Anche in Belgio si sogna la Nord
(e il ritorno allo stadio del Bocia)

«Io non compro un biglietto per vedere una vittoria o una sconfitta, non penso troppo nemmeno al possibile pareggio. Lo compro e voglio esserci solamente per l’emozione che ogni volta mi regala il vedere questo grande legame tra la squadra e i suoi tifosi». Lui si chiama Lorenzo Lazzari e Bergamo ce l’ha tatuata sul cuore. È nato in Belgio, vive a Chapelle-Lez-Herlaimont, un paesino di quindicimila anime a pochi chilometri da Charleroi, e tifa Atalanta. «Sono nato il 18 febbraio 1977 – racconta –, lo stesso giorno del mio giocatore preferito, che è Roberto Baggio. Peccato solo che lui abbia giocato nel Brescia. Ho origini italiane, mio padre e bergamasco di Carvico e mia mamma invece è molisana. In Belgio abbiamo un circolo di bergamaschi dal 1968 e fin da quando ero più giovane sono sempre andato a cena con gli amici bergamaschi». Vivere e frequentare gli orobici, alla lunga, condiziona anche le simpatie calcistiche… «Ho cominciato a seguire l’Atalanta nel 1992, quando c’erano Montero, Ganz e Lippi, ma il momento decisivo per la mia passione è arrivato nel 1996: c’erano Lentini, Inzaghi e soprattutto Morfeo. Quando scendeva in campo e lo vedevo giocare, impazzivo. E pensare che in passato si poteva vedere ben poco fuori dall’Italia. C’era la radio con Tutto il calcio minuto per minuto e il teletext, stop».

 

 

Tra un abbonamento ad Atalanta Mese (2001) e il primo kit con maglia e pantaloncini acquistati grazie a una cugina che vive a Bergamo, arriva anche il momento della prima volta allo stadio per Lorenzo. In Serie B. «La mia prima partita vista dal vivo è datata 25 gennaio 2004, un Atalanta-Fiorentina 1-1, gol di Carmine Gautieri. Ricordo il grande calore che si respirava dentro lo stadio, anche se inizialmente mi aveva colpito il numero enorme di poliziotti fuori dall’impianto». Il battesimo con la Dea in Serie A, dopo un Atalanta-Torino di Serie B vista nel 2010 in tribuna vip, arriva a 40 anni suonati e di lì a poco ecco anche una delle tante “mattate” che vedono protagonisti spesso gli atalantini. «Ho visto la mia prima partita in Serie A il giorno dei miei 40 anni con mia figlia Eléanore. Era il 18 febbraio 2017 e si giocava contro il Crotone: che grande emozione! Sono stato poi con mio padre a vedere la partita contro il Chievo per il ritorno dell’Atalanta in Europa dopo 26 anni: trovare due biglietti è stato difficilissimo, erano rimasti solo quelli molto costosi, ma mi sono detto che non potevo mancare questo appuntamento con la storia: ho comprato due taglianti a 493 euro. A mio padre non ho detto quanto li ho pagati, altrimenti mi ammazza».

Ora che i collegamenti aerei sono comodi, Lorenzo torna a Bergamo almeno due volte l’anno per vedere l’Atalanta. Con Ryanair è tutto più semplice. E il suo racconto è un fiume di emozioni, a distanza di mesi e di anni confessa di aver ancora la pelle d’oca a ricordare le prime partite, ma il picco più alto è lo stesso di moltissimi tifosi: Borussia Dortmund-Atalanta. «Parliamo forse della più bella cosa che mi sia mai capitata dentro uno stadio. Sul gol dell’1-2 di Ilicic ero fuori di testa come tutti gli ottomila atalantini presenti, un momento che non si puàò spiegare. Adesso che ne parlo e ci ripenso ho ancora le lacrime agli occhi. Anche i tifosi di casa ci hanno fatto i complimenti dopo la partita, ero vicino a molti di loro». Lorenzo, in barba alla scaramanzia, ha già preso il volo per Roma in vista della finale del 15 maggio. Il sogno è, ovviamente, quello di arrivarci e vincerla. Ma, come detto, il risultato è soltanto un dettaglio. «A dicembre ho detto a due amici di venire a Bergamo con me per vedere la partita contro il Milan, ma non si trovavano biglietti. Il martedì prima della sfida sono venuto solamente un giorno a Bergamo per riprovarci, ma ancora non li ho trovati. La sera Ryanair mi manda un messaggio per dirmi che il mio volo di rientro era stato cancellato per uno sciopero generale in Belgio. Per Charleroi non c’erano più voli fino a venerdì. Dovevo lavorare, dunque ho preso il mercoledì un volo fino a Parigi, poi un bus, due metro e un altro bus per arrivare fino alla frontiera, dove mi hanno recuperato due amici alle 17 del mercoledì. Senza biglietti. Ah, la partita poi l’abbiamo comunque vista a Bergamo, ma in un bar di Città Alta».

Rapito dai tifosi e dalla Festa della Dea («Incredibile, mai visto nulla di simile»), Lorenzo ha tanti sogni nel cassetto: «Voglio vedere la finale di Coppa Italia dal vivo, l’anno prossimo fare l’abbonamento in Curva e partecipare al derby tra Atalanta e Brescia. Ma, soprattutto, voglio rivedere il Bocia al suo posto: ha già pagato troppo».

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