Il nuovo Museo Donizettiano
Buone ragioni per non perderselo

Inaugura stasera, venerdì 15 maggio, alle 18.00, il nuovo Museo Donizettiano di Bergamo, che è anche l’unico al mondo dedicato al celebre compositore. Stesse sale, stesso spazio all’interno del complesso della Fondazione MIA, ma un look completamente diverso, dato dai restauri e dalle ritinteggiature, ma anche da una rinnovata attenzione nei confronti della figura di Donizetti.

Dire che i bergamaschi non conoscano il loro compositore più celebre è troppo. Il nome di Gaetano Donizetti è noto a tutti, meno famosi sono invece i luoghi della città che lo riguardano. Poco chiara, per esempio, è la differenza fra la Casa Natale e il museo o l’importanza di Palazzo Guffanti Scotti, dove il maestro passò gli ultimi giorni della sua vita. Fortunatamente sono tutti dettagli che i turisti conoscono bene, soprattutto quelli stranieri. Per questo si può dire che questo museo si sia rinnovato innanzitutto per loro e anche per qualche concittadino che, incuriosito da questa notizia, deciderà di passare il venerdì sera fra le note di Gaetano Donizetti. La riapertura ufficiale del museo, infatti prevede una sorpresa emozionante che non è stata svelata neppure alla stampa, ma sarà presentata in anteprima questa sera. Una sorpresa che riguarda la vita privata del compositore, la sua famiglia e la sua musica, ma di cui nemmeno noi sappiamo niente di più.

Le caratteristiche del nuovo museo. Il progetto di restauro e il nuovo allestimento del Museo Donizettiano è stato realizzato grazie al sostegno economico dell’azienda Rulmeca spa e della Fondazione MIA, grazie alla Fondazione Bergamo della Storia che si è occupata dell’archiviazione e della ricerca storica e del Comune di Bergamo che, tramite la Biblioteca Angelo Maj, si è assunto la responsabilità della conservazione della produzione musicale di Gaetano Donizetti, per cui è stata creata una sezione dedicata.

La cura scientifica del nuovo percorso espositivo, invece, è stata affidata al musicologo Paolo Fabbri, che ha riordinato i diversi pezzi della collezione, arrivando a prevedere nel nuovo percorso un centinaio di pezzi dei quali, circa un terzo dei quali è stato restaurato e introdotto nella nuova esposizione.

Il Donizetti privato. Nel nuovo e più ricco allestimento del museo la figura di Gaetano Donizetti è indagata a tutto tondo, non solo come compositore ma anche come uomo. Ne emergono i rapporti con amici e parenti, oltre alle modalità di creazione artistica che si scoprono spartito dopo spartito. Nelle stanze compaiono ritratti, lettere, bozzetti di scenografie, composizioni autografe, abbozzi di brani musicali, pianoforti, documenti personali, onorificenze, arredi e strumenti di lavoro (come valigette da viaggio, penne, raschietti). Il tutto corredato di testi, suoni, linguaggi complementari e una serie di postazioni multimediali touchscreen che raccontano in maniera completa la scena musicale e teatrale del Donizetti, fino alla sua camera da letto personale.

Vita (e morte) di Gaetano Donizetti. Nel 1806 Donizetti (nato il 29 novembre 1797) viene ammesso nella scuola di musica — pubblica e gratuita — appena aperta a Bergamo. Finanziata dalla Misericordia Maggiore, l’iniziativa caritatevole è un progetto di Giovanni Simone Mayr (1763-1845), noto compositore bavarese da anni in Italia e dal 1802 stabilmente a Bergamo come maestro della cappella di S. Maria Maggiore. Donizetti, nonostante l’irrequietezza da adolescente e i problemi di voce, si rivela ottimo pianista e inizia a cimentarsi nella composizione. Le sue notevoli doti musicali inducono Mayr a prodigarsi per raccogliere la somma necessaria a mandarlo a Bologna per studiare composizione con padre Stanislao Mattei. Alla fine del 1817 Donizetti rientra a Bergamo e viene introdotto negli ambienti musicali attivi in città.

Inizia così a muovere i primi passi da compositore. I contatti personali, e soprattutto l’appoggio di Mayr, procurano a Donizetti i suoi primi contratti teatrali a Venezia, Mantova e Roma. Dalla capitale parte il suo successo. Napoli, Roma e Palermo sono le città che vedono il compositore bergamasco affermarsi definitivamente negli anni 1823-27. Nell’autunno 1838 un insieme di avversità e disagi psicologici convince Donizetti a lasciare Napoli per Parigi, dove lavora per tutte le maggiori sale teatrali, cimentandosi in generi diversi. Nel 1842-45 presenta le sue opere con successo anche a Vienna, dove viene nominato maestro e compositore di corte (estate 1842). La carriera di Donizetti è ormai tutta europea.

Ma nel nuovo allestimento compaiono soprattutto le lettere e le descrizioni che di lui danno amici e conoscenti, alcuni oggetti appartenutigli e specialmente le immagini dei famigliari che tiene con sé: quella dei genitori, dell’amatissimo fratello Giuseppe e della moglie Virginia Vasselli, sposata a Roma nel giugno 1828 e morta nove anni più tardi dopo il terzo parto finito infelicemente.

A Parigi, nell’estate e autunno 1845, si manifestano in Donizetti i sintomi di una grave patologia degenerativa cerebro-spinale. La situazione peggiora al punto che si decide di ricoverarlo in una clinica a Ivry, dove rimane sino al giugno 1847, assistito per lunghi periodi dal nipote Andrea, figlio del fratello Giuseppe. Il suo declino fisico e psichico è irrimediabile. Nell’autunno 1847 rientra in Italia e raggiunge Bergamo, dove trascorre gli ultimi mesi di vita ospite amorevolmente assistito della baronessa Rosa Rota Basoni.

Proprio la Baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni il 15 dicembre 1902 dona alla Congregazione di Carità di Bergamo quanto di donizettiano ancora possiede la sua famiglia, legata da antica amicizia al compositore. Da quell’anno – e fino a qualche mese fa – le donazioni al museo si sono succedute con costanza e ad oggi tutto il materiale è stato digitalizzato e raccolto in un apposito sito.

Prossimo appuntamento. Il prossimo 20 giugno Bergamo celebrerà Gaetano Donizetti anche grazie ad un’opera appositamente commissionata per raccontarne la vita, scritta dal librettista Giacomazzi e pensata per strutturarsi nelle vie di Città Alta, partendo proprio da quel Museo Donizettiano che oggi si veste di nuova vita.