8 colonnelli della Lega a Bergamo

Chi sono gli uomini forti della Lega nella Bergamasca? A chi i militanti hanno affidato lo straordinario patrimonio di voti raccolto a maggio? Tra l’Adda e l’Oglio c’è la miniera d’oro della Lega. Alle Europee di maggio, a livello provinciale, il partito di Salvini ha raccolto il 51,1 per cento dei voti, più di un bergamasco su due. Un risultato incredibile se solo si pensa che quattro anni prima si era attestata al 20,49 per cento. Unico neo, se così si può dire, è stato il dato della città – dove comunque la Lega è cresciuta – con la sconfitta del suo candidato, Giacomo Stucchi, nella corsa a Palazzo Frizzoni. A Bergamo città, la ruspa di Salvini, pur col suo 32,4 per cento alle Europee, nello stesso giorno di votazioni ha dovuto lasciare il passo al caterpillar di Gori, raccogliendo “solo” il 21,7 per cento. Un problema storico quello della Lega a Bergamo, dovuto anche all’assenza di un personale politico all’altezza, pur avendo fin dall’inizio espresso uno dei capi storici del movimento, Roberto Calderoli, punto di riferimento a livello nazionale e che in Parlamento gode del rispetto di tutti.

Appena varcati gli stretti confini del capoluogo, il Carroccio ha invece sempre fatto sfracelli. Non a caso, la Bergamasca è quella che vanta il maggior numero di militanti, millecinquecento, pronti a scattare come un sol uomo ogni volta che Salvini chiama. A loro si aggiungono oltre quattromila sostenitori. Da decenni ormai la Lega bergamasca forma una classe dirigente che affonda le sue radici nel territorio e che si costruisce e si ricostruisce dal basso, stagione dopo stagione. Dalle sue fila sono usciti decine di sindaci e centinaia di amministratori. E questo radicamento nel territorio sta alla base della sua capacità di rinnovarsi e di sopravvivere alle intemperie, perfino dopo lo tsunami che non ha risparmiato neppure il padre fondatore, quell’Umberto Bossi che tutti dicevano essere la Lega stessa e che invece è stato “archiviato” senza che il Carroccio fermasse la sua marcia. Oggi il nuovo leader assoluto è Matteo Salvini, che l’ha trasformata in un partito nazionale, portandola a risultati impensabili perfino al Sud.

Dunque, un bergamasco su due vota Lega. Ma quali sono gli uomini forti del partito? Quali i più vicini al segretario federale, i volti nuovi e i “sempreverdi”? La domanda non è banale, perché nella nostra provincia da un anno abbondante la Lega non ha una guida in senso proprio. Dopo l’elezione al Parlamento nel 2018 dell’ultimo segretario provinciale, Daniele Belotti, il partito è passato attraverso due commissari: Enrico Sonzogni, bergamasco, che si è dimesso per candidarsi a sindaco di Algua (dove però ha perso), e Giulio de Capitani, lecchese. Le regole nel partito sono ferree. Chi si candida o viene eletto consigliere regionale o parlamentare non può più rivestire un ruolo dirigenziale nella Lega. Dal giorno della nomina, passa al servizio della sua segreteria provinciale, della sua sezione e della sua circoscrizione. De Capitani resterà in carica fino a quando Salvini darà il «là» alla trasformazione di quella che era la Lega Nord nel nuovo soggetto politico. Un tempo si diceva che la Lega fosse l’ultimo partito “stalinista” rimasto nel nostro Paese e in un certo senso è ancora così. Qui il ruolo fondamentale è quello del singolo militante. Ad esempio, in un paese, grande o piccolo che sia, un esponente del Carroccio non verrà mai candidato sindaco se il segretario e direttivo locale non sono d’accordo. La sezione locale conta tantissimo e solo nelle grandi città interviene la segreteria nazionale.

Certo, l’ultima parola spetta sempre a Salvini, ma la struttura è forte e rodata (a scendere ci sono la segreteria federale, quelle nazionali, quelle regionali, provinciali e le circoscrizioni, che si riuniscono una volta al mese) e non ha solo una funzione organizzativa bensì di rappresentanza del territorio. Per essere chiari, quando ci sono da scegliere i candidati per elezioni importanti, sono prima di tutto le circoscrizioni a indicare il nome gradito, poi intervengono i livelli superiori. Altro che Rete, insomma: il Carroccio è una macchina da guerra ben rodata e in Lombardia – e più in generale nel Nord -, è in grado di promuovere un’iniziativa politica in meno di due ore. E in un minuto, con un semplice messaggio WhatsApp, raggiunge duemila consiglieri comunali. Ecco perché il primo partito della Bergamasca vince anche senza figure carismatiche o grandi leader. Una volta che è chiaro chi sia il generale, dei buoni colonnelli sono perfettamente in grado di combattere sul terreno che è stato loro affidato. Noi, di colonnelli, ne abbiamo individuati otto, che oggi occupano diversi livelli di responsabilità a livello nazionale, regionale o provinciale: sono sei uomini e due donne. Ognuno di loro è, nella sua area geografica o per la sua competenza, un punto di riferimento. Sempre pronti a scattare in avanti o a fare un passo indietro.

