Un malore improvviso al mare
Il cane Dora allerta i familiari

Esce di casa per portare a spasso la cagnolina del nipote. Percorsi 300 metri viene colto da un malore, un arresto cardiaco che, purtroppo, gli sarà fatale. È morto per un infarto fulminante, poco prima di pranzo il giorno di ferragosto, Giuseppe Muschio, 54 anni, operaio nell’azienda di trattori «Same» di Treviglio, che da vent’anni abitava ad Arzago. Muschio si trovava in vacanza a Mentone, la località balneare francese sulla Costa Azzurra, in compagnia della madre Teresina Merisio, 85 anni, del nipote Massimo e dell’amato pronipote Mattia. La tragedia si è consumata intorno alle 12.30 e a dare l’allerta ai familiari del 54enne è stata proprio la cagnolina Dora, un meticcio di 10 anni che, tornata a casa sola ha condotto il padrone Massimo sino al luogo dove lo zio si era sentito male accasciandosi al suolo. Quando il nipote Massimo l’ha raggiunto, sul posto c’erano già due ambulanze e sanitari che si sono prodigati per oltre mezz’ora nel tentativo di rianimare l’uomo. Invano. «Nonostante i tentativi di rianimarlo, per Giuseppe non c’è stato nulla da fare. E’ stato un infarto fulminante», ha spiegato sconsolato il fratello maggiore Alessandro, che abita nella villetta a schiera di via Quarterone di fianco alla casa in cui Giuseppe abitava con l’anziana madre. L’operaio 54enne non aveva problemi di salute e nulla lasciava presagire un così tragico epilogo.

 

 

«Mio fratello aveva trascorso la mattinata in spiaggia, giocando con l’amato nipotino Mattia – ha proseguito Alessandro – Salito in casa, prima di pranzare, era uscito con la cagnolina Dora per portarla a spasso quando ha accusato il malore». Giuseppe aveva percorso trecento metri, costeggiando i campi da tennis di Mentone e imboccando una vietta laterale. Si è sentito male lì e si è accasciato a terra. Un passante che lo ha notato ha lanciato l’allarme ai sanitari francesi. «Stavo preparando il pranzo quando ho sentito la cagnolina abbaiare – ha raccontato il nipote Massimo – In un primo momento ho pensato che fosse rincasata con lo zio, ma Dora continuava ad abbaiare con insistenza. Aperta la porta, la cagnolina era lì, sola, e ho compreso che era successo qualcosa. Appena le ho messo il guinzaglio ha iniziato a tirarmi. L’ho assecondata e, percorsa la strada che aveva appena fatto, mi ha portato sino alla stradina in cui zio Giuseppe si era sentito male. Sul posto c’erano già le ambulanze. I sanitari si sono prodigati a lungo, per più di mezz’ora, cercando di fare il possibile per rianimarlo». L’attacco cardiaco non ha dato scampo all’operaio 54enne e per il nipote Massimo è stato un duro colpo. «Ho avvisato mio padre in Italia – ha continuato – e, come mi hanno consigliato anche i medici francesi, ho aspettato il suo arrivo a Mentone per dirlo alla nonna. Non volevamo turbarla, le ho spiegato che lo zio non si era sentito bene e l’avevano portato in ospedale per dei controlli». E’ toccato al figlio Alessandro dare la tragica notizia alla madre. «Con Giuseppe lei era molto legata – ha concluso Alessandro – Da vent’anni vivevano insieme, da quando ci siamo trasferiti ad Arzago. La mia è una famiglia di agricoltori, originaria di Fontanella, e per anni abbiamo vissuto a Cascine San Pietro dove lavoravamo come agricoltori. Giuseppe, infatti, era nato a Cassano. Lasciato il lavoro nei campi, entrambi siamo stati presi a lavorare in “Same”. Io sono già in pensione, lui avrebbe dovuto ricominciare il lavoro martedì». Martedì 22, nel pomeriggio, nella chiesa parrocchiale del paese si sono svolti i funerale del 54enne. La sua salma, sbrigate le pratiche con il Consolato italiano in Francia, era arrivata il giorno prima nell’abitazione di Arzago.

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