Vado in Lombardia per farmi curare
Dal Sud sempre più migranti sanitari

Ogni anno ottocentomila persone in Italia si spostano per trovare cure migliori. È il fenomeno dei migranti sanitari. Secondo un rapporto del ministero della Salute, nel 2016 oltre mezzo milione di ricoveri per malati acuti in regime ordinario sono avvenuti fuori dalla regione di residenza. Questo vuol dire che un quarto dei calabresi e oltre un quinto dei siciliani si sono trasferiti per trovare una struttura sanitaria affidabile in cui farsi curare.

Secondo una ricerca del Censis (commissionata dalla Onlus Casa Amica) il 12 per cento dei pazienti migranti si sposta a non più di cinquanta chilometri da casa, uno su quattro non supera i cento ma quasi altrettanti (il 23 per cento) ne macinano più di quattrocento. Quasi metà dei migranti sanitari non sono motivati dall’assenza di alternative, ma dalla ricerca di cure di qualità, perlopiù non giustificate da patologie gravi. Il 26 per cento dei “migranti sanitari” – più di uno su quattro – si sposta invece per necessità: nella sua regione non trova cure adeguate o i tempi d’attesa sono troppo lunghi. In questo caso il flusso è soprattutto da Sud a Nord. Ed è un flusso che ha costi alti per chi se lo sobbarca: i pazienti infatti si ritrovano ad affrontare, oltre alla malattia, trasferimenti lunghi e costosi. L’85 per cento dei migranti a lunga distanza ha un accompagnatore, uno su tre ha speso oltre cinquecento euro per l’alloggio e oltre cento per il vitto, il 12 per cento s’è dovuto assentare dal lavoro.

 

 

Ma non ci sono solo i costi individuali. Infatti un’inchiesta realizzata da Federico Fubini per il Corriere della Sera svela quali spostamenti di risorse avvengano tra la zona più debole del Paese verso la più ricca, in particolare Lombardia ed Emilia. Infatti, quando un malato si sposta da una regione all’altra per farsi curare, i costi vengono caricati sulla regione di provenienza. Così la Calabria ha un saldo negativo di 319 milioni all’anno, la Campania di 302, il Lazio di 289.

Al contrario, la Lombardia recupera per le cure prestate a cittadini che vengono da fuori regione 808 milioni all’anno, seguita dall’Emilia con 357 e dal Veneto con 161 milioni. Per stare alla provincia di Bergamo, i ricoveri di pazienti non lombardi nelle strutture pubbliche o private accreditate ammontano a 15.180 (dati del 2016), per un totale di crediti che ammonta a 69.898.700 euro, all’incirca il 10 per cento del totale dei crediti della Lombardia. Al primo posto c’è Humanitas Gavazzeni con 24.307.734 euro di crediti per 3.538 ricoveri.

 

 

E non sono solo le regioni meridionali a generare queste migrazioni sanitarie. A Milano arrivano ogni anno anche migliaia di piemontesi, mentre la metà dei pazienti liguri bisognosi di cure chemioterapiche preferiscono venire in Lombardia: infatti metà delle chemio somministrate in Lombardia sono destinate a cittadini di altre regioni. Particolarmente significativa è la migrazione dei minori: le malattie pediatriche spesso prevedono periodi di permanenza lunghi, perché relativi a patologie complesse, e il coinvolgimento di entrambi i genitori, i quali, più frequentemente che nei casi di pazienti adulti, i cui accompagnatori sono spesso pensionati, hanno maggiori problemi legati al lavoro. Per questo è preziosa l’attività di Casa Amica, un’associazione nata da una donna che abitando nei dintorni dell’Istituto dei Tumori a Milano notava ogni giorno tante persone dormire sulle panchine dei giardini: erano i parenti che non potevano permettersi di pagare un posto letto. Così Lucia Cagnacci, questo il nome della donna, ha preso l’iniziativa e oggi Casa Amica garantisce centinaia di posti letto ai migranti sanitari a Milano, Lecco e da poco anche a Roma. Un vero miracolo di generosità e auto-organizzazione all’italiana. Che anche Bergamo vanta da decenni.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.