Alberto Ribolla, il nome della Lega
«Se me lo chiedono, sfido Gori»

Il physique du rôle è quello giusto: occhi azzurri, portamento elegante, toni pacati. «Diciamo che sono lontano dall’immagine del leghista con l’elmo e le corna», dice con il sorriso. L’immagine ovviamente non è tutto, ma fa tanto. Anche in politica. Per questo si guardano anche i particolari in Alberto Ribolla, deputato e capogruppo del Carroccio in Consiglio comunale a Bergamo. Commercialista, 34 anni, è nella Lega dal 2001. Ha iniziato a fare politica a 14 anni e da dieci siede sui banchi di Palazzo Frizzoni. Ritenuto un collega «preparato e volenteroso» anche dai rivali politici, è molto stimato da un grande saggio della politica bergamasca come Franco Tentorio, che racconta come «siamo praticamente gli unici, io e lui, a leggere il bilancio del Comune dall’inizio alla fine». Ma Ribolla è soprattutto l’uomo che, al momento, la Lega ha intenzione di “schierare” nella sfida del prossimo 26 maggio a Giorgio Gori per la guida di Palazzo Frizzoni. Tutto poi dipenderà dalle trattative in corso con il resto della coalizione del centrodestra.

 

 

È lei allora il candidato?

«Io ci sono. So che il partito mi tiene in grande considerazione e la cosa non può che farmi piacere».

È giovane, ha appena iniziato l’avventura a Roma, chi glielo fa fare di candidarsi?

(Ride, ndr) «È da vent’anni che “vivo” la Lega, a questo partito devo tanto. Per questo sono a completa disposizione».

Però state cercando un civico.

«Sì. Diciamo che le carte politiche sono sul tavolo. Ci siamo io, Giacomo Stucchi, Gianfranco Ceci, Alessandra Gallone… Ma la volontà è quella di trovare una figura civica che sia in grado di rappresentare l’intera coalizione e non soltanto una parte di essa».

L’impressione è che stiate facendo molta fatica…

«No, fatica non direi. Stiamo ragionando su diversi nomi».

Quali?

«Tanti li sapete, li avete anche pubblicati. Altri no. Ci stiamo lavorando».

L’ultimo uscito è quello di Agostino Da Polenza. Non pensa manchi un po’ di appeal?

«Personalmente, non lo conoscevo. Ma i miei genitori sì, ad esempio. E ha molto consenso nella gente grazie alla sua importante carriera da alpinista. Penso sia un profilo importante».

 

 

Lei ha altri nomi in testa?

«Di mio, mi ero esposto molto con Stefano Paleari, l’ex rettore dell’Università con cui ho un ottimo rapporto».

Che però ha chiuso subito la porta.

«No, ci ha pensato a lungo in realtà. Però la sua carriera, con l’incarico che sta ricoprendo da commissario straordinario in Alitalia, ha preso una direzione netta e importante. Capisco non fosse semplice accettare».

Anche lei, dovesse candidarsi e vincere, in termini economici ci rimetterebbe un bel po’…

(Ride, ndr) «Grazie al cielo un lavoro ce l’ho. Certo, fare il sindaco prevede un impegno completamente diverso, sarebbe molto complicato continuare a fare il commercialista. Ma la sfida è di quelle intriganti».

Soprattutto perché si troverebbe a sfidare un pezzo da novanta come Gori. Poteva andarvi meglio, visto la situazione del Pd.

«Gori è sicuramente un profilo di primo piano, inutile negarlo. Nazionale, più che locale. Ma resta il fatto che vinceremo noi».

Da dove arriva tutta questa sicurezza?

«Dal fatto che vivo la città e vedo…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 5 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 17 gennaio. In versione digitale, qui.

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