato l’operazione anti droga -. Per 24 ore li abbiamo custoditi e alimentati, in attesa che il legittimo proprietario (i pappagalli, registrati, non erano del magrebino, ndr) ne reclamasse la restituzione». Trascorso un giorno senza avere riscontri, la Locale ha contattato un allevatore specializzato che è intervenuto nell’appartamento per prelevare e prendere in custodia i due volatili. Non è chiaro se la coppia di pappagalli avesse un «ruolo» nei traffici illeciti che il marocchino gestiva nel suo covo in centro al paese.

 

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«Una cosa è certa: si tratta di due animali ben tenuti e ben addestrati, parlavano, salutavano e rispondevano alle domande – ha sottolineato il comandante Farina -. Al punto che, riconoscendo una particolare suoneria del cellulare, erano in grado di ripeterne perfettamente il suono». Abilità che, questo il sospetto, facevano dei due pappagalli dei veri e propri animali da guardia. Alla stregua dei cani addestrati a riconoscere le persone «amiche» dagli sconosciuti, infatti, si suppone fossero in grado di svolgere funzioni di controllo e presidio dell’appartamento in cui lo spacciatore teneva i suoi affari illeciti.