Che fine ha fatto Caniggia

Claudio Paul Caniggia, il “Figlio del Vento”, è uno dei giocatori più amati della storia recente dell’Atalanta. Le sue scorribande, le sue giocate, i suoi gol e la sua vita un po’ “spericolata“ fuori dal campo hanno creato un affetto verso il biondo sudamericano che ancora oggi viene ricordato con grande trasporto da tutti i tifosi che lo hanno conosciuto.

Bergamo, troppo importante. Nonostante una carriera da applausi in cui ha vestito maglie gloriose come quelle di Roma, Benfica, River Plate e Boca Juniors, una finale mondiale persa a Italia ’90 contro la Germania dopo che un suo gol aveva eliminato gli azzurri di Vicini e tante reti un po’ ovunque, Caniggia da Henderson (provincia di Buenos Aires) ritiene l’Atalanta il passaggio più importante della sua carriera.

Il meglio ai piedi di Città Alta. «Il ricordo di Bergamo e della sua gente è sempre vivo. Bellissimo. E lo è pensando a tutto il periodo, da quando sono arrivato fino a quando sono andato via. Mi sono trovato bene con la società, con i compagni e con tutto l’ambiente. I tifosi sono spettacolari, credo di aver vissuto a Bergamo i migliori anni della mia carriera. Torno sempre molto volentieri da quelle parti anche se, dal punto di vista tecnico, non ho fatto una grande scelta quando decisi di tornare a vestire la maglia della Dea in serie B. Era il 1999, il campionato è molto diverso da quello di serie A ed è decisamente più difficile: non sono stato contento di giocare quel tipo di partite, è sempre stato più facile giocare in serie A. Sono tornato con grande gioia a Bergamo e per la gente lo rifarei ma sicuramente non per giocare tra i cadetti».

 

 

Il gol alla Juve. Con la maglia nerazzurra, Caniggia ha giocato dall’89 al ’92 (arrivò dal Verona) mettendo a segno 26 reti in 85 gare. Come detto, nel 1999 tornò alla Dea e in Serie B disputò 17 gare con solo una rete segnata. La domanda sorge spontanea: quali sono i gol che ricorda con maggior trasporto? «Ogni gol è stato bello e importante. Non è retorica: lo penso davvero. Credo che ci siano due partite che posso rivivere subito con grandissima gioia. La prima è questa. Era l’ottobre del 1989, giocavamo sul campo della Juventus e nel campionato precedente segnò Evair e vincemmo 1-0. Quel giorno la Juve ci schiacciò in difesa, forse non giocammo una grande partita ma riuscimmo a restare sullo 0-0 e nella ripresa segnai io la rete della vittoria. Una grande emozione, una vittoria importantissima».

 

 

Dalla Juve al Milan, sempre 0-1. «Un’altra partita che ricordo con grandissima emozione è Milan-Atalanta, stagione 1990/1991. Era la fine di marzo, i rossoneri si giocavano lo scudetto che alla fine fu vinto dalla Sampdoria, e noi strappammo una grande vittoria grazie ad una mia giocata per Evair che di testa insaccò. Il calcio italiano è certamente quello più difficile in cui ho giocato. In altri campionati ci sono più spazi, da voi ho trovato difese sempre molto attente e pochissime possibilità per fare la giocata vincente, il dribbling secco, lo spunto decisivo».

 

 

Fortuna e cambi. In quegli anni, l’Atalanta era una delle realtà provinciali più belle del calcio italiano. «Giocare a Bergamo, per tutti, era molto difficile. In quegli anni l’Atalanta era una bella squadra, veramente. Ricordo una Dea terza in classifica. Purtroppo avevamo poca panchina e con gli infortuni spesso andavamo in difficoltà nel girone di ritorno, ma giocavamo bene ed era durissima per tutti affrontarci. Credo che sarebbe bastato un pizzico di fortuna e qualche alternativa in più per fare il grande salto. Peccato».

 

 

Stromberg-Caniggia-Evair.  Durante la sua esperienza a Bergamo, Caniggia visse un rapporto molto particolare con due compagni che, insieme a lui, entrarono nella storia nerazzurra. In campo, tutti hanno potuto ammirare i tre stranieri atalantini, Stromberg-Caniggia-Evair. Ma fuori, nella vita di tutti i giorni, come erano i rapporti tra uno svedese, un brasiliano pieno di nostalgia e il furetto argentino?

