Il vergognoso schiaffo della Carrara
all’uomo scopritore del Mantegna

È una di quelle notizie alle quali si fa fatica a credere. Il Consiglio di amministrazione dell’Accademia Carrara ha deliberato un premio di cinquemila euro per Giovanni Valagussa. Ma come: solo cinquemila euro allo scopritore del quadro del Mantegna conservato nei depositi della pinacoteca, fino a quel giorno considerato niente di più di una delle tante opere anonime di fine Quattrocento-primi Cinquecento? Ed è vero che a Valagussa non è stato affidato l’incarico di redigere gli altri volumi del catalogo – dopo che ha realizzato il primo relativo al XIV e XV secolo – inerente il patrimonio della Carrara (si parla in totale di una decina di volumi)?

 

[Giovanni Valagussa, conservatore della Carrara e storico dell’arte]

 

Il caso suscita scalpore, anche perché il dipinto in questione è passato da una quotazione di qualche decina di migliaia di euro ai trenta milioni (si consideri che è stato inviato alla mostra di Londra, assicurato per trentacinque milioni di euro)! Esiste una norma dello Stato italiano per la quale, in caso di scoperta archeologica, allo scopritore viene assegnato il quaranta per cento del valore del reperto. Questa situazione è un po’ diversa, visto che il quadro faceva comunque già parte del patrimonio della Carrara ma se ne stava abbandonato nei suoi depositi, fra le altre mille e rotte tele, più i diecimila disegni, le incisioni e tutti gli altri oggetti che costituiscono il patrimonio nascosto della pinacoteca bergamasca, una delle più importanti del mondo. Quel patrimonio è stato tutto riesaminato e catalogato negli ultimi anni da Giovanni Valagussa: è in seguito a questo lavoro di ricerca attenta, di esame diretto di ogni opera, che è stato possibile scoprire il Mantegna. Studio meticoloso, coniugato all’intuito, al dubbio sistematico del ricercatore.

Ma come è possibile che il Consiglio di amministrazione di una realtà così importante abbia preso la decisione di dare a Valagussa una mancia che non ripaga – con tutta probabilità – nemmeno gli straordinari spesi nei mesi di lavoro? Lo storico dell’arte, infatti, ha impiegato almeno un anno e mezzo nella sola redazione e cura del catalogo, spesso lavorando anche il sabato, la domenica e oltre l’abituale orario, poiché doveva comunque svolgere gli altri compiti previsti dal suo ruolo di conservatore della pinacoteca. Già solo il conteggio di queste ore, probabilmente, supererebbe ampiamente i cinquemila euro del “premio”. La scoperta della paternità del dipinto avvenne nel marzo scorso, ma fu comunicata a maggio, dopo attente verifiche. Valagussa aveva intuito che quel dipinto anonimo era in realtà l’esatta metà di un’opera più ampia, per ragioni misteriose tagliata in un’epoca sconosciuta. Si è poi scoperto che, in effetti, quella…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 6 dicembre. In versione digitale, qui.

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