Scuola, niente più compiti a casa
Una sperimentazione già partita

La sperimentazione avverrà a Biella, Verbania, Trapani, Milano e Torino. Hanno aderito 36 classi del territorio per un totale di 85 insegnanti e 699 allievi, tra elementari e medie. Obiettivo, eliminare i compiti a casa. È una proposta lanciata dal pedagogista, nonché funzionario del Ministero, Raffaele Ciambrone che quest’anno diventa realtà diffusa. Infatti la sperimentazione era già partita dalla rete delle scuole biellesi che comprende 25 realtà, e ora viene estesa in tutta Italia. Il progetto sarà portato avanti con la supervisione di un gruppo di professori di metodologia dell’Università di Salerno.

 

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La riorganizzazione scolastica. Concretamente quali cambiamenti porterà nella vita dei giovani allievi? Abbastanza profondi, almeno per quanto riguarda l’organizzazione del tempo scolastico: per i ragazzi l’orario non cambia, però affrontano la loro lezione seguendo per una o due settimane lo stesso argomento portato avanti dai docenti in maniera interdisciplinare. In pratica, un periodo fanno italiano, poi si dedicano alla matematica riuscendo a coinvolgere però anche i maestri o i professori (per quanto riguarda le medie) che fanno le altre materie.

Ovviamente i compiti sono parte integrante di questo processo: si fanno insieme in classe. «Abbiamo strutturato il tempo scolastico in modo da far studiare ai nostri alunni per due settimane lo stesso macro-argomento, che viene trattato anche dalle altre colleghe in un’ottica interdisciplinare», ha spiegato Susanna Rolando, una delle insegnanti delle primarie biellesi coinvolte nel progetto. Il principio è semplice: l’argomento che gli alunni studiano viene affrontato e concluso in tempi brevi e le conoscenze vengono consolidate. Poi, come ha spiegato la preside dell’Istituto biellese pioniere in questa sperimentazione, l’istituto comprensivo di Mongrando, «a casa c’è solo una revisione personale. Il lavoro post scuola è decisamente più leggero. I genitori sono felici, hanno reagito bene».

 

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Le reazioni. Il sito specialistico Orizzonte scuola ha voluto tastare il punto di vista dei genitori lanciando la domanda sulla sua pagina di Facebook. Il fiume di commenti arrivati attesta che la questione tocca un nervo scoperto del rapporto tra famiglia e scuola. Scrive ad esempio Anna Ra: «Così si deresponsabilizza il genitore, il bambino, e investire la scuola di compiti e gestioni che non le competono! Il bambino deve tornare a casa, respirare aria di famiglia, imparare a studiare in autonomia, e trovare il giusto tempo per far tutto». Opposto il parere di un altro genitore, Gaspare Pistelli: «La trovo un’idea eccezionale, purché abbia un senso e una durata non eccessiva dei tempi. Per i bambini ci sarà più tempo per altre attività a partire dallo sport». Maurizio Parodi racconta la sua soddisfazione: aveva infatti lanciato una petizione per l’eliminazione dei compiti a casa sulla piattaforma change.org, raggiungendo ben 24mila firme di adesioni. Dall’Olanda Sabrina Alaimo si dice favorevole: racconta che i suoi figli sono a scuola sino alle 15 e sino a 9 anni arrivano casa liberi da altri impegni di studio. Del resto in Europa il “niente compiti a casa” (per quanto riguarda le primarie) sta diventando una regola. E a partire da Biella anche l’Italia sta pensando di adeguarsi.

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