Ma che scempio alla Popolare!

Entro lunedì mattina alla Popolare, la mia banca da circa quarant’anni, e rimango senza parole. Ma dove sono finiti i gloriosi banchi al centro della sala, così ben sistemati da anni, con la penna, la sedia, quel profumo di legno? Quei banchi in perfetta sintonia con l’architettura di questo luogo, con gli sportelli disegnati a inizio Novecento, ormai senza tempo, simbolo stesso di un certo modo di fare la banca, di fare una buona banca, a Bergamo?

Sono rimasta allibita. Al posto di quel rassicurante legno, di quel senso di storia e di coerenza, c’erano tavolini e poltroncine che sembravano uscite dall’Ikea. Niente contro l’Ikea, per carità. Ma che cosa c’entra con questi archi, queste colonne, capitelli, con questo senso della storia? Nulla. Nella sala c’è un gran senso di vuoto e queste poltroncine arancioni sembrano dei marziani a quattro gambe e quei tavolini bianchi di plastica appaiono come i loro dischi volanti. Parlo con un impiegato allo sportello, chiedo lumi, ma dice di non sapere niente, di avere trovato la sorpresa anche lui in questo lunedì mattina e anche lui è sconcertato. Ma che è ’sta roba? «È il nuovo modo di fare banca che viene avanti», risponde. Già, altre banche si presentano così. Viene in mente “Che banca!”, quella tutta gialla con i salottini, ma quella è un’altra cosa, tutta moderna, coerente con la sua modernità. Forse è un modo per fare scappare i clienti, per dirottarli con la bruttezza verso la banca online.

E i clienti sono spaesati, sbigottiti. Fra gli altri c’è Maria Luisa Nicheli, ex docente di Lingue, donna di grande cultura, si guarda attorno, dice soltanto: «Ma che senso ha questo cambiamento?». E poi entra Manuela Bandini, docente di Storia dell’arte al Lussana, tra i maggiori esperti a Bergamo, in materia. Anche la docente non si capacita, parla di una frattura violenta di stile, di un’assoluta mancanza di coerenza, di un’inutile modifica che rende brutto il salone della nostra banca. Perché questa frattura violenta? Ha effettivamente il significato che ispira, cioè la distruzione di una sintonia buona con il tempo, con la tradizione di una banca che, nei limiti del possibile, ha sempre vantato un certo attaccamento a valori di onestà?

Nel BergamoPost in edicola da venerdì 17, un nuovo capitolo sullo “scempio” alla Popolare.

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