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Antonio tenta di salvare Stefano
La morte di due amici in Presolana

Terminare con un bel gesto. Un’uscita di scena da grande eroe quella di Antonio Tinti, 39 anni, di Bedizzole, in provincia di Brescia: è morto nel tentativo di afferrare l’amico Stefano Moreni, 44 anni, di Brescia, che stava cadendo, ieri in Presolana. Le piccole Emma e Giulia, 11 e 3 anni, non vedranno più il loro papà Antonio, vittima del grande amore per la montagna e della sua grande generosità. Ma potranno raccontare che grande persona che era. Glielo ricorderà ogni giorno mamma Francesca, quando il dolore sarà menò insopportabile. Quando il tempo avrà asciugato, come lui solo sa fare, le lacrime. La famiglia abitava a Bedizzole da una decina di anni. Antonio era originario di Corzano e aveva acquistato con la moglie la casa di via Gavardina. E stato impiegato per qualche anno all’Industria Metalli di Bedizzole. Poi, da circa un anno e mezzo, si era trasferito all’azienda Amib di Dello. Un ragazzo gioviale, dice chi lo conosceva, un padre presente e sempre molto attento alle due figliolette. Si assentava per il lavoro, e per l’altro suo grande amore: la montagna. Ma quello è un amore che tradisce, a volte, nonostante le bellissime foto postate sul suo profilo Facebook.

La tragedia. Uno choc per la comitiva di cinque amici, tutti bresciani ed esperti di montagna, di cui facevano parte le due vittime. Stavano scendendo lungo un traverso piuttosto esposto quando Stefano Moreni, ultimo della fila, è stato tradito da una sottile lingua di ghiaccio. Si è sbilanciato, fino a cadere, scivolando. Non ha falciato il gruppo, per fortuna. Antonio Tinti, in quel momento in testa alla fila, si è gettato per afferrare l’amico. Un gesto disperato per salvarlo da morte certa. Ma il 44enne aveva già preso troppa velocità, e i due corpi avvinghiati in un abbraccio non si sono fermati, nonostante il tentativo di puntellarsi con in ramponi, di cui erano dotati entrambi. Hanno fatto un salto mortale di 50 metri. Il dramma si è consumato in una manciata di secondi poco dopo le 13,30 di ieri pomeriggio. Ad accertare che per i due compagni di escursione non c’era ormai più nulla da fare un amico e membro del gruppo, medico di professione: l’uomo si è calato lungo il dirupo, superando il canalone. Quando ha raggiunto i due amici non ha potuto far altro che constatarne il decesso. Stefano e Antonio sono morti sul colpo. Il medico ha allora chiamato il numero unico di emergenza e ha riferito ai colleghi del 118 quanto accaduto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Clusone il gruppo – c’erano anche donna di 39 anni e due uomini di29 e 49 anni – era attrezzato in maniera impeccabile, e non era neppure la prima volta che percorreva il sentiero 315 della Presolana. L’escursione, vista l’assenza di neve, sembrava facile. Il 118 ha inviato sulla Presolana l’elisoccorso, mentre da Clusone si è mobilitato il Soccorso alpino della VI delegazione orobica. L’elicottero ha portato sul luogo della tragedia il medico, per poi trasportare in quota altri due tecnici del Soccorso alpino. Le due salme sono state portate a Dorga. Due anni fa nella stessa zona morì un rovatese di 33anni, Emanuele Milini, tradito dalla rottura di un rampone.

Il percorso. Fino alla Grotta dei Pagani si arriva abbastanza comodamente, in due ore, dal Passo della Presolana. Il sentiero 315 è il percorso più battuto per salire alla vetta della Presolana, infatti. Durante il percorso, si passa nei pressi del bivacco città di Clusone (2.085 metri) e, salendo attraverso un ghiaione di circa 150 metri, si raggiunge la Grotta dei Pagani che si trova a 2.260 metri sul livello del mare. Dalla grotta, in poi, però, le cose si fanno più impegnative. Da lì parte la via normale, alpinistica, di salita alla vetta della Presolana. Salita per escursionisti esperti, molto esposta e ripidissima. C’è il canalino che porta in cima alla vetta, in questo periodo dell’anno, e spesso anche a primavera inoltrata, completamente ghiacciato, sia per le temperature, sia perché poco esposto al sole.

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