Che fine ha fatto Nicola Ventola

A Bergamo, Nicola Ventola ha giocato 101 partite tra campionato e Coppa Italia, segnando 35 gol. Ha vissuto l’Atalanta in due momenti diversi: prima è stato uno dei “Vava-Boys”, il gruppo che, guidato dal tecnico di Arcene Giovanni Vavassori, stupì tutta Italia all’inizio degli anni 2000; successivamente, invece, contribuì con gol pesanti alla promozione in Serie A della prima Atalanta di Colantuono. Era il campionato 2005/2006. Una stagione più tardi la Dea conquistò per la prima volta 50 punti nella massima serie e il ragazzo di Grumo Appula si ritagliò uno spazio decisamente importante con il nerazzurro addosso.

Sposato con la splendida modella Kartika Luyet, con Nicola Ventola abbiamo ripercorso gli anni bergamaschi prima di scoprire che fine ha fatto. Lo abbiamo contattato mentre si trovava in Francia. Ci ha confidato che questa sera, nella finale di Champions League, tiferà la Juventus dei suoi amici Pirlo e Buffon e che Bergamo, nonostante gli anni siano passati inesorabili, gli è rimasta nel cuore.

 

Nicola Ventola Ristorante _Al Volo_

 

A Bergamo grande esperienza. «A Bergamo ho vissuto benissimo. Ho sempre segnato con costanza e mi sono tolto tante soddisfazioni. Per una punta, quando arrivano le reti con regolarità, tutto è molto più semplice. Con i compagni e i tifosi ho vissuto alla grande. Sarà per questo che a Bergamo torno sempre volentieri: ho tanti amici. Quella con la maglia dell’Atalanta è stata sicuramente una parentesi molto importante della mia carriera». Con queste parole Ventola ci racconta ciò che è stata, per lui, l’Atalanta. Cresciuto nel settore giovanile del Bari, dopo quattro stagioni in maglia biancorossa l’attaccante ha vissuto due stagioni a Milano con l’Inter e una a Bologna. È stato un giocatore che ha girato molto e nalla sua carriera ha vissuto anche a Siena, Londra (ha militato nel Crystal Palace), Torino e Novara, per un totale di 342 presenze e 90 gol ufficiali.

 

 

I due gol del cuore. Ventola in maglia atalantina ha segnato 35 gol in 3 anni, due campionati di Serie A e uno di B. Le reti che ricorda con più piacere sono due: una segnata alla Juve e una al Milan. «Nella prima stagione, quella con mister Vavassori, segnai un gol alla Juventus quando mancavano soltanto quattro minuti alla fine del match. Vincemmo 2-1 e la soddisfazione fu grandissima. Nella stagione in A con Colantuono, invece, ricordo un Atalanta-Milan finito 2-0 per noi. Realizzai un gran gol di sinistro, da fuori area, con la palla che si infilò proprio all’incrocio dei pali. Il mancino non è proprio il mio piede preferito, per questo quel gol ha un sapore particolare».

 

 

Gol belli e pesanti segnati contro grandi squadre: questo è certamente il modo migliore per rafforzare il rapporto con al tifoseria che, a prescindere dalle prestazioni, è sempre stato molto buono. «Vi svelo un retroscena. Quando arrivai a Bergamo, un gruppo di tifosi mi accolse e poi disse chiaramente: “Guarda, qui a Bergamo abbiamo appena avuto un attaccante che si chiamava Nicola, come te. Ha fatto tanti gol, ma a noi proprio non piaceva”. Parlavano di Nicola Caccia. Con il passare del tempo, il mio modo di giocare e i gol che ho segnato mi hanno permesso di instaurare un grande feeling con i bergamaschi, gente che ti regala veramente il cuore quando vede che dai tutto per la maglia. Sono stato spesso nei club nerazzurri, sono andato alla Festa della Dea e il clima che ho respirato mi ha sempre gratificato».

Gli irripetibili “Vava-Boys”. Nella sua prima stagione con la maglia dell’Atalanta, la 2000/2001, è andato per la prima e unica volta in doppia cifra in Serie A. Un campionato che fu da incorniciare per un gruppo probabilmente irripetibile. «Giocavamo un bel calcio – racconta oggi Ventola -. C’erano tanti bergamaschi e moltissimi giovani. Si era creata un’alchimia davvero unica e speciale. Penso sia difficile riuscire a ripetere una simile esperienza, perché normalmente da un settore giovanile escono uno o due giocatori pronti per la prima squadra, non un blocco così compatto e vario, in grado di affermarsi anche in Serie A. Fu una splendida eccezione. Nel girone d’andata ci trovammo anche in seconda e terza posizione. Il rammarico è per una qualificazione Uefa che per me si poteva anche strappare: giocavamo bene, facevamo gol e divertivamo tutti. Peccato per il calo nel ritorno ma quell’Atalanta resta veramente qualcosa di speciale».

