A Longuelo arriva La buona novella
Omaggio veramente unico a Faber

Domenica 8 dicembre, alle 17, nella chiesa parrocchiale di Longuelo, la Piccola Orchestra Apocrifa di Giorgio Cordini esegue il concerto omaggio a Maria: La buona novella di Fabrizio De André. Per l’occasione è annunciata la presenza di Dori Ghezzi, che ha risposto positivamente all’invito ricevuto quest’estate a Olbia dal sindaco Giorgio Gori.

«La buona novella, fra tutte le sue composizioni, è il disco che Fabrizio De André amava di più. Nei concerti delle ultime tournée inseriva sempre cinque o sei canzoni di quel disco. Dopo la sua scomparsa, per colmare il vuoto che aveva lasciato in me, sono ripartito proprio da quelle canzoni. Nonostante le avessi suonate numerose volte nelle varie tournée con Fabrizio, ho avuto modo di apprezzare, a distanza di tempo, tutta la bellezza dei testi e la complessità musicale. Così, una decina d’anni fa, è nata la Piccola Orchestra Apocrifa che porta in giro per le città questo concerto».

Giorgio Cordini è un raffinato musicista, che suona chitarra (classica ed elettrica), bouzouki e mandolino, e porta con sé il marchio che lo ha contrassegnato nella sua vita musicale: quello di essere stato il chitarrista della band di Fabrizio De André tra il 1990 e il 1998: gli ultimi otto anni dell’esistenza del cantautore genovese. A gennaio di quest’anno, Cordini ha affidato i ricordi di quella stagione al libro I miei otto anni con Fabrizio De André, edito da fingerpicking.net. Una carrellata di episodi e di aneddoti raccontati da un’angolazione particolare, quella del musicista che sta sul palco accanto a Fabrizio durante i concerti, il musicista che racconta cosa succede alle prove e dell’intima amicizia nata durante i viaggi delle tournée. Quella di Cordini è decisamente una sensibilità particolare che fa apprezzare alcuni lati umani dell’artista, nell’assoluto rispetto del personaggio nazionale senza mai sovrapporre la personalità di chi scrive.

 

[Dori Ghezzi]

 

Cordini, veneziano, ha vissuto molti anni in provincia di Brescia, dove è nato come musicista e ha conosciuto musicisti del calibro di Mauro Pagani, l’anello di congiunzione che salda la sua vita con quella di De André. Da qualche anno Cordini ha preso casa a Barzesto, in Val di Scalve. Non c’è bisogno di chiedergli perché mai abbia scelto un luogo così isolato. La risposta la si trova nel libretto che accompagna il cd Senza parole, realizzato con Mario Arcari ed Ellade Bandini. È scritto, infatti: «La Val di Scalve, incantevole e suggestivo angolo di mondo dove è maturato e ha preso vita il progetto Senza parole con la maestosità e la bellezza delle vette che la circondano e l’accoglienza sincera della popolazione che vi risiede, è stato l’ambiente ideale per trovare ispirazione alla realizzazione di arrangiamenti e interpretazioni originali di queste canzoni che, come le antiche montagne, sanno ancora stupire il cuore di chi le incontra sul suo cammino». Circondato dai suoi strumenti e dai suoi dischi, dalla sua poltrona rossa, Cordini racconta in modo cordiale della sua esperienza di chitarrista nella band di De André.

Quanto pesa l’eredità di aver suonato con Fabrizio De André, rispetto all’essere semplicemente il chitarrista Giorgio Cordini?

«In effetti tutti mi ricordano per essere stato il chitarrista di De André e questo in parte mi obbliga a un percorso musicale preciso. Anche se, a volte, sento l’esigenza di intraprendere altri percorsi. Il disco da me prodotto, a cui tengo di più, è Piccole storie, i cui testi sono stati scritti, rivisti o coordinati da mia moglie Luisa Moleri. Sono canzoni che raccontano di uomini e donne segnati da fatti storici indelebili. Ma questi dischi sono anche i meno conosciuti, rispetto agli arrangiamenti delle canzoni di De André proposti in altri cd. Nelle canzoni del…

 

Articolo completo a pagina 12 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 5 dicembre. In versione digitale, qui.

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