Macario, il quarto candidato in lizza
«Sfido chi aborrisce la democrazia»

Nivardo mette in pausa la musica e spiega: «Sono boliviano, ma prima sono comunista. E sono anche artista». Mentre parla, indica alcune opere appese a una parete. La sede di Rifondazione comunista in via Borgo Palazzo è un po’ la sua seconda casa. «Aiuto un po’, come volontario. Però io sono scultore. E comunista. Di quelli veri. Di quelli che non cambiano partito. Nasciamo comunisti e moriamo comunisti noi». Nivardo sorride un sacco. E, alle sue spalle, sorride anche Francesco Macario, ex assessore all’Edilizia privata di Bergamo nella Giunta Bruni, segretario provinciale di Rifondazione e quarto candidato alla poltrona di sindaco di Bergamo nelle elezioni del prossimo 26 maggio dopo Giorgio Gori, del Pd, Giacomo Stucchi, della Lega, e Nicholas Anesa, dei Cinque Stelle. «Nivardo è una nostra colonna», dice Macario, per tanti semplicemente Cocò («È il nomignolo che mi hanno dato ai tempi di Lotta Continua»). È il candidato della lista Bergamo in Comune, che rappresenterà quella sinistra radicale che non correrà con Gori.

 

[Francesco “Cocò” Macario nella sede di Rifondazione in Borgo Palazzo]

 

Ci avete messo un po’ prima di decidervi…

«Siamo così, che ci vuole fare. A sinistra se non discutiamo non siamo contenti».

E avete perso dei pezzi.
«C’erano posizioni diverse. Quelli di Articolo 1 volevano andare con Gori da subito, e probabilmente lo faranno (si tratta della lista che Claudio Armati sta “costruendo” a supporto del sindaco uscente, ndr). Hanno proposto di stendere un programma, trattare con Gori e ottenere qualcosa. Che è la strada degli ultimi anni e che ci ha portati alla scomparsa».

Perché?

«Perché il Pd non rispetta mai un patto. L’ultima volta quelli di sinistra che sono andati con loro l’hanno presa nel sedere».

Si riferisce a Ongaro?

«Sì. L’accordo prevedeva un posto da assessore: non solo Gori non glielo ha dato, ma non ha neppure realizzato i punti del programma che aveva pattuito con loro. A questo punto la sua credibilità di Gori è a zero. Perché signori si nasce, non si diventa».

Però anche questa volta Ongaro non sta con voi.

«Con lui e altri eravamo d’accordo sul correre da soli. Cambiava la visione sull’eventuale secondo turno. Loro vorrebbero supportare Gori in caso di ballottaggio, noi no. Il problema è che per loro la sinistra radicale può esistere solo in subordine al Pd. Ma quella sinistra lì è morta, non ha più nulla da dire. Di lei non frega niente a nessuno».

E lei invece che sinistra rappresenta?

«Io sono il segretario provinciale di un partito che punta a rappresentare i ceti popolari. Il che non vuol dire che non possa fare, poi, un’alleanza con il Pd. Ma la faccio nel momento in cui esisto. Noi ci siamo chiesti: abbiamo un punto di vista sulla città? Abbiamo una proposta? Sì. Io non vado contro Gori o contro Stucchi, porto avanti la mia proposta. Quando la mia proposta sarà chiara e avrà chi ci crede, allora mi porrò il problema delle alleanze».

Quanti iscritti ha, oggi, Rifondazione?

«Circa trecento in tutta la provincia, una settantina in città. Che poi sono tanti quanti ne ha la Lega a Bergamo».

È sbagliato dire che l’elettorato attuale del Carroccio in passato era il vostro?

«Credo sia sbagliato. Il nostro elettorato ha una cultura politica, ha degli ideali, il loro no. È gente impoverita e adirata che ce l’ha con tutto e con tutti».

E Gori invece chi rappresenta?

«La grande borghesia! Quella che investe e che, di fatto, è una destra economica. Gori attua una politica tipicamente liberista».

Quello non dovrebbe essere l’elettorato del centrodestra?

«La Lega s’è presa la piccola borghesia, quella che s’è impoverita ed è diventata astiosa, aggressiva. Per loro i problemi sono i poveri e gli immigrati. Sono i penultimi che scaricano sugli ultimi le responsabilità di tutti i mali. La differenza è che Gori ha un’idea di città. Che non condivido, ma ce l’ha. Stucchi invece… boh. Forse in realtà ha lo stesso progetto di Gori. Non tanto lui, ma chi lo sostiene. Il problema è che se governa Stucchi o governa Gori, non cambia niente».

In che senso?

«Governa sempre chi ha i soldi. Una volta vanno da uno e gli dicono che lo sostengono in cambio di qualcosa; la volta dopo vanno dall’altro e cercano di strappare qualcosina in più. È così, va così. Cambiano i linguaggi: uno ci mette un po’ più di diritti civili, l’altro un po’ più di astio e rabbia, ma il succo cambia poco. Dei diritti sociali interessa solo a noi. Che è vero, siamo un po’ inconcludenti, casinisti, ma…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 aprile. In versione digitale, qui.

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