L’Atalanta di oggi. Il ragazzo cresciuto nel Bari ci ha detto anche la sua sulla situazione dell’Atalanta del presente. La salvezza raggiunta è qualcosa di prezioso, un punto da cui ripartire dopo una stagione storta, in particolare per gli attaccanti. La speranza è che sia stata un unicum, difficilmente ripetibile. «Parma a parte – confida Ventola -, le altre squadre sono state toste. Exploit come quelli di Chievo ed Empoli non sono normalmente attesi, quindi per me la salvezza è un buonissimo risultato e viste le difficoltà bisogna prenderla e portarla a casa, poi pensare al futuro. Gente come Denis, Pinilla e anche Bianchi non è normale che facciano così fatica a trovare la rete. Credo che non ci sia bisogno di intervenire, sono giocatori di qualità, hanno sempre fatto bene e non succederà nuovamente ciò che è successo quest’anno. Si sbloccheranno e faranno gol».

Che fine ha fatto Nicola Ventola. Il cannoniere di Grumo Appula ha chiuso con il calcio giocato nel 2011. La sua esperienza di vita sui campi da gioco si è, per ora almeno, fermata. Ma non per questo la vita di Ventola è meno interessante. Anzi. « Al momento ricopro il ruolo di commentatore televisivo per Abu-Dhabi Media. Mi occupo di analizzare il calcio per la televisione araba e vivo a Dubai con la mia famiglia. Viaggio molto, sono stato recentemente a vedere la finale tra Barcellona e Athletic Bilbao in Spagna, mentre tra pochi giorni vedrò Francia-Belgio e Irlanda-Scozia. Mi capita più spesso di seguire le Nazionali, assistendo alle partite live».

 

L’esperienza con la televisione araba è la sua nuova sfida, ma il rettangolo verde, in carriera, ha dato molte soddisfazioni all’attaccante classe 1978, che ha giocato molte partite sia in Nazionale che con le squadre di club. Il presente, invece, gli sta dando la possibilità di viaggiare molto e conoscere nuove culture. Fino a poco tempo fa ha vissuto, insieme alla sua famiglia, anche in America.  


«Al termine della stagione 2010/2011 mi sono fermato a vivere in Italia per un anno. Con mia moglie Kartika e mio figlio Kelian siamo poi partiti alla volta dell’America, dove abbiamo vissuto per due anni, a Los Angeles. Lì ho seguito una attività di mia moglie, un business legato a smalti naturali per le unghie chiamati KureBazar. Ora siamo a Dubai, dove sto vivendo questa nuova avventura nel calcio. Ci piace viaggiare, nostro figlio sta imparando molte lingue e stiamo vivendo grandi esperienze. Per il momento non penso di tornare nel mondo del calcio da protagonista, anche se qualche offerta c’è stata. Preferisco parlare di questo sport piuttosto che lavorare nuovamente in mezzo al terreno di gioco. Più avanti, però, chissà…».

 

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La finale di Champions League. L’ultima battuta, Ventola ce la regala sulla finale di Champions League in scena a Berlino e che vedrà contrapposte la Juventus e il Barcellona. Una sfida che, in 90 (o 120) minuti, potrebbe portare al calcio italiano una grandissima soddisfazione. Lui ci spera, soprattutto per gli amici Pirlo (con cui ha giocato insieme nell’Inter e nelle squadre giovanili della Nazionale) e Buffon (per anni insieme con la maglia azzurra giovanile). Questo nonostante i trascorsi con le maglie di Torino e Inter. «Molti danno per favorito il Barcellona – conclude – ma la Juve è solida e sarà una partita equilibrata. Mi auguro che vinca la Juve perché sono troppo amico di Andrea Pirlo e Gigi Buffon. Siamo, calcisticamente parlando, cresciuti insieme. Pochi minuti prima di questa chiamata stavo massaggiando proprio con Andrea e gli auguro di togliersi questa immensa soddisfazione. Non so se sarà la sua ultima partita con la Juve, ma la speranza è che possa comunque vivere una grandissima serata».

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