Che fine ha fatto il Mondo

«L’Atalanta si salva, credo che la quota quest’anno sarà 31-33 punti quindi ne mancano veramente pochi. È chiaro che non si può sempre sperare nelle disgrazie altrui, ultimamente la Dea è rimasta fuori dalle ultime tre posizioni grazie alla marcia lenta di Parma, Cagliari e Cesena. Bisogna fare uno scatto finale, non credo che bisogni vincerne molte per salvarsi ma è necessario farlo presto». Emiliano Mondonico è disponibile e sincero come sempre. Lo abbiamo raggiunto al telefono al termine di una giornata intensa nella sua cascina, per presentare con lui Atalanta-Torino. Aneddoti, ricordi ed emozioni sono sempre vive nel cuore del Baffo di Rivolta D’Adda eanche se il lavoro in panchina per ora non lo vede più protagonista abbiamo scoperto che le sue giornate sono piene. Pienissime.

Atalanta-Torino, la partita del Mondo. «Atalanta e Torino – racconta Emiliano – sono le due squadre che mi hanno dato, a livelli di risultati, le soddisfazioni più grandi. Con i granata ho raggiunto la finale di Coppa Uefa, con la Dea la semifinale di Coppa delle Coppe. È normale che anche a distanza di anni ci sia un rapporto speciale con queste due maglie. Si tratta di due società molto importanti per me». Inevitabile arrivare all’episodio della finale del 1992: «Quella sedia alzata al cielo fu un gesto di rabbia: si giocava Ajax-Torino, e un fallo netto in area su Cravero mi fece arrabbiare un sacco: perdere la finale significa tantissimo. In quel momento, arrivare secondo non contava nulla. La cavalcata in Coppa delle Coppe con l’Atalanta, invece, è stata una cosa incredibile. Emozioni fortissime».

 

 

Protagonista anche in campo. Mondonico è stato protagonista di Atalanta e Torino pure da giocatore. Tra il 1968 e il 1970 con 14 partite e 2 gol ha regalato emozioni all’ombra della Mole, mentre la Città Alta ha potuto ammirare il Baffo solo in due apparizioni. Poi sono arrivate le stagioni da tecnico: splendide quelle a Bergamo sotto la sua guida. Sette stagioni, una finale di Coppa Italia e tante gare europee con la gemma della stagione 1987/1988: l’Atalanta di serie B arrivò ad un passo dalla finale di Coppa delle Coppe. «La nostra era l’unica squadra italiana rimasta in Europa pur giocando in serie B. Qualcosa di incredibile, eravamo arrivati ad un soffio dalla finale contro il parere un po’ di tutti: dicevano che era impensabile rappresentare l’Italia con una formazione della serie cadetta. Ed invece ci riuscimmo. Quella sera del 20 aprile 1988 contro il Malines doveva essere la partita perfetta, non dovevamo sbagliare niente: purtroppo qualcosa sui gol abbiamo fallito. E siamo usciti. Ricordo le emozioni, ricordo la gente, ricordo lo stadio: una pagina di storia atalantina veramente bellissima».

 

 

Colantuono da record, poi l’esonero. Nei mesi scorsi, Emiliano Mondonico è stato spesso paragonato a Stefano Colantuono, che li ha strappato il record di presenze sulla panchina atalantina. Ma per il Mondo non ci sono problemi. E sul cambio di allenatore avvenuto a marzo ha le idee chiare: «Quando decidi di cambiare allenatore, devi forzatamente affidarti ad una figura diametralmente opposta rispetto al mister che decidi di esonerare. Credo che non sia stata una decisione a cuor leggero, con Reja si è voluto trasmettere alla squadra qualcosa di diverso. Mi viene in mente un altro esempio che riguarda questa stagione: Allegri è l’esatto opposto di Conte, la Juve ha cambiato non andando su un clone del vecchio mister e i risultati si stanno vedendo. Colantuono ha battuto i miei record? Benissimo, è rimasto un anno in più rispetto a me ma sono contento di quello che ha ottenuto. Adesso, per il futuro, spero l’Atalanta riesca a rientrare in Europa dalla porta principale».

Tornare all’Atalanta? Ma lui, il mister del sogno europeo, è mai stato davvero ad un passo dalla guida dell’Atalanta in tempi recenti? «Non sono mai stato vicino ad un ritorno, non ci sono stati contatti diretti dopo la mia ultima esperienza. Era il 1998. Speranze per il futuro? A Bergamo si affrontano Atalanta e Torino con in panchina Reja che è due anni più vecchio di me e Ventura che è più giovane di 10 mesi rispetto al sottoscritto: se ci sono loro, in serie A, potrei esserci anche io». 

 

 

Che fine ha fatto Emiliano Mondonico? L’ultima esperienza in panchina di Emiliano Mondonico è stata quella con il Novara in serie A nel 2012. A Bergamo lo si ricorda anche per quanto fece sulla panchina dell’Albinoleffe (2006/2007 e tra il 2009 e il 2011) ma il presente in panchina del Mondo si chiama Equipe Lombardia. La rappresentativa dei giocatori senza contratto nata nel 2006 è stata guidata proprio da Mondonico nella scorsa estate per alcune amichevoli. Ma il passato più recente di Mondonico è stato segnato anche dal tumore all’addome, che lo sorprese nel 2011. Così ricorda quei giorni all’ospedale Bolognini di Seriate: «È stata la partita più complicata soprattutto perché non conoscevo l’avversario. Un rivale difficile, ambiguo, inaspettato. Ho avuto la fortuna di avere una buona squadra che mi ha dato una grande mano per vincere quella gara: magari può capitare di affrontarne altre ma sono sicuro di avere una squadra importante che, in caso di bisogno, potrà darmi una mano».

 

 

Ora gli impegni non mancano. Passata la paura e in attesa di una chiamata dal calcio che conta, le giornate e le settimane di Mondonico sono veramente molto intense. «Sono ambasciatore Unicef per l’Italia, testimonial CSI di tutti gli oratori d’Italia e almeno quattro volte la settimana sono in giro per serate e conferenze che riguardano questi impegni. Sul campo non mi sono ancora stancato di andare, alleno una squadra di primi calci dell’oratorio di Lodi, e una volta la settimana sono alla guida di una squadra del centro alcolisti anonimi di Rivolta. Insomma, gli impegni non mancano». 

 

 

Opinionista alla Rai. A tutto questo bisogna aggiungere le presenze in televisione come opinionista (alla Domenica Sportiva sulla Rai ma non solo) e l’attività della Cascina. Tra animali e orto, con la buona stagione il lavoro non manca. «Adesso arriva il periodo tosto, c’è sempre qualcosa da sistemare e da mandare avanti. Agli animali basta dare da mangiare e ti seguono, l’orto è più difficile da gestire perché servono impegno e il pollice verde. Cerco di applicarmi. E poi sono nonno di una splendida bimba di 2 anni, questo “lavoro” non è assolutamente difficile ma è certamente il più bello».