I responsabili (il segretario della Lega regionale è Grimoldi, ex leader del movimento dei giovani padani) curano uno per uno gli iscritti, a partire da chi ha sempre “tirato il Carroccio”. Dopo 25 anni per lui è pronta una pergamena di ringraziamento: nelle grandi industrie la chiamerebbero fedeltà aziendale. Questa disciplina di partito spiega anche perché sia oggi Invernizzi, fra i parlamentari bergamaschi, quello che nell’ultimo periodo è emerso di più, nonostante non sia un uomo mediatico e sia restio alle copertine e ai comunicati stampa. La sua capacità di leggere le situazioni politiche e di valutare gli uomini, evidentemente, lo ha portato a diventare uno dei più vicini a Salvini. Ma ecco, uno a uno, tutti i colonnelli bergamaschi della Lega.

  • CRISTIAN INVERNIZZI – Segretario provinciale della Lega per due mandati, assessore alla Sicurezza per il Comune di Bergamo con Tentorio, vice segretario della Lega Lombardia (al tempo era segretario Salvini), parlamentare da due legislature, presidente della Commissione bilaterale per l’Attuazione del federalismo fiscale e, da pochi mesi, commissario regionale unico della Lega in Calabria.
  • CLAUDIA TERZI – Sindaco di Dalmine 2009- 2013, assessore regionale dal 2013 a oggi, prima con Maroni poi con Fontana. Nel 2018 ha rifiutato la carica in Parlamento per diventare assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture. Leghista fin da giovanissima, è una delle amministratrici di fiducia di Salvini. Sposata e madre di due bambini, è stata appena rieletta anche in Comune a Dalmine.
  • SIMONA PERGREFFI – Sindaco di Azzano San Paolo per due mandati, membro del Consiglio federale (eletta nella lista Salvini), già coordinatrice dei sindaci bergamaschi dopo Malanchini. Senatrice in carica. Donna combattiva, è stata una dei protagonisti del dibattito sull’aeroporto di Orio, contrapponendosi spesso a Gori. Pur occupandosi di temi nazionali non fa mai mancare la sua voce sul territorio.
  • GIOVANNI MALANCHINI – Sindaco di Spirano dal 2009 per due mandati, coordinatore dei sindaci bergamaschi dal 2014 al 2015, dal 2015 responsabile Enti locali Lega Lombarda su nomina del segretario Paolo Grimoldi; consigliere regionale (Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale) dal 2018. Fondatore del distretto agricolo Bassa Bergamasca che coinvolge 43 Comuni e oltre cento azienda.
  • STEFANO LOCATELLI – Sindaco di Chiuduno dal 2011, attuale responsabile federale Enti Locali della Lega, nominato direttamente da Salvini. Ha il difficile compito di promuovere l’azione amministrativa della Lega in tutte le Regioni d’Italia. Impegnato fin da giovanissimo nella segreteria provinciale della Lega, come sindaco si è affermato come punto di riferimento di diversi amministratori.
  • ROBERTO ANELLI – Sindaco di Alzano Lombardo 2004 -2013, assessore provinciale con Pirovano, consigliere regionale con la legislatura Maroni, rieletto consigliere regionale lo scorso anno, attuale capogruppo Lega in Consiglio regionale. Punto di riferimento politico in Valle Seriana è un uomo di mediazione, capace anzitutto di gestire i ben 29 eletti della Lega in Consiglio Regionale.
  • ANDREA CAPELLETTI – Sindaco di Covo dal 2014, prima assessore sempre a Covo. È stato rieletto per il secondo mandato con il record in Bergamasca di voti: 84 per cento. Pur non avendo incarichi diretti nella Lega, è visto bene da tanti («ha le stimmate del campione»). È capace di relazioni politiche anche al di fuori del partito ed è apprezzato dai colleghi sindaci. Governativo e amministratore di livello.
  • DANIELE BELOTTI – Segretario provinciale Lega per due volte, la prima da giovanissimo negli anni Novanta e la seconda in carica fino allo scorso anno, prima dell’elezione in Parlamento. È risultato essere il parlamentare più votato in Italia. Dal 2005 al 2013 è stato consigliere prima e assessore regionale poi. Ha traghettato la Lega bergamasca senza scossoni dall’era Bossi a quella di Salvini.

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