Stasera c’è “l’uomo sul fiume”
Da Londra a Istanbul in barca a vela

Dopo l’apertura con Franco Perlotto, Il Grande Sentiero, organizzato da Lab80 e Cai, offre nuovi interessanti spunti. Questa sera, martedì 10 novembre, arriva a Bergamo, all’Auditorium di Piazza Libertà, un nuovo ospite di rilievo. È Giacomo De Stefano, che racconterà il suo progetto Man on the River, portato a termine tra aprile e settembre 2011: un viaggio a impatto zero di 5400 km da Londra a Istanbul, attraverso le “strade liquide d’Europa” su una barca a remi e vela, di sei metri, costruita con legno riciclato e materiali naturali, senza motore.

Un viaggio eco-sostenibile. Con il progetto Man on the River, Giacomo afferma di «aver provato a vivere una forma di viaggio rispettoso e sostenibile, che può generare economia e valore (il progetto ha creato un indotto di 14 milioni) favorendo l’ambiente e non danneggiandolo, per dimostrare che non solo si può viaggiare con poco ma che questa forma di turismo è ricca di emozioni e soddisfazioni».

Per vivere su una vecchia barca di legno sulle acque d’Europa (ma Giacomo vive stabilmente su una barca del 1928 nella laguna di Venezia) si è munito di alcuni strumenti fondamentali, evitando però di utilizzare mezzi inquinanti e troppo tecnologici. E quindi sacco a pelo, telone, corde, coltello, materiale per riparazioni, indumenti; per orientarsi poche carte nautiche e internet, per scaldarsi una stufetta costruita da un fabbro. Si è nutrito soprattutto di cibo donato (gift economy); in altri casi si è procacciato cibo in modo naturale, raccogliendo frutta o pescando pesce. Costo complessivo: quasi zero euro.

Tanti paesi attraversati. Nel suo percorso fluviale ha attraversato ben quindici paesi. Italia (lancio della barca), Inghilterra, Francia, Belgio, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Moldavia, Ucraina, Turchia. Partendo dal Tamigi ha attraversato la Manica, ha seguito i canali francesi fino a Strasburgo, dove ha imboccato il Reno fino a Norimberga; da lì ha navigato sul Danubio, che attraversa Vienna, Bratislava e Belgrado, fino a raggiungere il Mar Nero presso Istanbul.

Rimettere i fiumi al centro. Oltre all’importante messaggio di sostenibilità ambientale, il viaggio di Giacomo ha un secondo significato. «Per secoli i fiumi sono stati i principali canali di comunicazione tra le civiltà, nonché primarie fonti di acqua per le comunità umane. Non è un caso che quasi tutte le principali città siano sorte sulle rive di un fiume. Oggi, la maggior parte dei corsi d’acqua sono lasciati a loro stessi, favorendo altre forme di trasporto costose e inquinanti. Ancor più grave è lo scarico di rifiuti e acque reflue nei fiumi, che porta una lenta morte alla vita del fiume». Con Man on the River Giacomo ha quindi espresso con forza la volontà di tornare a tutelare questa grande risorsa dell’umanità che sono i fiumi.

Il documentario. Nel maggio 2015 è uscito il film documentario su questa impresa, diretto e prodotto da Paolo Muran. Le immagini sono state riprese dal protagonista e da vari operatori: Anna Sandrini, Leon Greco, Fine Schaumburg, Bruno Porto e Nicola Pittarello. Durante la serata verranno proiettate parti del documentario e altre clip dei vari viaggi di Giacomo. Ecco il trailer, il film è acquistabile al sito distribuzioni dal basso.

 

 

Altri progetti. Giacomo De Stefano ha portato a compimento altri progetti, raccolti nel quadro complessivo dell’associazione Be Water, finalizzata alla tutela di fiumi e mari. Un altro Po nel 2009, Volta Mallorca nel 2014, ed infine Man on the Snow quest’anno: viaggi eco-sostenibili su fiumi, mari e ghiacci per testimoniare la volontà forte di tutelare maggiormente il nostro pianeta e le sue acque. Aggiunge De Stefano: «Sto inoltre girando un documentario per la BBC sul viaggiare senza contaminare questo meraviglioso pianeta. Pensiamo alle nostre Alpi e a come il turismo bianco le stia mettendo sotto pressione. Gli scandinavi hanno molto da insegnarci: ad esempio per loro lo sci è quello fatto con le proprie gambe, lo sci da discesa non lo vedono di buon occhio. È una costosa e inquinante scorciatoia, sicuramente non etica».

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