Che fine ha fatto Simone Loria

Chievo-Atalanta sarà la penultima gara del campionato 2014/2015. L’impegno al Bentegodi, storicamente, non è mai semplice ed anche se nelle ultime stagioni qualche vittoria è arrivata, ci sono state alcune gare in passato segnate da emozioni difficilmente ripetibili. Elio Corbani, quel famoso 19 novembre 2006, raggiunse uno dei punti più alti della sua storia di radiocronache nerazzurre: il gesto tecnico che valse il 2-2 è stato, per anni, il più bello visto a Bergamo. E non si può non partire da quel gol nel parlare con Simone Loria, che a BergamoPost ricorda con passione gli anni trascorsi all’Atalanta, confessando di avere ancora un debole per i colori nerazzurri: il “pugile”, questo il suo soprannome per quel naso un po’ schiacciato, segue sempre la Dea, conservando un ricordo bellissimo della sua gente.

 

 

Una rovesciata storica. «Certi gol non hai molto tempo per pensarli. Sono frazioni di secondo, quel pallone di Doni al limite dell’area di rigore potevo calciarlo verso la porta del Chievo solo così. Si tratta d’istinto, se l’avessi stoppata non sarei riuscito a fare molto. Ne è venuto fuori un grande gol. Subito dopo la gara, ma anche a distanza di tanti anni, compagni ed amici mi ripetono la stessa domanda: “Ma che gol hai fatto Simone?”. In pochi minuti pareggiamo una gara che era sul 2-0 per il Chievo». La voce arriva calma e pacata come sempre, Simone Loria ricorda perfettamente quel giorno al Bentegodi, che fu quasi la ciliegina più gustosa ad un periodo molto ricco trascorso a Bergamo: «Con l’Atalanta ho vissuto una bellissima esperienza, ho giocato anche in altre squadre segnando dei gol importanti, ma ai piedi di Città Alta il mio rapporto con la piazza era splendido, la gente mi ha voluto e mi vuole ancora bene. Questo è gratificante».

 

 

Difensore goleador. Tra il 2005 e il 2007, Simone Loria ha giocato con al maglia dell’Atalanta 66 partite mettendo a segno ben 12 gol. «A Bergamo ho fatto un biennio ottimo. I numeri, di squadra e personali, sono stati fantastici. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, ho tanti bei ricordi e ogni gol ha un qualcosa di speciale. Ho ancora in mente la festa promozione al termine della stagione 2005/2006: fu davvero coinvolgente».

 

 

Il gusto per il gol. In carriera, lo score del difensore torinese classe 1976 è equiparabile a quello di un centrocampista. Tra Serie A, B e C si contano 423 presenze ufficiali e 43 reti, dall’Olbia al Cuneo Loria ha vestito le maglie di Battipagliese, Nocerina, Lecco, Cagliari, Atalanta, Siena, Roma, Torino e Bologna. «E di gol ne ho segnati un po’ ovunque. A Cagliari forse i risultati sono stati simili a quelli bergamaschi, ma le soddisfazioni più belle me le sono tolte con l’Atalanta».

Stagione difficile senza grosse spiegazioni. E a proposito di fatica, ecco il giudizio di Loria sulla stagione che si sta concludendo e che ha regalato, comunque, la salvezza. «Questo gruppo nelle ultime stagioni ha dato molto. Purtroppo certe annate nascono male e finiscono addirittura molto peggio di come invece è finita quella che ha vissuto l’Atalanta. Meno male, per la società e per i giocatori: l’anno prossimo si giocherà ancora in Serie A. Non ci sono spiegazioni logiche, è difficilissimo capire fino in fondo cosa accade ma è importante lavorare sempre per evitare che si ripetano certe difficoltà».

L’addio di Colantuono. Stagione chiusa con la salvezza in cui però è stato esonerato Stefano Colantuono. «E questo mi dispiace molto, perché conosco molto bene il mister sia per il lavoro svolto che per la persona che è. Purtroppo quando le cose vanno male paga sempre chi siede in panchina, lo sanno tutti e gli allenatori per primi. La cosa che conta di più, ripeto, è che l’obiettivo è stato raggiunto. La piazza merita molto, idem la società che investe e che tiene molto alla maglia».

 

 

Che fine ha fatto Simone Loria? Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto il 6 luglio del 2013, Simone Loria è tornato a casa per fare sport con i più piccoli: «Il mio presente si chiama Scuola calcio Mercadante. Si tratta di un progetto che prevede un impianto sportivo a Barriera di Milano, il quartiere di Torino dove sono nato. Dentro questo impianto ho aperto una scuola calcio che coinvolge circa 230 ragazzi. Dallo scorso settembre anche io alleno un gruppo di bambini. È qualcosa che mi riempie di orgoglio e che mi regala grandi emozioni. Sono felice perché voglio dare la possibilità ai bambini fino alla categoria Allievi (per oggi ci sono al massimo gli Esordienti) di giocare e divertirsi».

Crescere sognando in grande. La sua idea è quella di dare un luogo sicuro dove i più piccoli possano divertirsi senza problemi. E imparare a giocare a calcio, sognando magari una carriera da professionista come la sua. Simone Loria ha rilevato la struttura di Via Mercadante: dove prima c’era qualcosa di fatiscente e antiquato sono stati effettuati diversi lavori, e oggi l’impianto è stato trasformato in un centro con due campi ad undici, campi da calcetto e da calciotto, 16 spogliatoi, una reception, infermeria, bar.

 

 

I papà e il cane Brando. Lavorare con i bambini è qualcosa di bellissimo, sono la parte bella del calcio. Purtroppo, spesso, il problema più grande sono i genitori, scherza Loria: «È verissimo, la rovina di certi bambini sono i genitori. Si creano troppe aspettative, i piccoli di 8-9 anni vogliono divertirsi e basta. Solo a 15-16 anni i ragazzi possono capire davvero cosa fare nel futuro, se le famiglie non sanno aspettare o non lasciano divertire può diventare un grande problema». E quando non è in campo coi bambini, Loria ama trascorrere il suo tempo come faceva spesso anche qui a Bergamo: passeggiare con il suo cane, Brando: «È un golden retriever, lo stesso che avevo quando ero all’Atalanta. Con cui mi piaceva andare in centro. Oltre al calcio, i cani sono la mia passione e Brando è un amico inseparabile».