Il sogno di oro Zecchino di Patrizia

Sono icone immortali e senza tempo anche per chi ha ormai passato i sessant’anni: Il caffè della Peppina, Le tagliatelle di nonna Pina, gli innamorati Cocco e Drilli, i «quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due». Sono i successi dello Zecchino d’Oro, il concorso canoro per antonomasia, secondo forse al solo Festival di Sanremo, che vivrà a novembre la sua 62esima edizione. Negli ultimi mesi più di cinquemila bambini hanno partecipato alle selezioni, che a settembre vivranno la fase cruciale a Bologna, quando da un centinaio di “promossi” usciranno coloro canteranno in diretta su Rai Uno con Carlo Conti e il Piccolo Coro Mariele Ventre dell’Antoniano. Dovranno interpretare dodici canzoni inedite selezionate con apposito concorso fra 615 brani. Fra i vispi marmocchi (età fra i 3 ed i 10 anni) scelti per la finale in Emilia, c’è anche Patrizia Vavassori, 7 anni, di Alzano Lombardo. Una piccola grande sorpresa, per una partecipazione nata e cresciuta come un gioco.

 

 

«Tutto è cominciato quasi per caso – spiega mamma Greta De Giorgi, 36 anni, assistente tecnico al Romero di Albino – quando ho associato la grande passione di Patrizia per il karaoke con la notizia dei casting per lo Zecchino d’Oro vista su Facebook. Abbiamo deciso di provarci e abbiamo partecipato il 24 marzo a una prima selezione a Crema, passando poi a quella regionale di Milano il 3 luglio. In entrambi i casi Patrizia ha cantato Cavoli a Merenda, protagonista allo Zecchino d’Oro del 2015. Abbiamo scelto questo brano (che viaggia attorno al milione di visualizzazioni su YouTube, ndr) senza sapere che gli autori fossero i bergamaschi Valerio Baggio ed Herbert Bossini, noti per gli inni dei Cre, in Bergamasca e non solo». Se i cavoli c’entrano poco con la merenda, parafrasando il titolo della canzone, altrettanto non si può dire della musica, che permea più complessivamente la vita della famiglia Vavassori, oggi residente a Nese dopo aver abitato a Zanica. Papà Tino, 50 anni, è infatti un chitarrista appassionato, con un passato sotto le luci della ribalta quale componente delle tribute band Blascover e Ligastory. Formazioni che tre anni fa a Boccaleone cantarono insieme per un impegno importante, tutto dedicato a mamma Greta.

Greta De Giorgi salì infatti alla ribalta dei media, suo malgrado, per una commovente gara di solidarietà che trovò sintesi nel progetto “Il sole di Greta”. «Scoprii – racconta – di essere affetta da sindrome di Arnold Chiari e siringomielia, due malattie rare simili alla sclerosi multipla. Sono patologie neuro-degenerative che danneggiano il midollo spinale. C’era un’analoga diagnosi per mia madre Paola, che in Spagna aveva trovato sollievo grazie a un intervento presso l’Institute Chiari di Barcellona. Decisi di sottopormi anch’io all’intervento per arrestare il progredire della malattia (cosa in effetti avvenuta), ma l’impossibilità di essere coperta dall’assistenza sanitaria lombarda fece partire una gara di solidarietà che in poche settimane portò a raccogliere più dei trentamila euro necessari. La malattia ha lasciato qualche segno, forse indelebile, ma ricordo ancora con tanta riconoscenza la generosa, stupefacente solidarietà. Il concerto a Boccaleone fu un’occasione per ringraziare tutti “in musica e parole”. Ritrovare oggi Patrizia su un palco importante è senza dubbio un gioco, ma anche un piacevole segno del destino».

 

 

Patrizia, che al karaoke ha cominciato cantando i brani di Arisa ed Elisa senza nemmeno saper leggere i testi, è entrata a far parte del coro scolastico Piccole Armonie di Alzano Lombardo. «In vista della finale di Bologna – spiega mamma Greta – si prepara grazie alla collaborazione di Silvana Conversano. È la direttrice del Minicoro Monterosso di Bergamo, una delle formazioni “galassia” cui è legato in tutta Italia l’Antoniano». Ai primi di settembre l’ultima selezione, ma sin d’ora a casa Vavassori splendono sorrisi.

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