Camilla, il suo sogno musicale
e quell’invito ad amare Donizetti

Cosa significa, per un giovane, sognare di diventare musicista? Lo racconta Camilla di Pilato, ventiduenne bergamasca e musicista in divenire. Camilla suona il fagotto e si è diplomata nel 2016 al Conservatorio di Bergamo con il massimo dei voti. Attualmente è allieva dell’Accademia della Scala di Milano e, contemporaneamente, frequenta un master a Karlsruhe, in Germania, dove è approdata dopo un’esperienza di un anno a Zurigo. Rientrata da poco da una tournée negli Stati Uniti, Camilla vive quotidianamente il mondo musicale dall’interno e, per questo, le sue parole hanno valore. La strada per fare della musica un professione è tutta in salita: «Un giovane che vuole diventare musicista deve essere disposto a studiare tanto: c’è molta gente brava, il livello medio è sempre più alto. In Italia le possibilità di fare della musica una professione sono poche: bisogna essere disposti a muoversi. Il percorso di formazione di un musicista richiede anche una certa disponibilità economica: anche solo un buono strumento, solitamente, costa tanto». La scelta di iniziare un percorso serio nel mondo della musica per Camilla non è stata facile: l’amore per il fagotto è nato durante scuole medie, mentre il percorso del conservatorio ha coinciso con il tempo delle scuole superiori. La scelta impegnativa è arrivata alla fine del liceo: ha rinunciato a studiare Ingegneria per iniziare un master di musica in Germania. «La decisione è stata difficile, soprattutto per una questione di prospettive: ti chiedi sempre dove andrai a finire. Il mio sogno è trovare un posto fisso in un’orchestra, ma sono consapevole che dovrò avere molta pazienza. La cosa positiva è che in tanti siamo sulla stessa barca e, nonostante tutto, c’è ancora chi ha voglia di investire nella musica».

 

 

Il valore della musica classica. Camilla aiuta a capire quale sia il grande valore di una tipologia musicale che unisce tempi e luoghi lontani: «La musica classica è una forma di arte che tende alla bellezza e del “bello” c’è sicuramente sempre bisogno, perché è qualcosa che ti fa stare bene. La musica classica è un linguaggio senza parole e per questo può essere alla portata di tutti. È qualcosa che unisce: mi capita di suonare con persone di altri Paesi e la musica è l’unico linguaggio comprensibile». Che la musica, per Camilla, sia una vera passione, si capisce dalle sue parole: «Suonare in orchestra è bellissimo: lavoro con persone che condividono i miei stessi obiettivi e insieme cerchiamo di ricreare proprio quel “bello” per trasmetterlo al pubblico. A volte si creano momenti che sono magici e non sai nemmeno dire bene il perché». Nonostante la bellezza che Camilla racconta, il mondo della musica classica è spesso lontano dai giovani e dai non addetti ai lavori: «Forse questo tipo di musica è ancora visto come una qualcosa che può essere apprezzato solo dalle élite. Sicuramente ci si deve allenare, bisogna farsi l’orecchio. Questo si può fare, ad esempio, nelle scuole. È poi fondamentale coltivare la passione andando a teatro». Per questo Camilla sottolinea l’importanza di tutte quelle iniziative che permettono ai giovani di avvicinarsi al teatro, soprattutto proponendo biglietti a prezzi molto favorevoli: agire sul fattore economico è un ottimo metodo per invogliare le persone ad appassionarsi a qualcosa di non conosciuto. Camilla auspica anche una maggiore valorizzazione della musica nelle scuole di ogni tipo: «Per ora si fa musica fino alle scuole medie e le possibilità di apprendimento dipendono totalmente dall’insegnante che si trova. In realtà la musica ha un forte valore educativo: insegna la disciplina. Suonare uno strumento richiede moltissimo allenamento e impegno».

Investire nella musica. Camilla ripete più volte che un musicista deve essere disposto ad andare all’estero. Ma perché? «In Germania, ad esempio, ogni città ha una sua orchestra. In Italia questo non accade quasi mai. Bergamo, pur essendo la città natale di Donizetti e avendo quindi grandi potenzialità attrattive, non ha un’orchestra fissa. La differenza è che in Italia la musica viene di solito considerata un passatempo, mentre all’estero viene vista più come una vera professione». A proposito di Donizetti, il compositore bergamasco, Camilla trova positivi alcune iniziative di valorizzazione, come il festival donizettiano, ma sostiene si possa fare di più: «All’estero la figura di Donizetti è molto più conosciuta che in Italia. Probabilmente molti bergamaschi non sono mai stati, ad esempio, a visitare la sua casa natale, che si trova in Città Alta. Si potrebbe investire di più in questo senso, cosa che gioverebbe alla città in termini turistici e quindi anche economici».

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