Salvini apre alla crisi di governo
e rimane con il cerino in mano

E ora cosa succede? Salvini spinto dai suoi e dalla base ha detto senza sfumature che la maggioranza non c’è più. Ma non basta neppure una dichiarazione di questo tipo per rendere formale la crisi. Ci vuole un passaggio istituzionale e qui c’è il primo scoglio sul percorso verso scioglimento delle camere ed elezioni. Salvini vorrebbe che Giuseppe Conte, preso atto di quello che è maturato dopo il voto sulla Tav, salisse al Quirinale e rassegnasse le dimissioni. Ma Conte non ha nessuna intenzione di fare il passo e vuole che sia un voto parlamentare a sfiduciare il suo governo. Insomma lascia il cerino della crisi in mano a Salvini. Il leader della Lega ha messo in conto questo passaggio ed è per questo che con fare decisamente rude ha ricordato a deputati e senatori che le ferie non sono un dogma, che milioni di italiani a ferragosto lavorano e che quindi anche gli onorevoli per una volta potrebbero fare questa esperienza… (Camera e Senato sono infatti chiusi sino a settembre). C’è un tema di tempi: per andare ad elezioni a ottobre bisogna che le Camere siano sciolte nelle prossime settimane. La battaglia dei tempi è una battaglia di nervi. Più sono brevi più giocano a favore di Salvini. Tocca ai presidenti di Camera e Senato fissare le convocazioni. Salvini li ha incalzati presentando la mozione di sfiducia a Conte: il regolamento della Camera prevedrebbe che in questi casi il voto sulla mozione sia messo in scaletta non prima di tre giorni e non oltre i 10. Quindi entro il 20 agosto verrebbe decretata la fine del governo.

 

I 5Stelle schiacciati in questa tenaglia sono spaesati. Maggioranze alternative sono ormai impossibili e l’ipotesi elettorale rischia di essere una Waterloo. Hanno pochi spazi di manovra per resistere all’offensiva di Salvini. Per questo l’ipotesi più probabile è quella che una volta sancita la crisi Mattarella faccia le consultazioni di routine per verificare che non ci sono altre maggioranze possibili e quindi indire le elezioni in un arco di tempo che va dai 40 ai 70 giorni. Arrivare al voto nella prima metà di ottobre significherebbe avere un governo in grado di varare la manovra e di sterilizzare il temuto aumento dell’Iva.
Il voto, che maggioranza consegnerà all’Italia? Ci sono pochi dubbi che Salvini parta favoritissimo. I sondaggi lo danno al 36% ed è partito con la campagna elettorale prima di tutti gli altri, grazie al tour nelle spiagge italiane. In questo modo ha preso in contropiede tutti, compreso Matteo Renzi che ormai si era assestato sull’idea del voto a primavera e aveva fissato l’appuntamento della Leopolda a fine ottobre. Salvini ha tutta l’aria di voler andare da solo, facendosi dare un mandato dal voto e cercare poi alleanze in Parlamento per un governo che abbia numeri ancora più forti. Se Salvini però si convincesse a presentarsi con una coalizione facilmente supererebbe l’asticella del 40% e si blinderebbe con la maggioranza assoluta dei seggi. Sul cammino verso il voto però pesa un’altra incognita: quella dei mercati finanziari. Già oggi lo spread è volato a quota 240: un avvertimento che non può non inquietare. Il rischio è che si debba scegliere tra un leader popolare, ma dalla vocazione autoritaria e un sistema economico globale che guarda all’Italia come a una colonia.

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