Da Sacchi alla Pellegrini
vincenti battuti dallo stress

Non c’è due senza tre si è soliti dire, e la terza fatidica volta è giunta anche per Arrigo Sacchi: con già due precedenti alle spalle. L’ex allenatore del Milan, il 30 luglio, ha lasciato l’incarico che ricopriva a causa dello stress. Dal 2010, l’ex tecnico di Fusignano, era stato nominato, dall’allora presidente della Figc Giancarlo Abete, coordinatore delle Nazionali giovanili della Federazione e consulente del Coni. Un ruolo di supervisione perfetto per una persona con la sua esperienza e il suo palmarès. Questo incarico prevedeva una profusione d’energie inferiori a quelle necessarie per ricoprire il ruolo di allenatore di una squadra ai vertici del calcio, ma per un professionista il cui mantra è «trasmettere energia 24 ore su 24», ogni lavoro può diventare un peso insopportabile dal punto di vista mentale. Per Arrigo Sacchi, lo stress è un «avversario terribile che sta vincendo» e per questo ha deciso di mollare. Del resto, come disse Berlusconi dopo averlo chiamato sulla panchina del Milan nonostante fosse sconosciuto ai più, Sacchi è un tecnico con la «paranoia della vittoria». Non avrebbe mai sopportato che un avversario lo mettesse al tappeto con tanta facilità.

I primi due crolli. Era il 1987 quando il presidente del Milan Silvio Berlusconi decise di affidare il ruolo di allenatore della sua squadra ad un tipo “strambo” di Fusignano, Arrigo Sacchi, che fino a quel momento aveva allenato solamente in serie minori. L’anno prima, col suo Parma militante in Serie B, era riuscito a eliminare proprio i rossoneri dalla Coppa Italia e Berlusconi rimase folgorato dal gioco espresso dagli emiliani. Mai scelta fu più azzeccata: grazie alle innovazioni tattiche di colui che divenne poi “il Profeta di Fusignano” e ad una campagna acquisti da sogni, il Milan aprì un ciclo di successi con pochi precedenti. In 4 anni i rossoneri misero in bacheca uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. Poi la chiamata in azzurro per sostituire Azeglio Vicini e la finale persa ai rigori contro il Brasile nei Mondiali del 1994. Dopo un ritorno senza gloria sulla panchina rossonera, Sacchi tentò il successo in Spagna, all’Atletico Madrid, ma fu proprio là che ebbe il primo crollo. Dopo appena sette mesi di lavoro, il 14 febbraio del 1999 diede le dimissioni, annunciando anche il ritiro dal mondo del calcio ad appena 52 anni. Il motivo? «Sono esausto. Non ho niente da guadagnare, lascio il calcio per sempre». L’amore per il pallone era però troppo forte e così, meno di due anni dopo, accettò l’offerta del Parma. Anche in questo caso l’avventura durò poco: il 31 gennaio del 2002 il tecnico annunciò le proprie dimissioni irrevocabili. Da allora Sacchi non ricoprì più la carica di allenatore, ma fu dirigente nel Parma stesso prima e nel Real Madrid poi, fino alla chiamata della Figc dopo un breve periodo di pausa in cui si dedicò alla famiglia.

 

Lo stress, rivale di tanti sportivi. L’alto livello adrenalinico con cui molti sportivi vivono la propria professione, a lungo andare può logorare. La ricerca del perfezionismo, da alleata, diventa così acerrima nemica, diventa stress. Arrigo Sacchi non è l’unico protagonista del mondo dello sport ad aver alzato bandiera bianca davanti alla fatica mentale. Suo collega, altrettanto vincente, è Pep Guardiola, artefice del Barcellona che ha fatto innamorare milioni di appassionati calciofili nel mondo. Dopo aver allenato per quattro anni il club catalano, il tecnico decise di dare le dimissioni e prendersi un anno di pausa perché logorato dalla tensione. Dal 2013 è l’allenatore del Bayern Monaco. Altro protagonista del calcio a soffrire particolarmente la pressione mentale è il fuoriclasse argentino Lionel Messi, il quale, in più di un’occasione, ha sofferto durante le partite di conati di vomito nervosi. Chi meglio lo conosce ha parlato di “episodi stressogeni” di cui sono spesso vittima gli atleti, come dimostra anche la campionessa azzurra di nuoto Federica Pellegrini, che durante le gare dei 400 metri stile libero è stata più volte vittima di attacchi di panico. La paura, causata dall’eccessiva pressione, ha colpito, in più di un’occasione, anche Carolina Kostner, pattinatrice artistica dal talento cristallino, che ha perso diverse medaglie proprio per questo motivo. Chi invece ha deciso di lasciare per sempre (almeno fino ad oggi) il proprio sport perché non più in grado di sopportare lo stress è Casey Stoner, campione del mondo di Moto Gp, che dopo aver raggiunto il picco più alto della propria carriera ha deciso di ritirarsi e dedicarsi interamente alla famiglia e al suo ranch nelle lande australiane. Lo stress, talvolta, è veramente l’unico avversario in grado di battere i più grandi campioni.