Una Dea che fa saltare dalla gioia

Metti un pomeriggio a Verona, il sole alto nel cielo e un freddo polare ad inchiodare le ossa. Pensa all’Arena, all’Adige e alla casa di Giulietta. Benissimo, a ‘sto giro non c’entrano nulla. Certo, sono dettagli caratteristici di una città che merita di essere visitata, anche con un carrello di bolliti a riempire la pancia. Ma per i 1.070 tifosi dell’Atalanta che hanno scelto di vivere la prima domenica di Serie A al seguito della squadra di Gasperini lo spettacolo vero, puro e cristallino è stato in campo.

L’autostrada verso Est, con Tamara e mamma Lucia. L’appuntamento, questa volta, era alle 12 con due compagne di viaggio speciali: Tamara e mamma Lucia a Verona per vedere l’Atalanta non c’erano mai state. Partiamo verso mezzogiorno e dopo una breve tappa a Bergamo per caricare il collega Giacomo Mayer (con soli 5 minuti di ritardo sulla tabella di marcia, stavolta son stato bravo) i pochi chilometri che separano casa dallo stadio scorrono via veloci. Tamara è carica sulla sua carrozzina nuova fiammante, mamma Lucia non smette di tenerle la mano e, nonostante il freddo pungente, la voglia di vedere nuovamente la squadra di Gasperini è alle stelle. Il loro sorriso delle 13.30 diventerà ben presto un fiume di belle emozioni. Una volta arrivati allo stadio, le due sostenitrici orobiche partono alla ricerca del “Bigoncio 6” dove ritirare gli accrediti. Dentro lo stadio troveranno anche Lissa, Sara e Massimo più altri amici della Dea giunti a Verona per testimoniare lo spettacolo.

La piccionaia nerazzurra e il ristoro a macchinetta. Da Bergamo, come detto, sono arrivati in 1070 e sono stati sistemati nella parte più alta della Curva del Verona. Considerando anche Giorgio, Marco e altri nerazzurri sparsi in giro per la tribuna, è facile contare oltre un migliaio di tifosi della Dea. Il motivo per cui la maggior parte dei tifosi sia stata cacciata lassù, dove forse fa pure più freddo, non è dato saperlo, ma quello che colpisce è il contesto desolante di uno stadio che (atalantini a parte) è ancora più ghiacciato di quanto si possa immaginare. Dentro la pancia dell’impianto veronese, nella zona riservata alla stampa, una gentile signorina con passo deciso si presenta con le formazioni, ma l’ospitalità gialloblù per chi deve raccontare la partita è la peggiore trovata negli stadi di tutta l’Italia. Un po’ d’acqua? Qualcosa da mangiare? Un caffè? Niente di pronto, solo due belle macchinette automatiche piazzate vicino alla porta d’ingresso. Avete presente? Proprio come quelle che si trovano in ospedale, caffè caldo (e pure buono a ben guardare), ma nulla a che vedere con San Siro, lo Stadium o molti altri.

 

 

Il silenzio clivense e il trasporto orobico. Mai come questa volta nelle ultime stagioni, nonostante la trasferta, sembra di essere a Bergamo. Arriviamo in Tribuna Stampa a ridosso del fischio d’inizio, sotto la nostra postazione una schiera di giovanotti e signorine rigorosamente over 65 (ma pure over 75 in alcuni casi) ci fanno sentire per un attimo in qualche circoletto locale, ma basta aprire le orecchie e ascoltare la musica nerazzurra per sentirsi a casa. Le squadre entrano in campo e se non fosse per i cori “made in BG” nessuno se ne accorgerebbe. Dalla piccionaia, per tutto il primo tempo è un continuo di cori e incitamenti e la Dea domina in lungo e in largo. Oltre a tutti i vessilli atalantini che sempre più si notano lontano da Bergamo, due drappi bianchi catturano l’attenzione. Il primo è grande, posizionato al centro e chiede a Percassi di fare il bravo («Don Antonio de Clusù ora fai il bravo tu») mentre il secondo, poco sopra, recita la scritta «Claudio Libero» ed è chiaramente dedicato a Claudio “Bocia” Galimberti, condannato recentemente agli arresti domiciliari. Considerando che la Bergamo Ultras non va in trasferta, due striscioni così sono una novità rispetto al recente passato.

