Asperti, il geologo rivoluzionario
andato a morire per i curdi

La lotta politica era qualcosa di molto famigliare in casa Asperti a Ponteranica. Lotta intesa in senso di schieramento politico e di battaglie ideali. Ma con Giovanni Francesco, figlio di Pietro e Vittoria, il concetto di “lotta” aveva preso tutt’altri connotati: e aveva fatto la scelta di schierarsi militarmente a fianco dei curdi nella loro guerra contro la minaccia del fondamentalismo islamico dell’Isis. Su queste barricate è morto, portandosi il nome di battaglia di Hîwa Bosco.

La notizia è trapelata in questi giorni anche se la fine di Giovanni Francesco Asperti risalirebbe a un mese fa. Secondo le milizie curde con cui si era arruolato, il “foreight fighter” bergamasco sarebbe rimasto vittima di uno “sfortunato incidente” il 7 dicembre a Derik, nel nordest della Siria, vicino al confine turco. La sua foto è stata postata sul sito dello Ypg, Yekîneyên Parastina Gel, che in lingua curda vuol dire “Unità di autodifesa”. Naturalmente nella foto Francesco Asperti appare in tenuta militare.

«Hîwa Bosco, uno dei centinaia di rivoluzionari, nato in Italia e iscritto alla lotta contro l’Isis nel Rojava Kurdistan e nel nord della Siria, è stato martirizzato a causa di uno sfortunato incidente mentre era in servizio», si legge sul sito ufficiale dell’Ypg, che dà conto di tutti i militanti morti per la causa curda. Poi, come sempre in questi casi, dopo la notizia spazio alla retorica rivoluzionaria: «Il compagno Hîwa si era unito ai ranghi della libertà con lo stesso sentimento e la stessa motivazione dei combattenti internazionalisti influenzati dal sistema libero e democratico creato dalla rivoluzione Rojava a costi enormi» (Royava indica la regione curda a nord della Siria, autonoma anche se non riconosciuta dal governo di Damasco).

 

 

Come era arrivato Giovanni Francesco Asperti ad abbracciare la causa curda? Lui era di professione geologo, impegnato nel settore petrolifero, per questo non erano una notizia i suoi frequenti viaggi in Medio Oriente, compreso l’ultimo alla fine dell’estate scorsa. Quindi nessuno sospettava sulle vere ragioni di queste sue missioni. Asperti, che aveva 53 anni, a Ponteranica viveva sposato ed era padre di due figli di 13 e 14 anni. «Non lo conoscevo, e ha un profilo diverso rispetto a quello degli altri, soprattutto per l’età», ha spiegato al Corriere della Sera Claudio Locatelli, il 30 enne, anche lui bergamasco, ben noto per il suo passato di combattente contro l’Isis a Raqqa (esperienza che ha raccontato in un libro). Sarebbero diciassette, comprese due donne, gli italiani considerati a tutt’oggi in forze allo Ypg: una scelta pericolosa su più fronti perché anche la legge italiana prevede fino a dieci anni di carcere per chi si auto-addestra e va all’estero a sostenere una causa. E non importa se la causa sia quella “cattiva” dell’Isis o quella “buona” dei curdi.

 

[Claudio Locatelli, l’altro bergamasco che ha combattuto a Raqqa con i curdi dell’Ypg]

 

Come detto, Asperti era figlio di una famiglia ben nota di Ponteranica. Il padre Pietro era nato nel 1924 ad Adrara San Rocco. A lui è dedicata una piazza di Ponteranica, dove è stato per molti anni medico condotto, apprezzato e stimato per la capacità scientifica e la grande disponibilità. Era stato presidente della Giac (Gioventù italiana di azione cattolica), in netta opposizione nei confronti di Gedda e la sua politica di forte intransigentismo anticomunista. Poi era passato al Pci, negli anni in cui segretario a Bergamo era un personaggio dal grande appeal come Eliseo Milani. Con Milani aveva anche sostenuto la nascita de Il Manifesto. Anche la mamma di Enrico appartiene a una famiglia impegnata in politica: era infatti sorella di Giuseppe Chiarante, uno dei leader del Pci più vicini a Enrico Berlinguer. Altri tempi, altre lotte…

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