Steven, l’artista che ha dato vita
al muro degli arrivi delle Autolinee

Il poeta francese Charles Baudelaire scrisse un tempo che «i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole». Steven Cavagna, 44 anni nativo di Osio Sopra e oggi attivo a Gandino, è senza dubbio un viaggiatore, nei fatti e nello spirito, ma innanzitutto è un artista. Da inizio novembre le sue opere impreziosiscono il “muro degli arrivi” della Stazione Autolinee di Bergamo, grazie a un progetto voluto da Comune e VisitBergamo. Qualcuno ha probabilmente pensato alle consuete installazioni fotografiche che in aeroporti e stazioni mostrano le bellezze del territorio. Sul “muro” di circa 160 metri delle Autolinee ovviamente non mancano, ma per ben 60 metri (e con un’altezza di 3 metri) a dare il benvenuto ai viaggiatori ci sono i disegni realizzati in acrilico su legno da Steven Cavagna.

 

 

«L’idea – spiega – era proporre “il bello di Bergamo” in un modo informale ma efficace, proponendo cibo e paesaggi, ma anche arte, cultura, musica e teatro. Bergamo è tutto questo e molto di più, ma è anche un luogo ideale per raggiungere in poche ore ogni angolo d’Europa. Ecco allora la ricerca, attraverso la mia opera di un messaggio che da un lato è senza dubbio celebrativo, ma che dall’altro vuole cogliere, con un linguaggio moderno, lo spirito intraprendente della nostra gente». Steven forse non conosce la citazione di Baudelaire, ma nei grandi pannelli appare anche un’anziana donna che stringe in mano alcuni palloncini colorati. «È la rappresentazione di una Bergamo storica (Piazza Vecchia, ndr) che ha voglia di divertirsi, di aprirsi al mondo, di accettare nuove sfide, di rinnovarsi, tendendo una mano (anch’essa rappresentata sui panelli, ndr) al futuro e alle nuove generazioni». Ai pannelli del “muro” delle Autolinee, Steven non è arrivato per caso. È oggi un artista affermato, che a Gandino ha trovato gli spazi ideali per dare sfogo alla sua libera creatività. Ha infatti acquistato quello che sino ad alcuni anni fa era lo storico Lanificio Rudelli, nato nel 1874.

Che ci fa un artista con migliaia di metri quadrati di spazio?

«Per svolgere al meglio una qualsiasi attività creativa, è necessario lavorare in un luogo piacevole, familiare. Lo spazio fisico a suo modo infinito di questo luogo libera la mente e la fantasia, evitando che contingenze pratiche possano in qualche modo limitare l’ispirazione. Mi sono appropriato di questi spazi creando saloni, installando un biliardo, un grande tavolo rotondo, una biblioteca, ma creando anche una veranda, utile in estate. Anche la mia famiglia viene volentieri. Nella prossima primavera penso a una grande festa di inaugurazione, un qualcosa che accomuni forme artistiche diverse e soprattutto sprigioni gioia di vivere».

Come nasce e cresce un artista?

«Sin da bambino ero attratto dalla pittura. Sono stato allievo di Daniele Ubbiali, a sua volta legato al maestro Pierino da Treviolo. Era un’arte strettamente figurativa, se vogliamo classica, che puntava a riprodurre al meglio la realtà. Utilizzavo pennelli 0, 00 e triplo 0. Da adolescente ho valutato l’idea di iscrivermi prima al Liceo Artistico e poi all’Accademia Carrara. Nel primo caso optai per un corso triennale di Grafica dell’Associazione Artigiani, nel secondo prevalse il fatto che già mi ero messo al lavoro, complice la “praticità” di papà Giovanni e il supporto di mamma Gentile Pellicioli, che in casa hanno lasciato che creassi un mio spazio operativo. A quattordici anni ho intrapreso diversi viaggi in giro per l’Italia con gli amici dell’Associazione Madonnari Bergamaschi. Il “viaggio” si è confermato uno strumento decisivo per la mia formazione. A un aspetto strettamente tecnico (dipingere rapidamente in posizioni scomode su asfalto o pannelli di legno), si univa la possibilità infinita di scoprire luoghi e persone».

Poi il salto in Val Seriana…

«Sono salito in Valle, a Nembro, aprendo lo studio Artè, proponendo dipinti, quadri e affreschi. Ho conosciuto mia moglie Cristina, con cui ci siamo sposati nel 1999 e dal nostro matrimonio è nata Giulia, che oggi ha 14 anni. Per sette anni ho poi lavorato presso Sign Design a Gorle, in un’azienda legata all’abbigliamento. Avevo il compito di disegnare le grafiche di t-shirts, felpe e pantaloni, ma soprattutto la libertà di viaggiare, unendo alla presenza a fiere ed eventi anche la possibilità di visitare musei e città, con un budget a disposizione per acquistare nei negozi ciò che ritenevo innovativo. Un’esperienza bellissima, con un team affiatato. Ricordo che creammo in proprio l’allestimento dei nostri uffici con disegni e pannelli: questo, come dicevo, ha motivato la nostra vena creativa».

Vivere di arte è possibile?

«Sicuramente sì, a patto di non limitarsi al puro esercizio figurativo o creando semplicemente un progetto in cui specchiarsi. In questi anni, da libero professionista, ho collaborato con importanti realtà nel creare idee innovative per gli allestimenti, per esempio, dei negozi Scorpion Bay, Fred Mello, Super Dry, Dmd, Acerbis, di locali in Italia e all’estero, ma anche realizzando particolari espositori per componenti tecnologici, saloni di acconciature, bar».

Steve Jobs diceva che è importante assumere persone intelligenti, lasciando però che poi siano loro a dirti cosa fare e non il contrario…

«Assolutamente d’accordo. I miei clienti segnalano un’esigenza e indicano uno spazio fisico, ma poi il mio progetto si sviluppa in maniera autonoma. La forma in questi casi è essa stessa contenuto e dialoga con il messaggio che vuole trasmettere a chi guarda».

Negli spazi di Gandino un posto speciale è riservato ad auto americane del tutto particolari…

«Ognuno di noi coltiva una passione, un qualcosa che alimenta il nostro essere tanto quanto il cibo. Nel mio caso ciò è rappresentato da moto e, soprattutto, automobili. Sono innamorato del vintage Anni ’70, ma anche della possibilità di elaborare i veicoli per ottimizzarne le prestazioni. Partecipo alle tappe italiane del tour europeo delle Drag Races. Si svolgono a Pavia, sull’unica pista autorizzata, e uniscono velocità e regolarità. Si combatte sul filo dei centesimi e lo scorso anno fra decine di partecipanti ho anche vinto la prova della mia categoria».

Che musica ascolta Steven Cavagna?

«Amo il rock Anni ’70, il sound e la ricerca di Rolling Stones e David Bowie, per esempio. I Beatles hanno fatto epoca, ma vedo nella loro proposta qualcosa di più legato al mercato. Non che Stones e Bowie non lo fossero, ma ancor oggi alcuni brani appaiono di estrema avanguardia».

A dar calore e colore agli ampi spazi del vecchio Lanificio ci sono disegni giganteschi, arredi particolari e, veri sovrani, Tonno e Tinta, un gatto e una gatta fra loro fratelli. Arriva anche Angelo, conosciuto per i lavori in Scorpion Bay. Una visita di puro, reciproco, piacere. Un artista ha dei buoni amici, non dei semplici clienti.

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