Il ristorante nel cuore di Parigi
della figlia “nullatenente” di Riina

È un po’ spudorata quell’insegna di un ristorante appena aperto nel cuore di Parigi. “Corleone” è il nome. “By Lucia Riina”, la firma che completa l’insegna. Il cognome è di quelli da nascondere, non certo di cui vantarsi. Ma la figlia del super boss della mafia siciliana non si è fatta di questi problemi. Arrivata nella capitale francese si è messa in società con la Luvitopace di Pierre Cédric Duthilleul, ristoratore noto a Parigi perché patron di un altro ristorante di successo, sempre in zona Arc de Triomphe, il Griffonier. Il nuovo locale ha ovviamente cucina siciliana e pare stia andando bene e dà soddisfazioni alla quarta figlia del numero uno di Cosa Nostra. Il locale è elegante, con tavolini in marmo bianco, sedie e divanetti in legno con imbottitura verde scuro, proprio come il tendone che all’esterno accoglie nome e soprattutto la firma del locale. Alle pareti foto in bianco e nero dell’antica Corleone.

 

 

 

In realtà Lucia non sembrava disporre di grandi capitali, se è vero che a Corleone, lo scorso anno aveva fatto richiesta di un bonus bebè che gli era stato rifiutato due volte, prima dal Comune e poi dall’Inps. Suo marito, Vincenzo Bellomo, è un ragazzo di Corleone che faceva il rappresentante di prodotti vinicoli e alimentari, finito al centro al centro di investigazioni per via di un pizzino sospetto. Ora Lucia, con la figlia di due anni e il marito si è trasferita nella capitale francese. «Vita nuova dallo scorso autunno a Parigi», aveva scritto sulla sua pagina Facebook. Dopo il rifiuto alla richiesta del bonus bebè aveva fatto capire di essere intenzionata a rompere con l’Italia: «Chiederemo al presidente della Repubblica la revoca della cittadinanza italiana sia per noi che per nostra figlia così sarà chiaro al mondo intero come l’Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perché sono brutti, sporchi e cattivi».

 

 

Lucia, che ha saputo chi era suo padre il giorno dell’arresto nel 1993, si è sempre proclamata onorata del cognome che portava. Sino ad oggi la si conosceva per le sue velleità artistiche, che sono infatti al centro del suo sito internet personale, luciariina.com. Racconta di sé: «Nel ’93 quando sono arrivata a Corleone, avevo dodici anni, mi sono trovato catapultata in un mondo e una realtà per me del tutto nuova; la scuola, la società, il paese, tutto nuovo, però ho sempre continuato a coltivare la mia passione: il disegno». Ora i suoi quadri sono esposti anche nelle sale del nuovo ristorante, naturalmente in vendita, anche se per il prezzo bisogna rivolgersi ai responsabili.

 

 

Curioso che questo investimento della figlia del boss venga alla luce pochi giorni dopo che lo Stato ha notificato alla famiglia Riina una cartella esattoriale di circa due milioni di euro per le spese sostenute per il mantenimento del boss per ventiquattro anni in carcere al 41 bis. In realtà l’obbligazione non si trasmette agli eredi, e quindi non è chiaro perché sia stata inviata alla famiglia. Certamente non è cosa che ha preoccupato minimamente Lucia, né i due fratelli, Salvuccio e Maria Concetta, che vivono in libertà. L’ultimo fratello, Giovanni, è invece all’ergastolo e quindi ha altre cose a cui pensare…

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