Renzi-2 la vendetta

Era un addio annunciato. Ma forse in pochi se lo aspettavano in tempi così rapidi. Matteo Renzi lascia il Pd e fonda una nuova formazione politica, il cui nome verrà annunciato alla prossima Leopolda, la rituale kermesse fiorentina dove l’ex presidente del Consiglio raduna i suoi sostenitori: ci sarà da aspettare un po’ perché l’edizione 2019 è prevista per 18-20 ottobre. Perché Renzi lascia? Le ragioni le ha espresse in una lunga intervista a Repubblica, il giornale sul quale aveva fatto trapelare l’intenzione a inizio agosto. Ma quella era sembrata una manovra tattica per spingere Zingaretti a vincere le riluttanze e a stringere il patto con gli odiati 5Stelle. Andare alle elezioni seguendo il progetto di Salvini sarebbe stato un suicidio politico e così Renzi aveva sfoderato tutta la sua abilità per bloccare quel piano. A giochi fatti non si può dire che non abbia vinto: Salvini è all’opposizione, è meno forte mediaticamente e soprattutto le elezioni sono ipotesi molto lontane. Allora perché rischiare di spaccare tutto, uscendo dal partito che lui stesso ha spinto a tornare al governo? Quali sono le ragioni che hanno spinto Renzi a non indugiare e a «rompere» con quello che lui continua a chiamare gli «amici» del Pd?

 

La prima ragione è la più strategica. Una destra che Salvini spinge verso una radicalizzazione lascia libero un grande spazio al centro. È quella dell’Italia moderata, che vede una Forza Italia sempre più in declino e non ha più una casa. Dall’altra parte il Pd di Zingaretti è tornato ad essere il vecchio partito con immagine di apparato. Il movimento di Renzi quindi punta a essere la cosa che non c’era: punto di coagulo per l’elettorato centrista. Una formazione che rispecchia anche l’identità del leader. La seconda ragione è più personale. All’interno del Pd per Renzi si erano chiusi tutti gli spazi. Lui non è politico che possa navigare nella logica delle correnti, perché quelle sono dinamiche che ne distruggerebbero l’identità. Lo si è visto negli ultimi mesi quando l’ex presidente del Consiglio si è trovato in posizione marginale, fino al colpo di reni che ha permesso di far saltare il piano di Salvini. Recuperata una centralità, Renzi non poteva permettersi di rientrare nel tran tran della politica, facendosi macinare dalle logiche di partito e di governo. Di qui la fretta nell’arrivare alla rottura.

 

La terza ragione è di calcolo politico. Renzi ha capito che il Conte bis è governo che può durare, e lui non ha nessuna intenzione di usare questa mossa come leva di pressione. Gli serve smarcarsi, ma gli serve anche tempo per consolidare la nuova forza politica e farsi trovare pronto per la scadenza elettorale che a questo punto lui spera sia alla fine della legislatura, cioè nel 2023. Allora il salvinismo potrebbe essere in riflusso, il Pd si sarebbe consumato nelle complesse lotte di governo e per lui potrebbero aprirsi di nuovo grandi spazi per riconquistare una leadership, a dispetto della cattiva immagine con cui continua comunque a fare i conti (i toni morbidi di questa uscita indicano anche un cambio di stile). Attenti dunque, Renzi 2 la vendetta è cominciato…