Brembo, il quartiere dalminese
nato per la tenacia di don Piazzoli

Se nel 2017 Dalmine ha compiuto novant’anni, Brembo festeggia invece i suoi sessanta. Il quartiere che sorge nei pressi del fiume infatti è nato nel 1957 attorno alla sua parrocchia, consacrata nel 1955. Prima è stata costruita la chiesa, poi sono arrivati i fedeli. Si potrebbe dire che Brembo è nato grazie alla tenacia di un parroco, don Giacomo Piazzoli.

Una parrocchia per i contadini. «All’epoca qui c’era solo qualche cascina e tanti terreni incolti destinati al pascolo del bestiame e alla coltivazione», racconta Claudio Pesenti, membro dell’Associazione Storica Dalminese, cresciuto a Brembo e autore del libro Parrocchia di Brembo, una comunità in cammino edito nel 2015 per il sessantesimo anniversario dalla consacrazione. Fu il vescovo Adriano Bernareggi a volere che venisse realizzata una parrocchia a servizio dei contadini e la affidò a don Piazzoli, nato in Città Alta, entrato in seminario quando aveva già 16 anni. Prima lavorava come disegnatore tecnico alla Caproni di Ponte San Pietro. A Brembo fu il suo primo e unico incarico, morì nel 1988 in un incidente stradale». La formazione tecnica del nuovo parroco e il suo spirito pratico furono determinanti per la nascita del nuovo quartiere.

 

 

L’acquisto dei terreni. La parrocchia non aveva molti fedeli, così il prete escogitò un modo per attirare residenti in quella parte poco popolosa del paese di Dalmine. «Don Piazzoli comprò un terreno di 120mila metri quadrati tra le vie Pesenti, via XXV Aprile, viale Brembo e una vietta interna che oggi si chiama via San Francesco. L’appezzamento era di proprietà della Pro Dalmine, azienda che gestiva tutto ciò che non riguardava la produzione per conto dell’acciaieria. Lo stabile dove oggi ha sede il Museo del Presepio era la stalla della Pro Dalmine, dove venivano ricoverati gli animali e gli attrezzi per lavorare i campi. Per poter comprare la terra don Piazzoli chiese i soldi al vescovo, che decise di anticiparglieli». Il parroco chiese allora al geometra Alfredo Tosoni di lottizzare il campo e la documentazione venne poi portata in Comune.

L’opposizione del parroco e la Dc spaccata in due. Qui però il prete dovette scontrarsi con l’allora parroco di Dalmine, che in quel terreno voleva costruirci il cimitero, non le case. La Democrazia Cristiana dalminese a quel punto si spaccò in due: da una parte i sostenitori del progetto case e dall’altra i sostenitori del progetto cimitero. Nel frattempo però la gente cominciava ad acquistare i lotti messi in vendita da don Piazzoli, dato che il prezzo era molto conveniente (500 lire al metro quadro) e qualcuno iniziò addirittura a costruirsi la casa. Con il denaro ricavato dalla vendita, il prete…»

 

Per l’articolo completo, rimandiamo a pagina 26 e 27 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 9 novembre. Per la versione digitale, invece, qui.

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