Il 3-0, quelli che se ne vanno e il vin Brulè. Gomez due volte e Conti portano il risultato sul 3-0 quando non è ancora arrivato il fischio di fine primo tempo. Come a Reggio Emilia con il Sassuolo, più che ad una sfida di Serie A pare di assistere ad un’amichevole del giovedì, ma se in questa prima parte di stagione noi bergamaschi siamo abituati a vedere un’Atalanta così bella, è significativo registrare i commenti dei signorotti imbacuccati che siedono in Tribuna Centrale. Al 43’ del primo tempo una decina di tifosi del Chievo lascia lo stadio scuotendo il campo e uno mormora: «Troppo forte questa Atalanta». Mentre arriva il fischio finale di La Penna (a proposito, due rigori così non si possono non fischiare), i più audaci decidono di riscaldarsi con un bel bicchiere fumante di vin brulè alle spalle della postazione riservata alla stampa. Il profumo che arriva è delizioso, ma per evitare di perdere il filo di una domenica pazzesca da raccontare con piena cognizione di causa, evitiamo di partecipare alla bevuta. I commenti che arrivano, però, sono a dir poco entusiasti.

La maledizione di Petagna e Freuler, che risponde a Pellissier. Dopo il riposo, la partita continua come nel primo tempo e l’Atalanta macina calcio come nessuno poteva immaginare. La prestazione della squadra è fantastica, il video dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio con un’indicazione ben precisa: l’obiettivo è fare gol, non vedere il centravanti che fa gol. Già, perché per un Petagna così, che per un paio di volte ha pure pensato di snaturarsi e cercare forzatamente la conclusione, è bene fare un discorso a parte. Se continua a giocare come a Verona, non importa quando inizierà a segnare. Dal settore ospiti, per almeno quattro volte, si sono levati cori decisi, organizzati e fortissimi a favore del numero 29 triestino. La sua prestazione è mostruosa, Gasperini e i compagni spesso lo applaudono e lui risponde pure con un cenno della mano. Dopo il gol (in netto fuorigioco) di Pellissier, il numero 29 atalantino si inventa letteralmente l’azione che porta al 4-1 con buona pace dello svizzero Freuler che insacca il secondo gol stagionale.

 

 

Gasperini salta e Bergamo sogna. Verso la fine, con i riflettori dello stadio a illuminare d’immenso la prestazione dell’Atalanta, i bergamaschi chiedono a Gasperini di saltare con loro. Dopo svariate richieste di portare la squadra in Europa, ecco la molla che scioglie la trance agonistica dell’uomo di Grugliasco. È il minuto 89’, il mister ascolta l’invito della sua gente e risponde con alcuni saltelli sul posto che scatenano l’applauso. Tutto molto bello, direbbe Pizzul. Al fischio finale, lo stesso tecnico prima abbraccia calorosamente quasi tutti i suoi ragazzi e poi osserva da lontano il salto sotto il settore ospiti. Mentre Petagna si prende a Sky i complimenti che vanno al migliore in campo, i giornalisti rientrano a scrivere al caldo della sala stampa, dove il tecnico arriva felice. I giocatori sfilano in zona mista e posano per foto e autografi con Massimo, Tamara e gli altri ragazzi all’uscita del tunnel degli spogliatoi. Tutto perfetto, tutto bellissimo, compreso il viaggio di ritorno senza un briciolo di traffico. Ora solo un paio di giorni e poi via di nuovo a Torino con la Juventus. Come andrà a finire? Ci penseremo, adesso godiamoci lo spettacolo di Verona ancora un po’.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.