Che fine ha fatto Bernardini

Con la maglia dell’Atalanta ha collezionato 145 presenze e segnato 5 gol. Nei 4 anni e mezzo vissuti a Bergamo ha conquistato due promozioni dopo aver conosciuto il dolore sportivo della retrocessione in Serie B. Tra una scaramanzia e una partita a carte, Antonino Bernardini ha lasciato un segno importante nella storia nerazzurra dei primi anni 2000: tra il 2003 e il gennaio del 2008, le chiavi del gioco orobico erano nelle sue mani. Oggi, il legame tra Bergamo e questo ragazzo del 1974 non si è mai spezzato e dopo una fugace esperienza con l’Albinoleffe nel 2010 (10 presenze) Bernardini è rimasto a vivere all’ombra di Città Alta, ha aperto un autolavaggio e fa la spola tra Bergamo e Londra per una nuova avventura legata agli investimenti finanziari.

 

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Il momento più alto nel giorno più triste. Il regista nato a Roma e cresciuto nelle giovanili del Torino non è mai stato un goleador. A Bergamo ha segnato in media un gol all’anno tra campionato e Coppa Italia: per le sue caratteristiche era molto più facile arrivare all’assist piuttosto che alla rete, e il diretto interessato conferma senza grosse difficoltà. «Ho segnato poco, è vero. Il gol che ricordo con più gioia è stato quello contro il Messina in casa, nel maggio del 2005: vincemmo per 2-1 e riuscii ad insaccare la palla nell’angolino sotto la Curva Pisani. In generale, per caratteristiche, era molto più facile per me aiutare i compagni e da questo punto di vista i numeri sono certamente diversi. Non so dire quanti assist ho distribuito, ma sicuramente parecchi».

Fu anche capitano. Regista basso alla Cigarini, spesso in campo con la fascia di capitano al braccio e protagonista con l’Atalanta di Colantuono, Bernardini ha vissuto il momento più alto della sua esperienza bergamasca in uno dei giorni più incredibili degli ultimi 10 anni: era il 2 maggio del 2005, Cassano salvò la Roma con un gol nella ripresa, e la Dea scese in Serie B. «Eravamo al termine di una cavalcata esaltante con Delio Rossi. Purtroppo perdemmo in casa ma quello che successe alla fine è qualcosa che mi resterà dentro per sempre. Tutto lo stadio ci applaudì, facemmo un giro di campo come se ci fossimo salvati perché la gente volle applaudire la nostra grande cavalcata. È stato incredibile, in Italia non ho mai visto nulla di simile».

Tanti compagni forti, un pubblico decisivo. Bernardini, nella sua esperienza bergamasca, ha giocato con parecchi compagni decisamente forti. Cercare un nome per identificare il migliore è complicato mentre è più semplice se si pensa a chi avrebbe potuto fare grandi cose e invece si è un po’ perso. «Ho giocato con elementi molto bravi, da Doni a Zampagna passando per gente come Vieri e Ventola. Credo di non poterne identificare uno solo perché farei un torto ad altri. Se invece devo dire il nome di un giocatore che poteva fare molto di più mi viene spontaneo parlare di Alex Pinardi. Ha fatto una buona carriera ma, a mio parere, aveva tutte le carte in regola per diventare veramente fortissimo». Nel rendimento dei singoli, un peso specifico determinante a Bergamo lo ha sempre avuto anche il pubblico. «Credo che i tifosi dell’Atalanta incidano parecchio sul rendimento di un giocatore. Li senti addosso, non capita in tutti gli stadi e nelle altre piazze di avere un sostegno di questo livello. Per chi gioca nell’Atalanta sono importanti perché fanno sentire il pieno supporto, per gli avversari può essere decisivo perché un ambiente ostile non si può ignorare. Incute timore».

L’Atalanta di oggi secondo Bernardini. Ma come vede l’ex metronomo romano la nuova Atalanta targata Edy Reja? «Penso che i nerazzurri siano attrezzati per giocarsi la salvezza, gli innesti sono stati importanti e due come Paletta e Toloi possono sicuramente far bene. A mio parere la Dea è una spanna sopra a molte delle concorrenti per restare in Serie A. Frosinone e Carpi le vedo un gradino sotto. Se si pensa invece di puntare più in alto, credo che la squadra di oggi non sia ancora adeguata ma nel calcio può sempre succedere di tutto». Nel gruppo atalantino, ci sono tanti giocatori interessanti.

 

 

I 20 gol di Pinilla e Denis. Nel campionato di Serie A, come ogni anno, i campioni non mancano. C’è qualcuno che Bernardini è curioso di vedere all’opera per capire le sue reali potenzialità? «La Serie A, soprattutto quando giocano le grandi squadre, è sempre molto interessante. Non c’è una compagine in particolare che voglio seguire o aspettare al varco. Mi piace seguire il bel calcio. A Bergamo, secondo me, German Denis è ancora oggi uno di quelli che saranno decisivi per la salvezza: i punti importanti passano dai gol suoi e di Pinilla. Reja si aspetta 20 reti dalla coppia? È normale, sono d’accordo con lui che raggiungendo quel traguardo si possa stare tranquilli».

Che fine ha fatto Antonino Bernardini. Fino a qui il passato. Ma che fine ha fatto Antonino Bernardini? Pensate un po’, vive a Bergamo e ha aperto un autolavaggio ad Albano Sant’Alessandro. «È vero, ho un autolavaggio che si chiama Car-In in via Tonale, ad Albano. Sono spesso presente, è una scelta che avevo fatto con un amico quando ancora giocavo e alla fine l’ho ritirato completamente. Alla fine sono rimasto a vivere qui ed è un’attività piacevole che porto avanti». Prima, pure lui aveva fatto un tentativo di allenare: «Ho conseguito il patentino Uefa B per fare l’allenatore, ci ho provato con la Rivoltana in Eccellenza ma le cose non sono andate bene e dopo pochi mesi ho lasciato perdere. Peccato ma non c’è problema, mi dedico ad altro».

 

 

I viaggi a Londra. Così, dal campo è passato all’autolavaggio con alcune puntatine interessanti in Inghilterra. «Da poco – conclude Antonino Bernardini – mi sto occupando di investimenti insieme ad una società di Londra. Non si tratta di qualcosa legato al mondo del calcio e basta, ma potrebbero esserci sviluppi futuri anche in quel senso. Sono spesso in viaggio, vado a Londra con grande frequenza ed è una cosa che mi appassiona. Vedremo cosa riserverà il futuro».

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