A scuola senza shorts e rossetto
La proposta di una preside

Ci voleva una donna preside per osare quello che ha osato Valeria Fantino, dirigente di due scuole medie dell’istituto comprensivo Centro Storico di Moncalieri, nella prima cintura di Torino. Dal prossimo anno i 400 ragazzi della scuola Canonica e della scuola Nino Costa dovranno rispettare precise regole riguardo all’abbigliamento con il quale si presentano in classe.

Il sondaggio su Facebook. La professoressa Fantino ha lanciato l’idea con molta decisione, ma anche per saggiare le reazioni. Ha messo sulla pagina Facebook della scuola questo quesito: «Chi sarebbe d’accordo nel vietare canotte, shorts e minigonne cortissime a scuola? Si deve favorire la consapevolezza che ogni luogo ha il proprio codice di comportamento e di abbigliamento: insegnando un minimo di rispetto e di buon gusto. Ovviamente mi riferisco anche ai jeans a vita bassa che mostrano le mutande». Il risultato è stato un plebiscito di sì alla sua proposta. Così ha deciso di stringere i tempi e di passare ai fatti, sottoponendo la proposta al Consiglio d’istituto perché venga introdotta nel regolamento.

 

 

Un impegno educativo. In cosa consistono queste nuove indicazioni sull’abbigliamento? Qualche esempio lo ha indicato la stessa preside con un’intervista a La Stampa: «È giusto per le ragazzine sperimentare, ma a scuola non si arriva truccate come ventenni al sabato sera. Nel nuovo regolamento ci sarà richiesto di evitare rossetti pesanti o fondotinta da abbronzatura». E i ragazzi come la prenderanno? La professoressa fa capire che c’è da costruire anche un percorso formativo, ma che i tempi sono maturi per costringere tutti ad affrontare la questione. «Nelle scuole medie», spiega Valeria Fantino, «i ragazzi cominciano a capire come funzionano certi meccanismi e noi tutti siamo responsabili della loro formazione ed educazione tra queste cose c’è anche l’importanza di capire che ogni luogo ha una forma da rispettare. Se oggi vengono a scuola con i pantaloni strappati o le minigonne, domani non capiranno che a un colloquio di lavoro o in un ufficio ci si deve presentare indossando un abbigliamento opportuno».

Tutte le altre scuole. Quello di Torino non è il primo caso. Da anni i presidi si trovano ad affrontare, soprattutto negli ultimi mesi “caldi” di scuola il tema dell’abbigliamento disinibito di ragazze e ragazzi. Settimana scorsa in un istituto di Milano, il dirigente scolastico del Leonardo da Vinci ha inviato una circolare alle famiglie ricordando che le alunne e gli alunni devono evitare di andare in classe con pantaloncini, canottiere, bermuda e ogni altro capo di abbigliamento inadeguato al contesto scolastico. L’ennesimo dress code deciso da un dirigente scolastico. Un sito specializzato, skuola.net, ha mappato le iniziative per arginare le minigonne di maggio.

 

 

Trendy, non kitsch. Ma a Moncalieri si è fatto qualcosa di più. Il codice è stato proposto come regola per essere davvero trendy prima che come divieto. Tant’è che la preside ha lanciato un’idea in avanti: invitare uno stilista a scuola, che racconti come ci si possa abbigliare in maniera alternativa, anche in rapporto alla propria corporatura e fisionomia. «Un professionista», ha detto, «può insegnare come essere trendy, senza per forza trascendere nel cattivo gusto. Credo che ai ragazzi piacerà».

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