Bruno Santori, un grande Maestro
e la sua ultima fatica in chiave jazz

Forse avrete sentito nominare Bruno Santori per la sua direzione dell’orchestra durante i celebri concerti di Radio Italia in Piazza Duomo, a Milano. Ma il Maestro è molto più di questo. Nel suo passato, per dirne due, figurano la direzione dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo e dell’Omnia Orchestra. E attualmente è direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica Italiana.Evolution. La sua ultima fatica? Jazz&Remo il Festival, un disco con alcuni dei più famosi brani del Festival di Sanremo riproposti in chiave jazz: Santori, insieme al suo quartetto (composto da Stefano Bertoli alla batteria, Fabio Crespiatico al basso e Giulia Pugliese alla voce), offre un’interpretazione inedita di alcuni pezzi del patrimonio della musica italiana, nel tentativo di accorciare le distanze tra pop e jazz, e avvicinare il pubblico anche al secondo genere.

 

 

Il disco jazz. «Quando tre anni fa ho lasciato la sinfonica di Sanremo, dopo cinque anni bellissimi di direzione artistica e stabile che mi hanno coinvolto tantissimo, e ho voluto prendermi del tempo per questo progetto – racconta Santori -. Dopo una vita nella musica ho dato spazio a questo mio grande amore per il jazz, sono un musicista classico che ha sempre fatto musica pop, ma la passione per il jazz non l’avevo mai espressa pubblicamente. L’anno scorso ricorreva l’anniversario dei quarant’anni dal mio primo Festival di Sanremo e ho pensato di fare un tributo alla kermesse attraverso questo disco. Mi sono lanciato moltissimi brani e, per quattro mesi, li ho rielaborati al pianoforte, armonicamente, ritmicamente e concettualmente, dando loro questa nuova estetica, senza snaturarli, lasciandone riconoscibili le strutture».

 

 

Per quanto riguarda la selezione dei brani, «non c’è un reale criterio per la scelta, tranne che per Nel blu dipinto di blu di Modugno, che non potevo non inserire, e per Le mille bolle blu di Mina, canzone commerciale; il resto invece è nato da quello che mi sembrava più vicino al jazz, rispetto ad altri pezzi che non mi permettevano di fare lo stesso lavoro». Sartori non nasconde il dispiacere per aver lasciato da parte classiconi come Grazie dei Fior di Nilla Pizzi, Linda bella Linda dei Sentacruz, Cinque giorni di Zarrillo e Uomini soli dei Pooh.

Gli intenditori lo sanno, il jazz si ascolta live, ma attualmente non sono in programma date collegate al progetto. Dal prossimo autunno, però, per chi fosse in viaggio all’estero, il Bruno Santori Quartet si esibirà al Kaz Jazz Fest 2017 (Bodrum, Turchia, 7-17 settembre) e al Candle Festival (Birgu, Malta, 14 ottobre).

 

 

Le collaborazioni artistiche e un titolo. Il quartetto, comunque, non è stato lasciato solo: anche qualche artista italiano ha collaborato, rielaborando in chiave inedita alcuni dei propri grandi successi. «Con Michele Zarrillo come ospite abbiamo affrontato il Blue Note di Milano lo scorso dicembre, tenendo due set in sold out; con Fausto Leali ci siamo esibiti in un teatro Donizetti gremito di pubblico che cantava i suoi brani e a marzo siamo stati invitati ai Mediterranean Tourism Gala Awards con Roby Facchinetti che con noi ha voluto eseguire, in una nuova veste, alcuni dei suoi successi storici».

Proprio in questa occasione Santori è stato anche insignito dal Dr. Edward Zammit Lewis, ministro del turismo dell’isola, del titolo di “Tourism Ambassador of Malta” e, a tal proposito, ci tiene a dire che «Bergamo in questo senso di potenzialità ne ha molte e spero le voglia esprimere anche in questa occasione. Bisogna tenere presente che il prossimo anno La Valletta sarà capitale della cultura europea e Bergamo potrebbe, attraverso questa meravigliosa città maltese, allineare le molteplici affinità che trovo abbiano in comune».

 

 

Il legame con Bergamo. A proposito di Bergamo, Santori ha sempre tenuto vivo il legame con la sua città d’origine: «È certo che il rapporto con la propria terra d’origine è fatto sempre di amore e odio e più volte mi è capitato di notare che per me è stato più semplice costruire fuori, ma questo non mi ha mai fermato. A Bergamo ho tenuto importanti corsi, in collaborazione con il conservatorio Donizetti, patrocinati dal Comune e finanziati dai fondi della comunità europea; poi ho avuto la possibilità di svolgere il mio lavoro di direttore d’orchestra e arrangiatore per l’accademia nazionale della Guardia di Finanza, portando in tv, su Radio Italia TV, l’evento benefico».

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