C’è Alberto Paleari al Palamonti
Un alpinista in punta di piedi

Alberto Paleari si racconta, tra alpinismo, scrittura e vino. Nella serata di martedì 24 novembre alle 21 al Palamonti di Bergamo la guida alpina di Gravellona Toce racconterà la sua vita e le sue grandi passioni: l’alpinismo che col tempo è diventato un lavoro, e la viticoltura, che da lavoro è rimasta come interesse. Magari intrecciato allo scenario montano, come accade nel suo ultimo libro, pubblicato a settembre: Le montagne e il profumo del mosto. Paleari è infatti anche scrittore: di guide, di racconti, di romanzi in bilico tra verità (anche autobiografica) e creazione immaginifica. Nella conferenza al Palamonti parlerà di tutto ciò, ma anche di altro, come i rapporti che ci sono tra le esperienze di vita e la scrittura, o ancora la sua concezione dell’alpinismo, che deve essere in punta di piedi, senza turbare il silenzio della montagna. L’evento fa parte della rassegna Il grande sentiero di Lab 80, con la collaborazione del Cai di Bergamo.

Autobiografia o romanzo? Il testo da poco pubblicato è un’autobiografia vera e propria, dopo tanti libri che si rifacevano alla sua vita, nei personaggi e nei luoghi, ma mai in modo dichiarato. Con questo libro Alberto Paleari ha deciso di parlare in modo schietto: «C’è voluto anche un certo coraggio, data la mia vita complicata: a 20 anni sono rimasto orfano per il suicidio di mio padre. È un libro molto vissuto, a volte sono contento di averlo scritto perché mi sono sfogato, ma altre volte vorrei che non fosse stato pubblicato, per la gente che mi conosce e va a scoprire dettagli finora sconosciuti. Mentre per chi non mi conosce appare come una vita piuttosto romanzesca».

 

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Il profumo del mosto. Racconta Paleari che dopo 4 generazioni, è stato lui a vendere l’attività di viticoltura di famiglia. «Per 12 anni dopo il suicidio di mio padre ho portato avanti l’azienda, mi sentivo in dovere di farlo, sembrava un sacrilegio chiuderla. A malavoglia sono andato avanti fino al 1982, poi ho preso la grande decisione e ho venduto. Mi è rimasta la competenza e la passione per il vino, ma poi mi sono dedicato principalmente all’alpinismo».

La biografia è nata inizialmente per parlare dei vini prodotti intorno al Monte Rosa, la zona dove vive e scala Paleari. «Ci sono aree vinicole interessanti: quella del Gattinara, dell’Erbaluce, vini molto importanti dalla Valle d’Aosta, giù fino alla Val Sesia e la Val d’Ossola. L’idea iniziale era di scrivere una guida a questi vini: una giuda partecipata, fatta parlando coi vignaioli e i produttori. Ma alla fine questa parte è risultata essere solo un terzo del libro».

La prima parte riguarda infatti la sua esperienza in campo vinicolo; quella centrale parla invece delle esperienze come guida alpina; quella finale è un po’ una panoramica sulla sua vita attraverso l’alpinismo e i vini della sua terra. In certi capitoli c’è la descrizione di una certa salita alpinistica e della cantina alla base di quel particolare percorso. «Il vino e la montagna dove viene prodotto di solito si assomigliano».

 

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Seguire la passione di una vita. Alberto era appassionato di alpinismo fin da bambino. È diventato guida mentre faceva il vignaiolo, ma non poteva fare i due lavori insieme. Pur essendo guida e andando in montagna non lo faceva ancora come lavoro; «Ho capito che era possibile staccarmi dall’attività vinicola quando sono diventato istruttore di guide alpine, un impiego che mi ha dato sicurezza economica. Nel frattempo ho anche trovato un acquirente per l’azienda e così nel 1982 ho cambiato vita. Per fare la guida bisogna essere tagliati; c’è anche chi ha il patentino ma non pratica (vedi Franco Perlotto, ndr). Si fa questo mestiere solo se dà soddisfazione portare le persone in cima, immedesimarsi nella loro gioia, capire cosa è facile e cosa è difficile, avere empatia e accorgersi di un momento particolarmente bello, per farlo godere appieno ai clienti».

Sopravvissuto tre volte. Nella sue varie ascensioni, Alberto è stato sommerso per tre volte da valanghe di neve. «Penso di essere uno dei pochi al mondo ad essere sopravvissuto a tre incidenti di questo tipo. La prima è stata sull’Adamello quando ero ancora un ragazzo giovanissimo; poi sul Monte Leone (3500 mt) ed infine sul Crans Montana, in Svizzera: in quell’occasione penso di essere andato nell’aldilà per qualche istante e poi sono tornato. Mi hanno salvato all’ultimo i miei clienti, dopo circa 10 minuti sotto la neve; mi hanno trovato grazie a una sorta di GPS specifico per questi casi, del quale avevo spiegato io stesso l’utilizzo prima di partire».

 

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Guide che sembrano romanzi. Paleari è sempre stato appassionato anche di scrittura. Tra guide, racconti e romanzi ha pubblicato 14 libri. «Adesso che ho una certa età potrei anche scrivere di più. La passione per la scrittura c’è sempre stata, ma ho cominciato a pubblicare nel 1985 con una guida escursionistica. La guida è sempre stato un pretesto perché non sono mai semplici descrizioni, c’è anche il racconto delle emozioni di ogni itinerario, oppure la storia del luogo. Ci sono le schede tecniche, ma ogni capitolo presenta un racconto: personale e reale, oppure di invenzione, o ancora storico. Ma sempre vissuto, partecipato, emozionante, non solo tecnico». C’è l’ambizione di scrivere «guide che emozionano come dei romanzi» insomma, ma anche «romanzi precisi come se fossero delle guide, per ritrovare i posti esatti».

Romanzi precisi quanto le guide. Tra i testi romanzeschi di Paleari, uno dei più recenti è Volevo solo amarti: un noir di fantasia ma che si riferisce a situazioni esistenti. «Sono partito dalla lettura sul Club Alpino Francese di una guida che era stata incriminata perché aveva tentato di violentare una cliente. Da lì ho lavorato di fantasia, partorendo una storia che può sembrare poco realistica, ma alla luce della cronaca nera non lo è poi così tanto. Episodi tragici infatti si verificano anche in montagna e con questo libro ha voluto indagarne gli aspetti. Ad esempio esistono dei rancori secolari tra famiglie che si trasmettono di generazione in generazione».

Altro romanzo è Kerguelen: «Si tratta di un arcipelago sotto la Nuova Zelanda, quasi al Polo Sud. Una guida e un cliente si recano sull’Isola della Disperazione, lì situata, per salire sul Monte Ross, scalato solo una volta negli anni ’70. Intorno alla storia della salita ci sono però ombre e fantasmi che si muovono». La casa della contessa è un altro romanzo di invenzione che si svolge all’Alpe Devero, vicino al paese di Paleari. «Un libro di misteri; c’è un personaggio che a metà diventa un altro. Non si capisce chi sogna e chi è il personaggio sognato, è un doppio sogno. Un personaggio è avventuroso, l’altro fa l’impiegato di banca; ognuno sogna la vita dell’altro. Tutto si muove nella casa della contessa, vecchia casa esistente, di cui nessuno conosce l’origine del nome. Io cerco di spiegarlo nel libro».

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