Che fine ha fatto Fabio Rustico

«Non ho molto da raccontare, faccio il contadino. Praticamente, è cambiato pochissimo: prima facevo lo zappatore in campo e adesso lo faccio sotto il sole della Sicilia». Oltre 18 anni dopo il suo esordio, era il 15 settembre del 1996, Fabio Rustico è sempre lo stesso. Per scoprire che fine ha fatto, lo abbiamo cercato per un paio di giorni su tre numeri di telefono diversi. Chiamate e messaggi whatsapp, poi finalmente qualche minuto strappato all’attività rurale per raccontare la vita di un difensore che, forse più di ogni altro, è la dimostrazione vivente di come per arrivare in alto non servono necessariamente talento e doti da campione. A volte bastano volontà di ferro e tantissimo spirito di sacrificio.

Un ragazzo diventato calciatore. La storia di Fabio Rustico è quella di un ragazzo di origini siciliane che è nato a Bergamo e fin dalla giovane età ha provato a realizzare il suo sogno. Alcune stagioni passate nel settore giovanile, l’arrivo in prima squadra, un triplice passaggio a vuoto (Leffe, Atalanta e Solbiatese). Il suo nome passa agli onori della cronaca nella stagione 1996/1997. Con Emiliano Mondonico in panchina, l’Atalanta chiuse la stagione con un buon piazzamento a metà classifica. Nell’anno in cui Inzaghi divenne capocannoniere e si consumò la tragedia di Federico Pisani, la serie A conobbe Fabio Rustico abbastanza lentamente: i primi minuti ufficiali, furono il finale di Atalanta-Fiorentina, alla seconda di campionato. Mondonico spedì in campo Rustico al posto di Sottil per marcare Oliveira. Da quelle parti giocava anche un certo Batistuta, la gara terminò 2-2 con doppietta di Inzaghi per la Dea.

 

 

124 gare in A. Il giovane Rustico veniva dipinto dai giornali come un difensore cattivo, ma la realtà era molto più semplice: senza grandi mezzi tecnici, il difensore bergamasco è riuscito a disputare 124 partite tra campionato e Coppa Italia in 9 stagioni, unicamente grazie allo spirito di sacrificio, alla totale abnegazione e ad un controllo del corpo e dell’allenamento da far invidia a tantissimi colleghi.

Ronaldo e Boksic, due incubi. Le cronache dell’epoca raccontano di un Rustico difficilmente intervistato sui temi di campo ma spesso sui giornali per scelte bizzarre e caratteristiche. Dalla barba lunga al Panda rosso, passando per la bandiera della Pace sfoggiata in campo e a una simpatia di sinistra mai troppo nascosta. Però quando metteva la maglia della Dea Fabio Rustico pensava solo al campo e marcava, anche grandi campioni. «Nella seconda annata con Mondonico – spiega – ho affrontato gente come Boksic e Ronaldo. L’attaccante della Lazio era un cavallo nel senso più completo del termine: fisicamente straripante, marcarlo era veramente molto, molto difficile. Ronaldo nel primo anno era incontenibile, aveva una velocità fuori dal comune e faceva tutto davvero con una rapidità totale». Tra l’altro, durante un Inter-Atalanta della stagione 1997/1998, la partita di Rustico durò meno di un tempo proprio per un paio di falli su Ronaldo che gli costarono il cartellino rosso: con la Dea in 10, l’Inter dilagò negli ultimi 10 minuti e chiuse sul 4-0.

 

 

Calciatore prima, assessore poi. Fabio Rustico per parecchie stagioni restò nel gruppo atalantino, seguendo i dettami anche di Prandelli, Mutti e Vavassori. In carriera sono arrivate oltre 100 presenze tra serie A e serie B. Negli ultimi anni della carriera, l’impegno calante in campo si è bilanciato con una passione sempre più importante per la politica, fino all’elezione al Comune di Bergamo con la lista Bruni del 2004. L’incarico come Assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili assorbiva il difensore nerazzurro, la società ben presto gli comunicò che non rientrava più nei piani, eppure lui continuò a restare nel gruppo fino alla fine della stagione: l’ultima apparizione con la maglia dell’Atalanta di Fabio Rustico è datata 29 maggio 2004, la Dea battè 2-0 l’Avellino al Comunale e lui giocò il secondo tempo.

Dopo aver abbandonato il campo, Rustico continuò l’impegno politico, ma ben presto si concentrò su un nuovo lavoro: un agriturismo a Pantelleria. Per uno che amava leggere libri e che dichiarava di non aver la televisione in casa, il salto fu importante e nel 2009: verso la fine del mandato a Bergamo, Rustico si candidò per le elezioni Comunali di Mazara del Vallo.

 

rustico del piero

 

Ma che fine ha fatto, oggi, Fabio Rustico? Come detto all’inizio, abbiamo faticato un po’ per parlare con l’ex difensore atalantino. Appena alzato il telefono, però, il sorriso fragoroso dell’ex numero 2 nerazzurro ha preso il sopravvento e sentirlo raccontare il suo presente è qualcosa di davvero coinvolgente. «Sono contentissimo perché ho la fortuna di vivere in un posto bellissimo come la Sicilia. Ho un’azienda agricola con terreni tra l’isola di Pantelleria, Selinunte e Mazara del Vallo. Mi sono dedicato a sistemare i campi, ho piantato vigne e uliveti per mettere tutto a regime. A Pantelleria coltivo i capperi, a Selinunte ho da poco avviato un allevamento di lumache e stiamo già producendo anche olio. E’ un lavoro iniziato da poco ma che richiede tempo e tanto impegno».

Agricoltura biodinamica. Dunque, l’uomo che ha marcato Ronaldo e poi ha fatto l’assessore adesso vive facendo il contadino, coltivando la terra. Il sole della Sicilia è, per Fabio Rustico, un bellissimo ritorno al passato. «L’agricoltura che metto in pratica si chiama biodinamica, si tratta di un metodo di coltivazione molto naturale e attento alla sostenibilità. L’obiettivo per la produzione vinicola, ad esempio, è quello di riprendere l’antica tradizione caucasica che conservava il vino in anfore di terracotta. Sono felice, il mio è un ritorno alle origini: i miei genitori sono nati a Mazara del Vallo, ho sentito il bisogno di fare un percorso inverso ed eccomi qui a coltivare la terra».

 

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 [Fabio Rustico e l’amico Fabio Casano a Pantelleria]

 

«Vivere qui è un lusso». Fabio Rustico è sempre stato un tipo particolare: stupisce la naturalezza con cui racconta la sua vita rurale. «Vivere qui è un lusso, sono tra campi e vigneti in una terra magnifica e vivo in campagna. Dalle sei del mattino in avanti c’è sempre qualcosa da fare, devo ammettere che la burocrazia è comunque tanta e quindi ci sono anche una serie di attività che devono essere seguite in ufficio: nuovi vigneti, nuove costruzioni, sistemazione delle colture. Insomma, un impegno a 360 gradi che mi regala tante soddisfazioni». 

Pendolare a Bergamo. La vita dell’ex difensore dell’Atalanta, dunque, è legata alla Sicilia e alla coltivazione della terra. Ma a Bergamo, Fabio Rustico, ci torna mai? «Come no – conclude – sono praticamente un pendolare. Ogni 20 giorni torno in città, vedo i miei figli e passo da mio padre in ufficio per la gestione amministrativa dell’attività agricola siciliana». Praticamente, pur vivendo lontano, Rustico da Bergamo non è mai andato via. Ed il mondo del calcio non è più il suo mondo. O, forse, non lo è mai stato.