Altro che voli, allegria e avventure
La vera storia di Peter Pan è tragica

Nel bel mezzo dei Kensington Gardens, affianco ad Hyde Park a Londra, c’è una bella statua di bronzo raffigurante nientemeno che Peter Pan. L’opera è stata realizzata dallo scultore George Frampton, e fu installata l’1 maggio del 1912. Come annunciò il Times di quel giorno, “oggi ci sarà una sorpresa ad aspettare i bambini che andranno ai Kensington Gardens per dar da mangiare alle anatre della Serpentine”. Come modello per realizzare la scultura venne utilizzato un bimbo di 6 anni, Michael Llewelyn Davies, scelto e fotografato da sir James Matthew Barrie, ovvero l’autore della celebre favola che ancora oggi non ha perso nulla del suo fascino. Fu proprio Barrie a volere quella statua, e la volle esattamente nel punto dei Kensington Gardens in cui si era immaginato che Peter Pan fosse venuto al mondo. Ebbene, una volta inaugurata l’opera, in mezzo ai tanti bambini sbalorditi e felici di questo nuovo “ospite” nel parco dei loro giochi, Barrie, guardandola perplesso, esclamò: “Non vi traspare il demone che è in Peter”. Come ha detto, sir? Peter Pan? Demone? Due parole che più antitetiche davvero non si può. O meglio, questo è quello che ci ha portati a credere la favola che Walt Disney ha così gentilmente romanzato e ricoperto di miele, perché la vera storia di Peter Pan e il vero personaggio di Peter Pan sono madidi di dramma, cinismo e rabbia.

 

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Il racconto originale. L’Isola Che Non C’è, Capitan Uncino, Wendy e i suoi fratelli e quant’altro, infatti, non sono altro che aggiunte e variazioni inserite con il passare degli anni, che hanno reso la storia di Peter Pan a tutti gli effetti una favola per bambini. Ma la trama e i personaggi originali sono tutt’altro che fiabeschi, tanto che originariamente il libro di Barrie era pensato per un pubblico adulto. Nella prima e seconda edizione, edite rispettivamente nel 1902 (titolata L’uccellino bianco e facente parte di un’antologia di racconti) e nel 1906 (questa volta in versione autonoma e sotto il titolo di Peter Pan nei Giardini di Kensington), la storia si svolge appunto presso i Kensington Gardens, entro i quali Barrie si immaginò l’esistenza di un lago con in mezzo la cosiddetta Isola degli Uccelli (archetipo della successiva Isola Che Non C’è), governata dal Re Salomone a cui venivano rivolte preghiere dalle donne che desideravano avere un figlio. Egli, in risposta, inviava piccoli passerotti nelle loro case, che con il tempo si sarebbero trasformati in bambini veri, dopo un periodo di indeterminata lunghezza in cui vivono in una sorta di incrocio, per aspetto e caratteristiche, fra un uccello e un umano.

Fra questi, venne mandato anche il piccolo Peter, che però, dopo appena sette giorni nella sua nuova casa, tornò indietro all’Isola, più per istinto che per altro. Una volta di nuovo di fronte al Re Salomone, venne punito da questo e condannato a rimanere per sempre in quella sorta di stato ibrido fra un bambino e un uccello, e senza poter tornare alla sua casa. Ma Peter riesce a scappare e a tornare da sua madre, per trovarla, però, già con un altro bambino e totalmente dimentica di lui. Peter allora si rassegna a vivere la sua esistenza nei Giardini di Kensington, circondato da creature fantastiche e da altri passeri-bambini nella sua stessa situazione. L’aggiunta del nome “Pan” è dovuta allo strumento, il flauto di Pan, che avrebbe cominciato a suonare.

 

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Peter: un personaggio cinico e arrabbiato. L’immagine che tutti abbiamo del Peter Pan beffardo, ribelle ma al fondo buono e semplice è tutta l’opposto di quella che Barrie aveva inizialmente pensato. Peter è schiavo di un destino impietoso e crudele, che facendo leva sulla naturale curiosità e incoscienza tipiche dei bambini lo condanna ad una vita priva degli affetti primari, a vedersi dimenticato dalla propria madre e punito severamente da una sorta di re-tiranno che lo condanna senza possibilità di appello. Il personaggio che ne scaturisce è un semibambino aggressivo e arrabbiato per questa sorte avversa, da cui è reso cinico e incapace di guardare oltre ai propri interessi. Una figura tragica, quasi straziante, dalla psicologia intricata e che vive una vita dionisiaca con l’esclusivo desiderio di fuggire dalla cruda realtà dei fatti: è stato completamente abbandonato.

 

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Peter Pan o J. M. Barrie? È assai probabile che l’autore abbia riversato in Peter disagi e drammi di esperienze personali della sua infanzia. Barrie, infatti, perse tragicamente il fratello David, di poco più grande di lui, quando aveva solo sei anni, e al fine di alleviare il colossale dolore della madre decise di divenire una sorta di alter ego di David: utilizzava i suoi vestiti, adottò i suoi modi di fare, insomma sacrificò in toto la propria personalità per realizzarne un’altra. Un’infanzia, dunque, portata via, sacrificata per causa di un enorme dolore, e un futuro perduto prima ancora di poter essere divenuti abbastanza grandi per poter anche solo pensarci, al futuro. Esattamente come Peter Pan, quello vero.

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