Il bergamasco Carnifex ha tagliato
ben quaranta milioni di teste

Si chiama Carnifex, tagliatore di teste. E di teste ne ha tagliate tante, quasi 40 milioni. Edoardo Badolato è un bergamasco (di Martinengo) in cima al mondo dei videogiochi: con la sua squadra è arrivato sesto alla Fortnite World Cup, che contava un totale di partecipanti a sette zeri. Il ventiquattrenne porta a casa insieme ai tre sodali ben 250 mila dollari, su un montepremi totale di 30 milioni. Fortnite, per i profani, è un videogioco sviluppato dalla Ep Games che spopola tra i più giovani e non solo. L’evento della coppa mondiale di questo fine luglio a New York era il più atteso dell’anno per gli appassionati del gioco. Alle selezioni, sfide all’ultimo sangue online, hanno partecipato oltre 40 milioni di players, e alla finale sono arrivati i 24 migliori, che poi si sono sfidati a squadre negli States. La Ep Games ha organizzato il viaggio, i trasferimenti, la permanenza in un hotel a 4 stelle dal 24 al 29 luglio in centro di New York, con tanto di sale per gli allenamenti in vista della grande sfida finale del 29 luglio all’Arthur Ashe Stadium, nel Queens, che con una capienza di 23.771 posti ospita tra l’altro gli Us Open di tennis.

Edoardo è diplomato alla scuola d’arte Fantoni di Bergamo. Figlio di Ettore e Laura, ha un fratello più grande, Marco. «La passione per i videogiochi è nata tardi, da piccolo vedevo mio fratello giocare alla PlayStation, ma il gioco non mi appassionava più di tanto. Con il primo pc invece ho scoperto la parte competitiva dei videogiochi, che mi ha subito affascinato». Ed è la competizione nel Dna che lega la storia di Edoardo e quella di suo papà. Ettore Badolato, classe 1964, oggi preparatore di bici da corsa, ha un passato glorioso in squadre professionistiche di ciclismo come la Chateau d’Ax, ed è stato anche gregario del campione Gianni Bugno. «All’inizio però in famiglia non capivano questa passione per i videogiochi, ma quando hanno visto i primi successi e i primi guadagni delle borse in palio, qualche domanda se la sono fatta». Dopo gli studi (Edoardo si è specializzato in computer grafica), nel 2012 ha iniziato a lavorare in una stamperia. «Già prima della fine degli studi giocavo con Team Fortress 2, un gioco sparatutto in prima persona. Dal 2011 al 2016 ho partecipato a sfide più amatoriali che altro. Poi nel 2016 è uscito Overwatch, un gioco sempre in prima persona ambientato nel 2070; a quel punto sono entrato nel team Samsung». Inizia così a portare a casa i primi…

 

Articolo completo a pagina 8 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 8 agosto. In versione digitale, qui.

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