Sigarette e divieti, che cosa cambia
(tra pacchetti “horror” e cifre shock)

Lo Stato è pronto a sferrare un nuovo attacco ai fumatori italiani. La data da segnarsi è quella di lunedì 12 ottobre, quando il Consiglio dei ministri discuterà il Dlgs messo a punto negli scorsi mesi da ben quattro ministri (Salute, Agricoltura, Economia e Sviluppo Economico) su indicazione della direttiva Ue 2014/40. Sì, perché i 31 articoli di cui consta il decreto non sono altro che l’applicazione di norme indicate espressamente dall’Europa, sempre più convinta di allineare le normative nazionali sul fumo dei Paesi membri. Venerdì 9 ottobre i tecnici hanno limato i dettagli finali, in modo tale che tutto sia pronto per il via libera. L’iter deve concludersi espressamente entro il marzo 2016, data limite posta dalla stessa Ue per la ricezione della sua direttiva. Ma cosa prevedono, nello specifico, gli articoli del Dlgs? Ce n’è un po’ per tutti.

 

 

I nuovi pacchetti “horror” (ma solo da 20). Oltre a fissare le regole su autorizzazioni, ingredienti, carico di nicotina e catrame, che restano praticamente identiche a quelle già in vigore, il principale cambiamento andrà a toccare formato e packaging delle sigarette. Innanzitutto il formato da 10 verrà eliminato, perché ritenuto uno stimolo al consumo per i più giovani. I pacchetti saranno quindi di «almeno 20 sigarette», indicazione che non esclude lo sbarco in Italia di formati diversi già presenti in altri Stati, tipo quello da 25/30 sigarette. Sarà vietato, per i produttori, inserire nella lavorazione sapori e aromi che provochino il desiderio di fumo e affini. Anche per il drum (il tabacco per le bionde fai-da-te) arriva una piccola rivoluzione, con pacchetti che potranno contenere «non meno» di 30 grammi di tabacco trinciato.

Il vero cambiamento, però, riguarderà il packaging: circa il 65 percento di ogni pacchetto sarà occupato da specifici messaggi sulla salute. Oltre alle avvertenze per l’uso, già oggi presenti, i pacchetti verranno “arricchiti” dai cosiddetti pittogrammi, ovvero le immagini shock di malati oncologici, che figureranno su entrambi i lati del pacchetto. Non più solo scritte dunque, ma anche immagini tese a educare e informare i tabagisti. Ma non è tutto: le nuove confezioni prevedono anche la presenza dell’indicazione del numero verde dell’Osservatorio sul fumo dell’Istituto Superiore di Sanità (800554088), affinché chi ritenesse di aver bisogno di aiuto per smettere possa subito trovare un appoggio concreto.

 

 

Tracciabilità e divieti. Altra importante novità, tesa a rafforzare la lotta al contrabbando e, quindi, anche gli introiti del Fisco, è la tracciabilità studiata per ogni singolo pacchetto. Le confezioni, infatti, dovranno essere tutte contrassegnate da un «identificativo univoco», una sorta cioè di codice, di “carta d’identità” del bacchetto che permetta di monitorare l’intera catena di distribuzione e di vendita dei prodotti da fumo. Parallelamente scatteranno anche nuovi divieti, in particolare quello che negherà il diritto di fumarsi una sigaretta in auto alla presenza di una donna gravida o di un minore di 18 anni. Le sigarette dovranno restare spente anche nei dintorni degli ospedali e dei luoghi di cura. Bisognerà capire come verrà concretizzato, nei fatti, il termine “dintorni”.

Sigarette elettroniche. Il tema dell’e-cig e dei bruciatori di nuova generazione è stato uno dei più dibattuti, in particolare perché i produttori di sigarette elettroniche hanno instaurato un duro muro contro muro con le autorità, rischiando più volte la rottura delle trattative per trovare una normativa che accontentasse tutte le parti in causa. Difficile dire se il compromesso sia stato trovato realmente, fatto sta che il Dlgs toccherà anche il fumo 2.0. Come? Prevedendo innanzitutto il divieto di vendita ai minorenni per quei prodotti che usano nicotina, e instaurando l’aggiunta di requisiti di sicurezza (come chiusure a prova di bambino e di manomissione) per limitare il rischio di ingestione. Dovranno poi avere allegato un foglietto di istruzioni contenente controindicazioni e avvertenze e informazioni sugli effetti nocivi e sulla capacità di indurre dipendenza. Non meno importante la norma che prevede il divieto di pubblicità non solo per le sigarette classiche, ma anche per le e-cig.

 

 

Sanzioni e numeri (di Stato). Tutto ciò non avrebbe senso se per ogni violazione non fosse prevista una sanzione. E stiamo parlando di sanzioni belle toste: quelle per i produttori possono arrivare fino a 150mila euro, quelle per i tabaccai fino a 5mila euro e il ritiro della licenza. Tutto questo per un unico obiettivo, cioè difendere la salute. Perché i numeri legati al fumo sono impressionanti: in Italia i tabagisti sono circa 10,3 milioni (il 19,5 percento della popolazione) sui 52,3 milioni di abitanti con un’età superiore ai 14 anni. Questa fetta di popolazione si divide in 6,2 milioni di uomini e 4,1 milioni di donne. Il 70 percento inizia a fumare prima dei 18 anni e il 94 percento addirittura prima dei 25 anni. Solo nell’Ue si contano 700mila decessi l’anno per malattie legate al fumo, che costano ai servizi sanitari nazionali non meno di 25 miliardi (e altri 8,3 come perdita di produttività). L’intento, con queste nuove norme, è di abbassare la dipendenza da nicotina del 5 percento, con un risparmio di circa 506 milioni di euro per l’assistenza sanitaria. Numeri ufficiali, chiari e netti.

Meno chiari e netti sono invece i numeri legati ai guadagni che ogni anno lo Stato ha dal mercato del fumo. Sì, perché quando si parla di tabagismo non si può dimenticare che sigarette e affini sono gestite proprio dallo Stato. Trovare un dato ufficiale sugli introiti legati al fumo è complicato. Partiamo col dire che su ogni pacchetto di sigarette venduto, al tabaccaio va giusto il 10 percento della cifra pagata; il 14,5 percento circa va al produttore; il resto tutto allo Stato. Il quale poi incasserà un’ulteriore somma da tabaccai e produttori per le tasse sui loro guadagni complessivi. Un’indagine compiuta dal programma Report nel 1999 attestava a 17mila miliardi di lire i guadagni dell’erario. Oggi, stando alle stime per il 2014, ci si aggira sui 20 miliardi di euro. Una cifra enorme, pari a una finanziaria. Per questo da un lato si invita a smettere di fumare ma dall’altro si continua a permettere la vendita delle sigarette: a nessuno conviene che tutti i tabagisti dicano addio al fumo. Report, 16 anni fa, chiamava questo atteggiamento «ipocrisia di Stato»: certe cose non cambiano mai.

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