Il Rosatellum, punto per punto

Il ragionier Riccardo Ettore Rosato, nato a Trieste il 28 luglio del 1968, ancora non lo sa, ma potrebbe passare alla storia come l’uomo che ha arginato il fiume in piena del populismo all’italiana. Lui che è alla terza legislatura e che il 16 giugno 2015 è stato eletto plebiscitariamente capogruppo del Pd alla Camera, ha infatti messo la firma sulla leggina elettorale che oggi dovrebbe venire approvata e che grazie al patto di ferro tra Berlusconi e Renzi è destinata ad affondare le ambizione dei 5stelle a prendere le redini del Paese. La legge non a caso è stata ribattezzata “Rosatellum”. Pochi hanno capito bene di cosa si tratta. Tutti hanno capito chi se ne avvantaggia e chi no. Proviamo a fare chiarezza.

 

 

Il voto alla Camera. Sono previsti 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Il criterio è maggioritario: verrà eletto il candidato che ha preso un voto più degli altri: qui i partiti potranno coalizzarsi per portare un candidato unico. Ed è qui che i 5Stelle verranno pesantemente penalizzati o “puniti”, in quanto le due coalizioni di centrosinistra o centrodestra rastrelleranno quasi tutti i collegi. Gli altri 386 seggi saranno assegnati con metodo proporzionale: ci sarà una lista di candidati per partito o, volendo, per coalizione, che verranno eletti a seconda dei voti ottenuti. Il controllo dei partiti è ferreo: i listini saranno bloccati e costituiti di due/quattro nomi ciascuno. A tutto ci sono poi da aggiungere i 12 deputati eletti dagli italiani all’estero.

Il voto al Senato. Non avrebbe dovuto esserci più il Senato secondo lo schema di Matteo Renzi. Ma la batosta referendaria del 4 dicembre ha fatto risorgere anche questa seconda camera. Al Senato si voterà in modo molto simile, con numeri diversi: 102 i collegi uninominale maggioritari e 207 gli eletti dai collegi proporzionali. Più sei eletti nei collegi esteri.

 

 

Niente voto disgiunto. I partiti vogliono mettere la museruola alla volatilità dell’elettore. Per questo, a differenza del Mattarellum, il Rosatellum prevede una sola scheda elettorale: se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano, il voto sarà annullato. In sostanza se si sceglie una formazione politica ci si deve ritenere arruolati…

Il fattore soglia. All’inizio era molto alta. Ora è stata abbassata al 3 per cento per venire incontro alle formazioni minori. Se si sta sotto la soglia, saranno voti buttati. È stata inserita anche la soglia per le coalizioni: si deve raggiungere almeno il 10 per cento. Altrimenti tutti a casa.

 

 

Quanti candidati. Ci si potrà presentare in un solo collegio uninominale. Ma per non mettere a rischio i candidati forti, c’è la valvola di sicurezza di possibili candidature anche nei listini di collegi proporzionali, sino ad un massimo di cinque. Ovviamente si sono tenute presenti le quote rosa: ogni listino dovrà avere rappresentanti dei due sessi in proporzioni non regolate. L’importante è che nel calcolo complessivo i candidati maschi di ciascuna lista non siano superiori al 60 per cento.

La morale del Rosatellum. È un sistema di ferro, che a meno di cataclismi garantisce la vittoria a una delle due coalizioni. Avremo quindi o Renzi o Berlusconi. Sono poche le chance per il giovane Di Maio, dato che per loro natura i 5Stelle sono antitetici a qualsiasi idea di coalizione. Per di più non hanno candidati forti e di grande notorietà tale da terremotare i collegi elettorali. È un sistema di ferro anche per quanto riguarda la scelta dei candidati. Con i listini i partiti lasciano poco margine all’elettore. Su Renzi grava il problema delle alleanze. Su Berlusconi quello del candidato premier. Dovessero inciampare, per Di Maio si aprirebbe uno spiraglio…

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