 

 

Il rapporto tra i tre. «Io, Evair e Stromberg eravamo tra ragazzi completamente diversi. Fuori dal campo non eravamo amici per la pelle, non eravamo sempre assieme e non ci trovavamo a cena due o tre volte la settimana. Niente di tutto questo. Eravamo professionisti dentro al terreno di gioco e facevamo il massimo per la squadra. In quegli anni eravamo solo tre stranieri. Ognuno faceva la sua vita ed era un puro caso quando capitavamo alla Taverna Valtellinese o a Le Stagioni di Orio al Serio a cena. Si faceva gruppo, con loro e con gli italiani, ma solo in campo e nello spogliatoio: il gruppo era ottimo, il rapporto buono ma non eravamo amiconi fuori dal campo. Succede, soprattutto quando i caratteri sono diversi».

Un incubo chiamato Ciro. Claudio Caniggia, prima di giocare a calcio, era un ottimo corridore. Nell’atletica leggera si misurava sui 100, sui 200 e sui 400 metri. La velocità era il suo forte ma chi è stato il difensore che lo ha messo più in difficoltà? Tra tanti campioni, l’ex attaccante atalantino ne sceglie uno: Ciro Ferrara. «Ho giocato contro tanti bravissimi difensori in Italia, erano gli anni di Baresi e Maldini, di Vierchowod e Mannini, di Ferri e Bergomi. Gente che ha fatto la storia dei difensori italiani, squadre come Milan, Sampdoria e Inter in quegli anni erano davvero toste da incontrare. Però il giocatore che mi ha sempre messo in grandissima difficoltà era Ciro Ferrara. Non sapevi mai come si muoveva, quando lo faceva e che direzione prendeva. Bravo in marcatura, veloce e sempre molto attento. Ho incrociato tanti campioni, lui è stato il giocatore più difficile. Appena lo puntavi si posizionava in un modo che ti metteva sempre in difficoltà”.

 

 

Caniggia, il Bocia e la Curva. Al telefono con Claudio Caniggia, idolo assoluto della folla nerazzurra, è impossibile non parlare dei tifosi della Curva Nord. «Il mio rapporto con i ragazzi della Curva è pazzesco. Quando ho conosciuto il Bocia era un ragazzino molto giovane, ricordo che una volta venne addirittura a casa mia e giocammo a ping-pong: era molto bravo. In generale, i tifosi dell’Atalanta mi hanno sempre accolto benissimo, e a distanza di anni posso dire che sono i migliori. I fantastici. E lo dico avendo un rapporto spettacolare con la curva del Boca Juniors, squadra anche quella dal grande tifo. Ma l’Atalanta e la sua gente sono qualcosa di speciale. Siamo molto legati, mi cantano sempre il solito coro e quando sono a Bergamo loro si fanno trovare. Con la stessa passione. A distanza di tantissimi anni».

 

 

Che fine ha fatto Claudio Paul Caniggia? Ex attaccante di grande livello, amico di Diego Armando Maradona e campione degli anni ’90, Claudio Caniggia oggi vive lontano dal mondo del calcio e si gode il mare dell’Andalusia. «Oggi vivo a Marbella, in Spagna. Quando giocavo sono venuto da queste parti in vacanza e ho fatto alcuni investimenti immobiliari che nel tempo ho fatto fruttare. Non sono nel calcio come allenatore o dirigente, aiuto alcuni amici che fanno i procuratori di calciatori giovani perché serve sempre conoscere qualcuno con i contatti giusti. Quando mi metto in pista, arrivo a personaggi che normalmente un giovane procuratore non riesce ad avvicinare. Vivo la mia vita con grande serenità, a volte faccio qualche corso dove alleno dei ragazzi».

 

 

Il ritorno in campo. Nel 2012, a 45 anni, Caniggia tornò in campo per dare una mano alla squadra del Wembley FC. «Si è trattato di un reality show in cui la Budweiser, sponsor della FA Cup, coinvolse me, l’americano McBride e quattro inglesi (Seaman, Parlour, Keown e Le Saux) per dare una mano alla formazione londinese. Giocammo due spezzoni di partita e ho anche segnato, nulla di particolare: mi ero ritirato anni prima, quei ragazzi correvano come matti. Però devo dire che è stato divertente».

La figlia Charlotte e L’Isola dei Famosi. L’ultima curiosità prima di abbracciare a distanza tutti («Mi raccomando, salutami tutti i tifosi della Dea») è relativa alla figlia Charlotte: nell’edizione 2015 dell’Isola dei Famosi, reality show che è andato in onda su Canale 5 dalle spiagge dell’Honduras, c’era anche lei. «Io e mia moglie Mariana abbiamo tre figli: Alexander, Axel e Charlotte. In Italia conoscete proprio Charlotte perché ha partecipato all’Isola dei Famosi 2015. In passato ha tentato l’avventura in una trasmissione che si chiama “Bailando”, ha avuto grandissimo successo pur non avendo vinto e si è fatta conoscere un po’ dappertutto: quando è arrivata la chiamata dall’Isola dei Famosi italiana, ha deciso di partire. È nato tutto quasi per caso e ora la conoscono davvero parecchio».

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